venerdì 30 giugno 2017

Si parla di musica al Giardino Serenella di Savona: la serata del 29 giugno


Si è concluso ieri, 29 giugno, il ciclo di momenti “test” al Giardino Serenella di Savona, prove di incontro a base di musica, serate in famiglia che riportano ad antichi riti che andrebbero rispolverati.

L’inizio dell’estate suggerisce la giusta sosta, ma visto il gradimento percepito esistono buone motivazioni per riprendere nel mese di settembre.

Se nella prima serata il menù era a base di “Protoprog”, il secondo meeting ci ha portato ad esplorare un anno fondamentale, anche, per la musica: il 1969.
Vista la mole di argomenti era impossibile esaurire il topic in una volta sola e quindi si è seguita la logica della suddivisione, privilegiando inizialmente tre sezioni: “Dal Rhythm 'n' Blues all'Organ Driven Prog”, “Heavy Prog” e “Psychedelia e Underground”.

L’ultimo episodio ha visto concludere il periodo analizzato con la perlustrazione del “Canterbury Sound” e del “Prog”.

Video e parole incentrate su Arzachel, Caravan, Kevin Ayers, Soft Machine, Daevid Allen e Steve Hillage… per poi proseguire con i Genesis, King Crimson, Jethro Tull, The Nice, Van der Graaf Generator, Frank Zappa e YES.

Piccolo intermezzo “italiano” di prog seminale, con Il Sistema, Jacula e Fabio Celi e gli infermieri.

Aneddoti, ricordi, classifiche e disquisizioni tecniche, si sono succeduti senza alcuna pretesa didattica, e la formula della semplicità  "documentata" pare essere di comune interesse.

Oltre alla presenza dello zoccolo duro si segnala un continuo turn over con la presenza di persone nuove, in quest’ultima occasione provenienti, anche, da una discreta distanza, segno che il passaparola e la rete possono essere leve utili, anche, in situazioni piene di incognite.

Ogni partecipante può proporre argomenti ed eventualmente condurli, così come è accaduto con il ricordo del “1969”, e a conclusione di serata  di ieri sono già stati individuati i protagonisti del follow up che proporranno a settembre la “Black Music”, contenitore entro il quale si possono intravedere molteplici generi.

E queste sono soddisfazioni!

Chiudo in bellezza, con un video che non conoscevo e che ha colpito tutti i partecipanti…



domenica 25 giugno 2017

Panther & C.-“il Giusto Equilibrio”


Panther & C.-“il Giusto Equilibrio”
Black Widow

I genovesi Panther & C. ritornano all’impegno discografico dopo il fortunato esordio di due anni fa, “L’epoca di un altro”.
Spinti dalla presa di coscienza che la loro musica piace e trova il gradimento del popolo del prog, realizzano un nuovo album, “il Giusto Equilibrio”, ancora una volta in collaborazione con la Black Widow, oltre 46 minuti di musica suddivisa su cinque tracce.
Vista dall’esterno quella dei Panther & C. sembra una favola prolungata, un sogno forse coltivato da una vita che si materializza all’improvviso nel momento in cui le passioni assumono concretezza e il prodotto di sintesi si può finalmente toccare, ascoltare, rimirare e, soprattutto, condividere.
La chiacchierata a seguire racconta, come sempre, dettagli importanti, ma sono stato testimone di due live, in tempi diversi, e ho carpito questo stato di grazia in evoluzione, con una sorta di passaggio dal cauto approccio sino alla consapevolezza della valenza di ciò che si propone.
C’è tecnica e cuore dietro alla loro musica, ma c’è largo spazio per i messaggi, perché la maturità determina le priorità - in tutti i campi -, e magari è più facile oggi arrivare a pensare che oltre ai tempi composti e a magnifiche trame tastieristiche si debba trovare lo spazio per far volare in alto il proprio pensiero, nella speranza che venga afferrato da più anime possibili.
Ed è proprio una vista dall’alto quella che troviamo  ne “il Giusto Equilibrio”, un punto di osservazione che testimonia un “un passaggio epocale”, che va giudicato in modo oggettivo, meglio se da posizione privilegiata:

Da quassù il mare è niente anche se rispecchia la vita… ti sei già scordato che la natura non è un quadro appeso là ma respira!... Osservo l’uomo che osa copiare ciò che è naturale… ali d’acciaio, un forte boato… una nube di fumo, tutto è crollato… e non riesco a capire come può un volo portare la morte, creare dolore… vi guardo dall’alto e mi chiedo se questa è la vita…”.

E l’invito alla riflessione, alla ricerca continua di un bilanciamento delle nostre azioni nella ricerca continua della serenità, diventa l’amara considerazione che tutto ciò va fatto con rapidità, per non perdere neanche un minuto, visto il poco tempo che ci è concesso per lasciare traccia del nostro passaggio in questo mondo.

Tutto ciò è avvolto dalla musica, brani dilatati - sulla scia degli stilemi del prog - basati su un forte impegno di squadra, team arricchito dalla presenza del nuovo batterista, Folco Fedele, che con il bassista Giorgio Boleto forma una potente sezione ritmica che sostiene i fraseggi di Riccardo Mazzarini - chitarra - e i passaggi ad ampio respiro del tastierista Alessandro La Corte, mentre tocca al frontman Mauro Serpe il compito di… metterci la voce e cesellare con il suo flauto traverso.

Si apre con “… e continua ad essere…” - che propongo a seguire -, un brano che appare come perfetta intro del viaggio concettuale che i Panther propongono, con dinamicità variabili e un senso di apertura genesisiano che spalanca le porte per la musica che sta per arrivare… il bridge che conduce verso l’altra sponda del fiume…
La title track è una traccia di oltre tredici minuti che ho avuto l’opportunità di ascoltare in anteprima il 1 ottobre scorso (https://www.youtube.com/watch?v=NPxxxHSTM_g) al Govi di Genova, quando i Panther & C. parteciparono ad un evento storico assieme agli Analogy.
Anche in questo caso la varietà di situazioni tipica della libertà “progressiva” colpisce, e si ha spesso la percezione che la “materia fusa” contenga i semi del prog, con momenti di virtuosismo che restano sempre entro i confini del copione pianificato, e la sensazione che nasca, nel corso dell’ascolto, un rapporto osmotico, solitamente tipico dei live, dove si entra in piena relazione e coinvolgimento.
Oric” è  il versante quieto del pianeta Panther, attimo in cui la poesia si sposa al pacifico incedere strumentale e calmiera un percorso sonoro variegato, un altro punto di equilibrio!
Fuga dal lago” è un’altra long song che porta a galla il DNA della band, o almeno parte di essa, con pillole di Gabriel e soci, miti che non si possono e non si vogliono dimenticare: un gioiellino.
La chiusura del disco è affidata a “L’occhio del gabbiano”, il brano più lungo, a tratti aulico, melodie e puro rock al servizio del progetto. Anche in questo caso siamo al cospetto di un brano che potrebbe essere rappresentativo dell’intera filosofia musicale dei Panther.

La sensazione che ho avuto sin dal primo ascolto è che nello spazio di breve tempo sia avvenuta una grande maturazione musicale, accelerata dall’unione delle esperienze di vita e corroborata dai riconoscimenti di critica e followers.

Davvero un disco notevole, e per chi si trovasse nei paraggi, Genova, il 15 luglio è un buon giorno per ascoltare che cosa sanno fare i Panther  & C.

https://www.facebook.com/panthereci/



L’INTERVISTA

E arriviamo al secondo atto discografico dei Panther & C.; a distanza di due anni è uscito “il Giusto Equilibrio”: che cosa rappresenta nella vostra evoluzione? Si può considerare un link con il precedente “L’epoca di un altro”?

Sicuramente è la continuazione, con una concreta presa di coscienza del numero inaspettato di persone che ha apprezzato la nostra musica e nei confronti delle quali è nostro dovere e piacere rimanere con i piedi per terra per continuare ad offrire un prodotto genuino e spontaneo.

Raccontatemi l’idea base contenuta nel disco, i messaggi e le novità musicali…

E’ il caso di dire che proprio in considerazione di quanto prima esposto è necessario che tutto sia sempre in perfetto equilibrio con la realtà. L’entusiasmo, la passione, il lavoro, l’amore, ecc. devono essere in giusta dose senza eccessive e inutili esuberanze e senza troppe privazioni. Ciò può determinare e contribuire ad ottenere quello stato di serenità che serve all’uomo per affrontare la sua escursione nella vita.

Rispetto al primo lavoro c’è stata un’evoluzione della line up…

Sì. Finite le registrazioni di “L’Epoca di un altro” il batterista Roberto Sanna lascia il gruppo e subentra Stefano Alpa. Validissimo musicista con il quale componiamo una buona parte di ciò che è presente nel CD “Il Giusto Equilibrio”; purtroppo per impegni lavorativi è costretto a lasciare. Intanto si presenta la grande occasione di aprire la serata come opening act dei mitici ANALOGY in data 1 Ottobre 2016. Quindi… AAAAAA, cercasi batterista! Un amico ci diede il numero telefonico di un batterista professionista il cui nome echeggiava già negli ambienti jazz e rock del basso Piemonte e Liguria. Fu molto attratto dai nostri brani e direi che decise lui di entrare a far parte della band e noi onoratissimi di avere alla batteria il maestro Folco Fedele!

Anche in questa occasione la copertina è molto evocativa e di forte impatto: me ne parlate?

L’autore è ancora una volta Gianluigi Zautredi Boleto (fratello del nostro Giorgio) e direi che ha messo in evidenza la necessità di un giusto equilibrio tra due dimensioni: dalla segregazione ad una finestra di libertà, squarciando la corazza che spesso le avversità della vita ci costruiscono addosso.
All’interno del libretto troviamo dei bozzetti fatti da mio fratello Enzo a cui abbiamo chiesto di descrivere il concetto di ciascun brano con una grafica estremamente semplice.

Ad ottobre ho avuto occasione di sentire dal vivo l’anticipazione del disco, quando suonaste al Govi, concerto a cui avete fatto accenno: siete soddisfatti della resa live ?

Il palco è sempre un banco di prova fondamentale in cui realizzi se realmente la tua musica trasmette le sensazioni che intendi descrivere. La partecipazione del pubblico è importante e determina la marcia in più della band. Vivere ciò che, ad esempio, abbiamo vissuto in Francia è assolutamente entusiasmante.

A proposito, come è andata al Prog’Sud?

Benissimo! Non ci aspettavamo un’accoglienza così calorosa, una partecipazione di pubblico emozionante. Scorgere il labiale di persone che non si conoscono, per lo più straniere, che cantano insieme a noi. Scoprirne altre con gli occhi colmi di lacrime per l’emozione. E un grande Bruno Cassan che, anch’egli super emozionato, ti soffocava con lunghi e stretti abbracci… Essere poi avvicinati a fine concerto da tanta gente per una stretta di mano e per dirti in un francese italianizzato: “grazie per la vostra musica!”, sono momenti indescrivibili che ti invogliano a… fare il terzo CD!

Prosegue la collaborazione con la Black Widow: legame ormai indissolubile?

Sicuramente la promozione che Black Widow Records ci offrì per il primo CD diede risultati immediati, con recensioni ultra positive e adrenaliniche; in poco tempo la maggior parte delle riviste di settore nel mondo hanno parlato di noi; dimostrazione questa della grande e affermata professionalità di BWR. La collaborazione continua anche per questo nostro nuovo CD, progredendo in maniera ancor più rafforzata ed incisiva. Grazie a loro apriremo la seconda serata del Porto Antico Progfest, il 15 Luglio, alle ore 18:30

Dopo due album e tante soddisfazioni, quanto è aumentata la vostra autostima, la consapevolezza della vostra qualità e del favore del pubblico del prog?

Sicuramente prendere coscienza che la nostra musica piace a molti è estremamente appagante e aiuta ad avere una maggiore sicurezza durante i live, ma sempre con i piedi per terra. Come dice Bruno Cassan: “Il privilegio dell’età…” ci consente di essere severi spettatori di noi stessi e quindi dotati di autocritica a 360 gradi cercando così di mantenere tutto in “giusto equilibrio”!

Come e in che occasioni pubblicizzerete l’album?

Come detto prima BWR cura direttamente la promozione, la distribuzione e la vendita; noi sicuramente con i nostri concerti anche se purtroppo ci sono troppe poche occasioni per poter fare dei “live”, un po’ per la mancanza di locali e molto per la diffidenza dei gestori di quei pochi spazi che possono ospitare eventi rock, in quanto si teme una scarsa affluenza di pubblico, e in parte hanno ragione! Sentiamo spesso persone che lamentano che nella propria città non avviene mai niente, non ci sono concerti e sono tutti grandi conoscitori di rock di ogni tipo.; poi quando si crea un evento dedicato… quattro gatti e si fa fatica a coprire i costi!

E se vi chiedessi di guardare avanti, verso novi traguardi musicali, che cosa intravedete?

Guardando troppo lontano si rischia di inciampare… quindi si semina e si raccoglie, e come nelle stagioni della natura puoi avere un bel raccolto o meno.
Intanto studiamo, guardiamo, godiamo e ringraziamo giorno dopo giorno.


TRACK LIST:

01 - … e continua ad essere… (4.27)
02 - Giusto equilibrio (13.32)
03 – Oric (4.33)
04 – Fuga dal Lago (11.29)
05 – L’occhio del gabbiano (13.41)

LINEUP:

Riccardo Mazzarini - guitar
Mauro Serpe - flute, vocals
Alessandro La Corte - Keyboards
Giorgio Boleto - bass
Folco Fedele - drums


mercoledì 21 giugno 2017

Cittadinanza ad Honorem post mortem a Greg Lake: il resoconto

Gao Xingjian, Amnerys Bonvicini, Franco Rocca, Regina Lake, Paola Tagliaferro e Bernardo Lanzetti

A distanza di cinque anni si ritorna a parlare di Greg Lake in quel di Zoagli, Genova, e precisamente nel fantastico Castello Canevaro, che vide il musicista protagonista di una performance che doveva quasi essere in “famiglia”, ma che si tramutò in pura magia per i tanti presenti intervenuti.
In quella stessa stanza il 19 giugno girano incessantemente, su un grande schermo, le immagini di quella giornata - 30 novembre 2012 -, un documentario realizzato da Francesco Paolo Paladino e Maria Assunta Karini, autorizzato dal management di Greg Lake.
Spiego i motivi di questo incontro. 
Il Comune di Zoagli, in collaborazione con l’Accademia Internazionale delle Arti ”La Compagnia dell’ES” e con il Festival Internazionale di Poesia di Genova, ha fornito il patrocinio alla cerimonia di consegna della Cittadinanza ad Honorem post mortem a Greg Lake, realizzando una targa in marmo posata vicino al Castello Canevaro, il tutto con la presenza di Regina Lake, moglie dell'ex bassista di King Crimson e ELP.

Greg Lake amava questi posti!


Dietro alla grande organizzazione necessaria c’è un nome, un volto, una musicista e amica personale di Greg: Paola Tagliaferro.
Non basta una persona sola per mettere a punto un avvenimento così articolato, ma la gestione della cura dei dettagli vede sempre la regia della tenace Paola.
E per non farsi mancare niente, tra autorità, televisioni e illustri personaggi locali, ecco la ciliegina sulla torta, il poeta Gao Xingjian, Premio Nobel per la letteratura nel 2010, ospite del 23° Festival Internazionale di Poesia di Genova, introdotto dal poeta Claudio Pozzani.
Che dire, mi è sembrato tutto perfetto, misurato e di gran classe, a partire dalla location affascinante, carica del profumo della storia e affacciata sul mare, in una splendida giornata di sole.


Regina Lake appare un po’ spaesata, forse impreparata a tante attenzioni, lei, così riservata e abituata al ruolo di moglie di una rock star, un po’ defilata. Ma tutto si rivolge verso la sua persona, le interviste, le fotografie, le domande, le celebrazioni.
Il primo cittadino, Franco Rocca, assolve con semplicità al suo ruolo istituzionale, dimostrando vera voglia partecipativa, e introduce e accompagna i momenti  topici, fatti di saluti, poesie e dialogo con il folto pubblico, ancora una volta, come cinque anni fa, superiore alle attese.
E’ un’atmosfera magica, c’è una serenità diffusa che si sente nell’aria, una situazione ambientale che non si fa condizionare dalla scaletta degli interventi… non c’è apprensione né pressione.
La poesia di Gao Xingjian si interseca con quella di Claudio Pozzani e della scrittrice Barbara Grassino, unita alla prima musica proposta, quella che riporta alle creazioni di Lake e dei suoi compagni di viaggio.
Per rendere giustizia all’ambientazione a cui accennavo, ecco alcune immagini video in sequenza temporale.


Dopo il ricco aperitivo si ritorna alla musica, con un protagonista assoluto, Bernardo Lanzetti.
Paola Tagliaferro apre il vero concerto, con brani suoi - uno dei quali, fantastico, scritto proprio da Lanzetti -, accompagnata da musicisti come Pier Gonella, Giuliano Plmieri, Angelo Contini e Luigi Jannarone, e l’amalgama di note si trasforma in positività, e a quel punto non ha più nessuna importanza parlare di generi ed etichette.
Voci di rilevanza internazionale, musicisti di grande qualità.
E arriva il momento tanto atteso, Poesia e Canzoni”, Tributo a Bob Dylan da parte di Lanzetti, lui, la voce e la chitarra, per un repertorio conosciuto ma rinnovato dalla verve dell’ex PFM, il solito uomo da palco, il vocalist per eccellenza, la cui voce migliora col passare del tempo.
Un successone, come sempre!
Anche in questo caso propongo la testimonianza video, un medley rappresentativo dell’intera giornata.


E mentre le serata volge al termine e il pubblico si coagula ai piedi del palco, la “stanza di Lake” non smette di proporre immagini del recente passato: manca il volume . che avrebbe interferito col vicino concerto -, ma Greg continua a “girare”, perché ormai è ospite fisso del Castello Canevaro, e la sua presenza non potrà mai più esser messa in discussione.
E quindi un grazie supplementare ai realizzatori del film,Francesco Paolo Paladini e Maria Assunta Karini.
Capacità organizzative, amore per la musica e per il proprio lavoro, meticolosità, sono alcune delle peculiarità di Paola Tagliaferro, una persona giusta.
Felice di aver vissuto due momenti così significativi: 30 novembre 2012 e 19 giugno 2017.


Massimo Gasperini, Paola Tgliaferro e Athos Enrile

sabato 17 giugno 2017

Serata al Giardino Serenella 2° atto: va in scena il 1969


Nuovo incontro a carattere musicale al Giardino Serenella di Savona il 15 giugno.
L’argomento scelto è il “1969”, anno nodale per gli avvenimenti che lo contraddistinguono.

Grandi le scoperte scientifiche, dimostrazione della tecnologia in evoluzione, con la discesa del primo uomo sul suolo lunare, il primo volo del Concorde e l’invenzione di Arpanet, l’anticipazione di internet realizzata in America per far fronte a un eventuale conflitto tra le superpotenze in piena “Guerra Fredda”.

Significativi i personaggi politici che caratterizzano il periodo, da Gheddafi a Pompidou sino a Ho Chi Minh. Tutto questo mentre in Italia la strage di Piazza Fontana dà il via alla strategia della tensione che caratterizzerà gli anni a venire.

E la musica?
Sono molti gli album fondamentali e le band nate in questo periodo, ma per restare sui grandi eventi si ricorda l’ultimo concerto live dei Beatles (sul tetto della Apple), il concerto di Hyde Park dedicato a Brian Jones - scomparso due giorni prima -, il Festival di Woodstock, apice del movimento “Pace, Amore e Musica”, che va in scena mentre dall’altra parte degli Stati Uniti si compie una delle stragi più crudeli di sempre, quella perpetrata da Charles Manson e la sua Family ai danni di Sharon Tate e dei sui ospiti.

E’ il 6 di dicembre quando ha inizio il Festival di Altamon, vicino a San Francisco, evento gratuito organizzato dai Rolling Stones per farsi perdonare l’alto prezzo del biglietto del recente tour americano. Le imperfezioni organizzative - una su tutte l’affidare il servizio d’ordine agli Hells Angels - porterà alla morte di quattro persone, anche se nelle immagini resta immortalato il solo incidente che vede protagonista il diciottenne Meredith Hunter: nello spazio di quattro mesi il movimento ideologico e musicale vede il passaggio dal momento più significativo alla fine di un sogno, quello legato all'illusione che il mondo potesse essere cambiato attraverso le canzoni e l'aggregazione pacifica.


In questo contesto sono molti gli album importanti nati nel 1969, talmente vasta la scelta che nelle due ore passate insieme al Giardino Serenella ci si è dovuti dare un limite, con l’intento di riprendere l’argomento tra un paio di settimane.
Ancora una volta larga partecipazione del pubblico (nei limiti del consentito dall’argomento di nicchia), nonostante il caldo a tratti insopportabile.
Si è parlato di... Brian Auger, Colosseum, Family, Traffic, High Tide, Man, Deep Purple, Led Zeppelin, Amon Duul, Arthur Brown, Gong, Pink Floyd, Frank Zappa...

Riporto il commento spontaneo di Davide Pansolin, scritto il giorno dopo su facebook, una sottolineatura che oltre a far riflettere fa ben sperare che si possano proporre situazioni alternative per trovare momenti di incontro, senza nessuna pretesa didattica, ma con l’obiettivo della pura condivisione e ascolto delle differenti esperienze:

Ieri sera ho fatto un salto ai Serenella per partecipare a questa curiosa iniziativa... 
Mi sono trovato insieme ad una ventina di appassionati di musica ad ascoltare brani memorabili, visualizzare video storici e soprattutto parlare di un argomento a me tanto caro... Uscendo dalla sala (purtroppo presto per motivi familiari) mi sono chiesto...ma siamo noi nostalgici a trovare piacere nel fermarsi due ore con tranquillità e provare a fare cultura, oppure potrebbe essere un modo nuovo PER TUTTI di vivere meglio questa vita?
 

La città dovrebbe pullulare di iniziative spontanee ed organizzate come questa!”

Tra i presenti il giovane Alberto, che ha gradito l'argomento ancor più della prima serata, nonostante i filmati proposti fossero in alcuni casi davvero tosti; la sua parte preferita è relativa alla sezione psichedelica: e queste sono soddisfazioni!

Alla prossima puntata, tra quindici giorni… 





mercoledì 14 giugno 2017

Rory Gallagher: ritratto dell'artista e video storico nell'anniversario della sua morte


Parlando di British Blues… Rory Gallagher/Taste

Carattere schivo ma sincero, poco avvezzo ai compromessi commerciali, Rory Gallagher è stato uno dei chitarristi più idolatrati in Europa. Irlandese del Donegal, appassionato fin da ragazzo al blues di Muddy Warters e B.B. King ma senza mai perdere di vista il rock ‘n’roll tradizionale di Presley, Berry e Jerry Lee Lewis, ha mescolato sapientemente le vecchie sonorità con il nuovo, devastante impatto della Stratocaster, manipolata con tecnica sopraffina. Definitosi “chitarrista per il popolo”, ha sempre insistito con gli organizzatori dei concerti perché tenessero bassi i prezzi, e raramente le sue esibizioni duravano meno di tre ore. Il pubblico, dal canto suo, lo ha sempre ricambiato amandolo e rispettandolo con una devozione speciale.
La sua carriera si divide tra la sua carriera con i Taste e i dischi solisti. I Taste li costituisce nella seconda metà degli anni ’60. Con il bassista Charlie McCracken e il batterista John Wilson dà vita a un potente trio di rock blues sull’esempio dei Cream e della Jimi Hendrix Experience, che dura fino all’inizio del 1971. Quando McCracken e Wilson si uniscono a Jim Cregan (Family) negli Stud, Per Gallagher ha inizio la carriera solista, che già l’anno successivo lo porta a essere votato Top Musician of the Year” dai lettori di Melody Maker.
Nel 1975 i Rolling Stones lo scelgono come naturale sostituto di Mick Taylor, ma l’ingresso nel gruppo dura appena lo spazio di un mattino: dopo aver registrato alcuni demo con loro, abbandona senza rimpianti l’idea di diventare uno Stones.
La sua carriera continua negli anni ’80; ma sono tempi difficili, segnati dai problemi di alcolismo e incomprensioni con il mondo discografico.
Muore nel 1995.

(Tratto da “Rock Blues”, di Mauro Zambellini)




giovedì 8 giugno 2017

Rick Wakeman: Empire Pool, Wembley, Londra, 30-31 maggio 1975


Rick Wakeman
Empire Pool, Wembley, Londra, 30-31 maggio 1975

Dopo aver siglato due magniloquenti sinfonie progressive come “The Six Wives of Henry VIII” e “Journey To The Centre Of The Earth”, Rick Wakeman decise che il suo terzo colossal, “Myths And Legendes Of King Arthur And The  Knights Of The Round Table”, avrebbe meritato un allestimento scenico davvero grandioso...

Il mio management voleva la Royal Albert Hall, ma io volevo Wembley, dove una settimana dopo ci sarebbe stato uno spettacolo sul ghiaccio e quindi non se ne poteva fare nulla. Avevo un diavolo per capello. Mi capitò di incontrare Chris Welch nella redazione di Melody Maker e, chissà perché, gli dissi che avrei fatto “King Arthur” a Wembley e sul ghiaccio! Il giornale ci ricamò sopra e a quel punto non potei più tirarmi indietro. Visto che investivo soldi miei, avevo il controllo totale dell’evento e cercai di ottenere il meglio. I pattinatori arrivarono da ogni parte del mondo, l’amplificazione fu trasportata in aereo dagli Stai Uniti e per la prima volta venne sospesa tramite delle reti. Il cast era enorme: 45 orchestrali, 48 cantanti divisi in due cori, cinquanta pattinatori, cinquanta cavalieri, un gruppo di accompagnamento di sette elementi e non ricordo più che altro. Fu divertente, ma i problemi non mancarono.

“Una serata da vedere per credere. Sul serio.”
Paul Gambaccini, Rolling Stones, 1975

“Una delle due sere, appena salito sul palco, il mio mantello si impigliò in una delle tastiere che venivano sollevate dal suolo e mi ritrovai a penzolare a mezz’aria. Mi toccò uscire di scena in totale imbarazzo e cercando di non scivolare sul ghiaccio. Poi c’era il ghiaccio secco che in una situazione di quelle dimensioni era difficile da gestire. La prima sera la nebbia restò per un pò a livello dei cavalieri, poi cominciò a salire. Nessuno sapeva come spegnere l’apparecchiatura e, verso la fine di “Lady Of The Lake”, la ballerina che interpretava la regina Ginevra scomparve insieme alla parte bassa dell’orchestra e al primo ordine di posti della platea. Era come guardare dal finestrino di un aereo!


“Quella fu la sera delle nuvole. Poi ci fu la sera del cavaliere suicida. Nella battaglia finale 25 cavalieri per parte dovevano sfidarsi a singolar tenzone e cadere morti in mezzo al ghiaccio secco. Ma uno dei cavalieri si ammalò e diede forfait. Pensai che, con tanta gente sul palco, non fosse un problema. Ma, naturalmente, alla fine del pezzo c’era un cavaliere che andava alla ricerca di qualcuno che lo uccidesse. Il direttore di orchestra mi guardava con la faccia disperata, ma il tipo se la cavò bene. Dopo aver vagato per un po' senza sapere che fare ebbe un colpo di genio e si suicidò: spettacolo allo stato puro!”


(Mark Paytress-“Io c’ero”)



venerdì 2 giugno 2017

Parlare di Musica... un incontro soddisfacente a Savona


Metti una sera un guppo di anime in una stanza e prova a parlare di musica.
E’ quanto accaduto ieri sera ai Giardini Serenella, a Savona, una prima puntata che sviluppa l’dea di proseguire un discorso interrotto tanto tempo fa, un periodo localizzato nei primi seventies, quando l’informazione musicale non andava di pari passo con la prorompente voglia di conoscere il nuovo che arrivava. Non c’era la teconologia adeguata e nemmeno grandi somme disponibili per acquistare in modo selvaggio i vinili in uscita. Ci si ritrovava in una casa e si ascoltava in piena comunione, litigando - se era il caso - per sostenere le proprie idee.
E quegli album ruotavano perché era la norma “imprestare” agli amici, e al ritorno all’ovile il disco era sempre più… solcato e inascoltabile. Ma era un periodo di piena socializzazione e di euforia.
Roba da dinosauri, ma forse un po’ di voglia di “antico e buono” esiste ancora, se è vero che ieri sera una ventina di persone si sono ritrovate per un incontro - quasi al buio - spinti  forse da un po’ di curiosità: alcuni musicisti e tanti musicofili.

Le parole spesso non vanno d’accordo con la musica, ma il taglio che si è cercato di dare è tutt’altro che didattico, con lo scopo di spingere alla partecipazione tutti i presenti, molti dei quali carichi di esperienze significative.


Un amore comune è la musica progressiva e tanto per provare a dare una logica temporale si è pensato di partire dai “protoprog”, proprio nel giorno della celebrazione dei cinquant’anni di vita di Sgt. Pepper’s, album dei Beatles che segnò il limite di confine tra il prima e il dopo, lasciando semi importanti per il futuro prog che da lì a poco sarebbe arrivato.

Lo start avviene dunque con tre band considerate unanimemente seminali: Vanila Fudge, The Moody Blues e Procol Harum.
Un po’ di storia, qualche testimonianza audio illustre e filmati che rafforzano le tesi proposte, il tutto miscelato a qualche scambio di battute tra i presenti.
A seguire propongo tre video dell’epoca, tanto per ricordare…

Una stanza, un PC, un proiettore con telo, un paio di casse e nasce una possibile alternativa alla serata CSD (Culo Sul Divano)… e la prossia volta si analizzeranno gli album significativi del 1969…