martedì 18 luglio 2017

Porto Antico Prog Fest 2017: il resoconto

Nik Turner e Arabs in Aspic

Si è conclusa la seconda edizione del Porto Antico Prog Fest, andata in scena nei giorni 14 e 15 luglio, organizzata ancora una volta da Black Widow Records, in collaborazione con Porto Antico e Ernyaldisco.
Gli impegni dalle parti di Piazza delle Feste, il palco centrale, mi hanno tenuto lontano dal Palco Millo, dove hanno suonato Jus Primae Noctis e Flower Flesh, ma prossimamente, su MAT 2020, comparirà un resoconto completo dell’intera manifestazione, seguita da un collaboratore della rivista.

Scaletta corposa, con presenze straniere di tutto rilievo e band italiane importanti del circuito prog.

Aprono i Melting Clock - che non conoscevo -, una giovane formazione genovese che propone un prog melodico favorito dalla vocalità di Emanuela Vedana, e nei trenta minuti disponibili dimostrano un buon approccio verso un genere che ricevono, probabilmente, in eredità dai genitori - santi! - e, dopo la proposizione del loro Ep, concludono nel nome dei Genesis, tanto per sottolineare passioni e intenti. 
Li attendiamo ad ulteriore prova.

Arriva il momento dei Mad Fellaz, band di Bassano del Grappa che ha al suo attivo un paio di album, e che si presenta con una line up rivisitata.
In pieno cambiamento - partono come gruppo strumentale ed evolvono nel tempo -, hanno dato nell’occasione dimostrazione di grande virtuosismo, e l’inserimento di un cantante tendente al rock -  frontman di grande personalità - bilancia brillantemente il tecnicismo di Paolo Busatto & C.
Mi sono piaciuti.

Momento particolare quello che ha visto on stage Il Cerchio D’Oro, musicisti savonese arrivati al terzo album, uscito un paio di giorni prima, ed è stato quindi emozionante assistere al battesimo live, tra l’altro con due dei tre ospiti presenti nel disco, Pino Ballarini (ex Il Rovescio della medaglia) e Paolo Siani (Nuova Idea).
De “Il fuoco sotto la cenere” - è questo il titolo del nuovo lavoro - scriverò in altra occasione, ma lo stralcio live ne ha lasciato intendere il livello qualitativo.

A seguire i Delirium IPG che si sono… misurati col passato, presentando “Delirium III-Viaggi negli arcipelaghi del tempo”, appositamente richiesto dal popolo prog giapponese, paese che li ospiterà nel mese di agosto.
Album che non ricordavo, ed è stata una bella sorpresa sentirlo dal vivo.
Grandi come sempre.

A concludere la serata i Gens de la lune che vedono tra le loro fila il mitico  Francis Decamps, ex ANGE.
Una novità per la maggior parte dei presenti, ma valeva la pena assistere… per l’energia messa in campo, per l’originalità e per la capacità di donare dinamicità a buona parte del pubblico.


Inizio della seconda giornata con i genovesi Panther & C., reduci dal grande successo al Prog’Sud, e forti della recente pubblicazione del loro secondo disco.
Anche in questo caso bissano il gradimento del pubblico e regalano una performance convincente… davvero bravi e in fase di continua evoluzione.

I Mr. Punch, con il loro tributo ai Marillon, toccano le corde del sentimento e fanno riemergere passioni mai sopite. Musicisti dai tanti progetti paralleli, confluiscono in questo contenitore che stimola la memoria e fasti passati… e con loro sul palco il tempo pare si sia arrestato.

I The Mughsots arrivano da Brescia e portano in scena la loro teatralità, i loro colori, la forza di una gioventù dalle idee chiare e dal disco facile. Martin Grice interviene come guest e impreziosisce un’esibizione coinvolgente. Da seguire, anche in fase live.

Conoscevo gli Arabs in Aspic per effetto del loro ultimo album, ma la prova dal vivo fornisce altre indicazioni. Sono precisi, tecnici, sufficientemente calorosi - nonostante arrivino dalla Norvegia! - e in buon equilibrio tra la ricercatezza del prog e un sano rock.
Diventano anche la base per l’ospite finale col quale eseguono un intero set.
Il signore in questione è un certo Nik Turner, cofondatore degli Hawkwind, cantante e sassofonista che, nonostante i suoi settantacinque anni, dimostra di avere ancora una discreta forza espressiva, con un controllo totale della vocalità, in questo momento un po’ limitata.
Il pubblico da subito si scalda, balla, si assiepa davanti al palco, e rende il giusto tributo a chi ha fatto la storia della musica.


Che altro dire, un grazie alla Black Widow, due giorni di musica ad alto livello per una manifestazione che, si spera, possa proseguire nei prossimi anni.