venerdì 31 marzo 2017

Ricordando Wegg Andersen a cinque anni dalla sua scomparsa


Il 31 marzo del 2012 Wegg Andersen, cofondatore dei TRIP, ci lasciava.
Le occasioni per celebrare lui, Billy Gray, e successivamente Joe Vescovi, non sono mancate, ma essendo oggi un giorno particolare mi fa piacere ricordare Wegg, non con miei aneddoti, ma con immagini che ho ricevuto da Mirella Carrara e Stefano Mantello, che sono un po’ il punto di raccolta del materiale che gira attorno ad una band che tanto abbiamo amato. Non dimentico ovviamente Bruno Vescovi, fratello di Joe, fornitore naturale di primizie del mondo TRIP.
I documenti sono infiniti e vanno dall’agenda personale di Wegg al suo curriculum, ma mi limiterò a ciò che è possibile racchiudere in un blog, con l’idea di compensare in una prossima uscita di MAT2020.
Significativo il ricordo della sorella Inger che, pur essendo molto giovane, ha avuto la possibilità di conoscere un mondo affascinante, ormai lontano.

Inger Morris Andersen

Estratto da una lettera di Inger Morris Andersen, l’unica sorella di Wegg Andersen cofondatore dei Trip, mancato nel 2012.
Nata e cresciuta a Londra, come il fratello, vive a Newmarket, Suffolk, United Kingdom

Arvid's second home. Everyone appeared here and he took me along when I was about 14.
Alexis Korner, Cyril Davies, Chris Barber, The Yardbirds, Jimmy Page and Led Zeppelin, Keith Moon and The Who, The Rolling Stones, King Crimson, The Syn,
Jethro Tull, Jimi Hendrix, Yes and Pink Floyd.
I remember Eric Clapton and Ginger Baker seemed to be on the drums every time I went there.
There were so many clubs, hang outs and coffee bars in Soho that Wegg went to when I was too young to go. He would meet up with our elder cousin Hania who frequented the Bread Basket and did a bit of singing. Wegg would hang out in Tin Pan Alley, The Two Eyes and Heaven and Hell to get his break. Most of these were featured in the V & A exhibition.
 (Documento raro...)

TRIP 1969

Con il premio oscar  Julie Christie sul set del film "Darling" nel 1965

La preziosa rubrica telefonica, da Jimmy Page a Jeff Beck


Piper di Roma nel 1970

Viareggio,con Patty Pravo


Cisano sul Neva, 1970

Con Billy Gray nel 1969

Nel 2010 alla Prog Exhibition di Roma



Steve Hackett a Torino: resoconto del concerto del 29 marzo, Teatro Colosseo di Torino


Steve Hackett arriva a Torino il 29 marzo, Teatro Colosseo, e il sold out è scontato.
La musica dei Genesis continua ad entusiasmare gli uomini antichi e i loro figli, magari anche i nipoti, e una sommaria indagine visual anagrafica del pubblico presente conforta il mio pensiero.
Per chi volesse godere di quelle atmosfere magiche in modo diretto le brave tribute band non mancano, ensemble capaci di riportare indietro di mezzo secolo le lancette dell’orologio con proposte fedelissime rispetto alle origini, ma per il marchio di fabbrica esiste ormai una sola possibilità, quella di ascoltare e vedere Hackett con la sua consolidata band.
Un concerto del genere non lo si può giudicare spaccandolo in due, ovvero analizzando la musica targata Genesis - cospicua parte di serata, quella per cui era lì la massa -, e la discografia solista del chitarrista, trame meno conosciute, alcune appena rilasciate, atmosfere a cui occorre prendere le misure.
Mi ritengo fortunato nell’aver provato veri brividi all’arrivo del cantato “Play me my song” (The Musical Box) - anche se la voce di Nad Sylvan è lontana dalla timbrica di Gabriel -, e credo che certi dettagli, da soli, diano significato alla presenza in una sera di mezza settimana, magari a 150 chilometri da casa.
La band si propone con Roger King alla tastiere, Gary O’Toole alle percussioni e voce, Rob Townsend ai fiati e percussioni, Nick Beggs al basso e il già citato Nad Sylvan alla voce, che entrerà in gioco in ritardo rispetto al resto della band.
Hackett giustifica il nome del tour - Steve Hackett Genesis Revisited with Classic Hackett 2017 -miscelando le carte, come è visibile dalla scaletta a seguire, trovata in rete:

Setlist 

Every Day
El Nino
The Steppes
In The Skeleton Gallery
Behind The Smoke
Serpentine Song
Rise Again
Shadow Of The Hierophant
Eleventh Earl Of Mar
One For The Vine
Horizons
Blood On The Rooftops
... In The Quiet Earth
Afterglow
Dance On A Volcano
Inside And Out
Firth Of Fifth
The Musical Box

Il bis

Slogans
Los Endos

Se è vero che il side Genesis è quello che più mi ha  entusiasmato, è altrettanto vero che ho trovato interessanti gli atti del solo Steve, con la ricerca di una strada nuova, distaccata dal brand con cui Hackett è marchiato a fuoco; la qualità di chi lo circonda incide notevolmente, con una sezione ritmica potente ed elegante - impazzisco per l’impugnatura di O’Toole, poco usata dai batteristi rock -, con diverse concessioni allo spettacolo, soprattutto di Beggs. Molto incisivo il gioco musicale di Townsend che riesce a caratterizzare parti precise del set, mentre concede poco alla platea un musicista fantastico come King, uno che preferisce la concentrazione alla dinamicità da palco. Sylvan ha una voce particolarmente adatta al genere e non tenta di scimmiottare i suoi predecessori: i suoi duetti col drummer mi sono apparsi riusciti.
Steve è sempre Steve, molto più spigliato di un tempo, più propenso al contatto col pubblico e al dialogo con sfumature in italiano. La sua abilità di chitarrista e la sua verve creativa sembrano ancora evolvere, e va sottolineato che la sua azione non è solo rivolta ad una mera riproposizione del passato, ma tende verso nuovi percorsi e obiettivi, passando per i live infiniti e per nuovi album, nel tempo in cui i grandi del passato hanno pressoché cancellato la presenza discografica, almeno dal punto di vista degli inediti.

Ho provato a registrare parte di ciò che ho visto, anche se la notevole distanza ha condizionato la registrazione, ma il ricordo resta…



E quando arriva l’immancabile Firth Of Fifth mi ritorna in mente un giorno preciso della mia adolescenza, ancora a Torino, serata in cui i Genesis proposero Selling England By The Poud: un momento da lacrime… di felicità!




lunedì 27 marzo 2017

INGRANAGGI DELLA VALLE – “WARM SPACED BLUE”


INGRANAGGI DELLA VALLE – “WARM SPACED BLUE”
Black Widow Records-2016

Secondo album per i romani INGRANAGGI DELLA VALLE, giovani e sorprendenti uomini prog.
Il titolo è WARM SPACED BLUE.
Non mi pare interessante appiccicare un’etichetta musicale a prescindere, ma credo fosse un obiettivo iniziale il ritaglio di uno spazio laddove esiste la massima libertà espressiva, un luogo ideale in cui tutte le culture personali possono adattarsi e rilasciare una materia di sintesi, miscelata e di pieno appagamento per chi contribuisce con idee e sudore.   
Ne emergono, in questo caso, poco meno di 50 minuti di musica incredibile, non certo di immediata assimilazione, ma di quella che io definisco appagante.
Sono cambiate molte cose dall’iniziale “IN HOC SIGNO”, ma appare fondamentale un passaggio che viene sottolineato nel corso dell’intervista a seguire: se il primo album era quello del tributo ai “maestri” seminali, in questo nuovo episodio si libera la fase creativa personale, come dovrebbe accadere in ogni processo evolutivo serio e ambizioso.
E’ un disco che si può centellinare e godere in tutta tranquillità, ma l’aver visto recentemente dal vivo gli IDV mi rende testimone di qualcosa di difficilmente spiegabile a parole, uno status che per la verità non avevo raccolto in un episodio precedente, quando si esibirono sul palco del FIM, nel 2014. Nella nuova occasione - era lo scorso novembre e veniva presentato ufficialmente il disco, nuovamente a Genova - ho potuto apprezzare dettagli che emergono solo dal vivo, ma ciò che mi ha colpito maggiormente è l’esperienza… fisica che ho vissuto, un coinvolgimento totale dei sensi attivati all’unisono, un effetto sinestesico che avevo provato raramente: mi pare sia degna di sottolineatura una situazione in cui la razionalità resta chiusa nel cassetto ed emergono sensazioni che oltrepassano ciò che normalmente ci regala la musica!
Restando sul lavoro in studio, possiamo parlare di un filo conduttore che lega le varie tracce - sette - con una suite che raccoglie i tre brani Call for Cthulhu, “che emergono dal corpus letterario di H.P. Lovecraft”, ma ogni brano lo si può considerare una creazione a sé, e la fruizione mi è apparsa meno rigida di quanto potrebbe richiedere un normale concept.
L’arricchimento della formazione ha sicuramente dato nuova linfa in termini di varietà, e la sensazione è che esista oggi una grande possibilità tecnica che può essere messa a disposizione del chiaro obiettivo della band. Tra tanta tecnologia e adattabilità agli elementi basici del genere, emerge l’elemento vocale che mi arriva come strumento supplementare, duttile e carico di differenti sfaccettature.
Nelle seguenti righe è possibile afferrare il pensiero dei protagonisti, gli elementi oggettivi e gli ospiti presenti, ma mi premeva provare a dare un’impressione di insieme, per un lavoro notevole, realizzato da un ensemble musicale che mi pare abbia idee chiarissime e che merita uno spazio significativo nel panorama prog internazionale… sì… questi musicisti potrebbero davvero stupire  anche chi solitamente dichiara di avere un palato fine!  




L’INTERVISTA

Sono passati quasi tre anni da quando commentai il vostro album di esordio, “IN HOC SIGNO”, ed è di pochi mesi fa l’uscita del vostro secondo lavoro, “WARM SPACED BLUE”: come si è evoluta la vostra musica in questo periodo?

Prima di entrare nel merito ci teniamo a specificare che gran parte delle  scelte stilistiche è stata compiuta in funzione di un nostro nuovo approccio alla composizione, maturato nei tre anni di esperienza intercorsi tra l'esordio e questo secondo album; se c'è stata un'evoluzione, la si deve soprattutto ad un nuovo modo di scrivere la musica.
In "In Hoc Signo" la composizione ci risultava essere uno strumento al servizio della volontà di riprodurre le sonorità e gli stilemi del Progressive Rock, al fine di tributare lo storico genere riproponendone le atmosfere ed i tipici cliché.
"Warm Spaced Blue" è invece il risultato dell'elevazione della fase compositiva a principio guida dell'intero processo di produzione artistica.
Restituire il primato alla composizione ha comportato lo sviluppo delle tracce con spontaneità, partendo a volte da un tema conduttore, a volte da un groove della sezione ritmica, sul quale poi è stata arrangiata l'ensamble degli strumenti, voce inclusa, in funzione delle atmosfere che volevamo ricreare al momento dell'ascolto.

La vostra line up è cambiata: che tipo di scelte avete fatto? Modifiche funzionali al progetto o normali avvicendamenti?

In base a quanto detto poc'anzi, i cambi di formazione sono stati apportati sempre in funzione alla necessità di poter riprodurre le tracce che mano a mano iniziavano a prendere forma nella fase compositiva, senza porsi alcun limite. A ragione di ciò, entra in formazione Alessandro Di Sciullo, in vista della necessità di una seconda chitarra ed una seconda tastiera nel progetto, con il quale cominciamo a scrivere il secondo album. In corso d'opera, a chiudere la nuova formazione, Antonio Coronato al basso, capace di un suono più scuro ed aggressivo, e Davide Savarese alla voce (e glockenspiel), per un cantato in lingua inglese, sempre per rispondere all'esigenza di canzoni che assumevano connotati più rock, a cui l'italiano difficilmente riusciva ad adattarsi.

Che cosa contiene il vostro album? Esistono messaggi precisi che volete passare?

No, assolutamente. Abbiamo posto in esame il complicato rapporto tra Io-cosciente e Inconscio Collettivo junghiano elaborandone degli esempi sviluppati poi traccia per traccia. Ogni brano è a sé stante, e tratta il concept in modo differente dagli altri a seconda delle atmosfere evocate: dalla preghiera, in forma liturgica, al racconto, parlato e cantato.

Molti gli ospiti presenti nel disco: come è avvenuta la scelta?

Per quanto le tracce siano separate l'una dall'altra, tre brani compongono una suite (Call for Cthulhu) dedicata alle tematiche che emergono dal corpus letterario di H.P. Lovecraft, sempre in linea con il concept principale dell'album. Trattandosi di letteratura horror, non potevamo non pensare a Fabio Pignatelli, i quali Goblin Rebirth sono per altro anch'essi una produzione Black Widow. Il suo Rickenbacker era perfetto per come avevamo in mente l'ostinato di "Call for Cthulhu: Orison".
Stefano Vicarelli è ormai un amico dal 2013, quando collaborò alla realizzazione tecnica di In Hoc Signo. Proprio per questo abbiamo deciso di registrare Warm Spaced Blue nello STUDIOSETTE, del quale è appunto uno dei sette soci fondatori. Durante la registrazione dell'album il suo contributo è stato fondamentale, soprattutto per quanto riguarda la sintesi del suono di partenza per il sequencer di "Ayida Wedo", con il suo modulare.
Anche Paolo Lucini è un nostro caro amico che stimiamo artisticamente, e in "Call for Cthulhu: Promise" avevamo bisogno di un flauto traverso a tutti i costi. E' stata la nostra prima collaborazione con Paolo, e ne siamo stati davvero soddisfatti. Ci auguriamo ne verranno anche delle altre.

Vi ho visti dal vivo al FIM del 2014 e pochi mesi fa nuovamente a Genova, e sono rimasto colpito dal “rendimento” da palco: è la dimensione live quella che vi dà maggiori soddisfazioni?

Nonostante concepiamo le dimensioni live e studio come parte di uno stesso unico percorso, la riproduzione sul palco è il contesto in cui la risposta del pubblico ci risulta più tangibile. Fortunatamente questa risposta è stata sempre positiva, e la cosa ci spinge a continuare a dare il meglio di noi in questo progetto, nel live come in studio.

Prosegue la collaborazione con la Black Widow: che tipo di matrimonio è il vostro?

Troviamo che "matrimonio" sia un'espressione particolarmente azzeccata. Spesso il rapporto tra etichetta e artista si presenta più come la relazione che può esserci tra un genitore ed un figlio, nel migliore dei casi. Nel nostro invece, la Black Widow ci dà carta bianca sia sul versante compositivo che su quello promozionale. "Warm Spaced Blue" ad esempio contiene tracce elettroniche, realizzate con campionatori. Difficilmente un'etichetta storica al pari della Black Widow ci avrebbe permesso di osare tanto.

Siete uno dei gruppi emergenti del mondo prog ma lo spazio che occupate è ad appannaggio di una nicchia, felice, ma contenuta numericamente: che cosa vi ha portato, così giovani, verso un genere così esclusivo?

La totale libertà di espressione e sperimentazione che lo rende un genere così variegato nel sound e nelle soluzioni compositive. Quando concepimmo il progetto, alcuni di noi si erano diplomati da pochi mesi, altri ancora frequentavano le scuole superiori. Il Prog era quel genere che ci permetteva di divertirci al massimo, di spostarci da un genere all'altro mantenendo la stessa etichetta. Oggi, per molti di noi la musica non è più mero divertimento, ma è divenuta una professione. Tra i vari progetti a cui partecipiamo individualmente, gli Ingranaggi Della Valle restano una delle poche dimensioni in cui possiamo esprimerci liberamente, senza tutti quei vincoli che caratterizzano gli ambienti di generi dai confini ben determinati.

Possiamo sintetizzare la vostra storia, la vostra cultura specifica?

Quello che crediamo sia un nostro punto di forza è proprio l'essere un gruppo di musicisti di differente estrazione culturale. Alcuni di noi hanno una formazione accademica, altri da autodidatta. Marco, ad esempio, ha conseguito studi classici, ed esercita la propria professione in ensemble orchestrali. Alessandro vanta, tra le tante esperienze formative, un passato nel metal-core, promosso con tour europei e in Messico, e nell'indie rock italiano. Facciamo presente, per completare brevemente il quadro generale formativo della band, il djent, il blues, il rock, la musica etnica, Zappa e il Progressive Rock classico.
Il jazz moderno può considerarsi tuttavia un comune denominatore, un punto di incontro che ritroviamo ancora oggi al momento della composizione. Il propendere verso un approccio jazzistico ci ha avvicinato agli albori, quando gettammo le basi del progetto, ed è stato un fattore determinante anche nella scelta dei successivi cambi di line-up.

Mi date un giudizio generale dello stato della musica, in relazione anche a quanto accade all’estero?

Che l'Italia non offra spazi adeguati alla musica ne siamo tutti a conoscenza, e ce ne accorgiamo soprattutto nel momento in cui la nostra situazione la si pone a confronto con quella estera. Tuttavia, come già detto, il Progressive Rock è già di per sé un ambiente che offre ben poche opportunità lavorative, non solo qui, ma anche a livello internazionale.
Consapevoli di ciò, continuiamo a tirare dritto con il nostro progetto, che se pur in modo contenuto, ha i suoi aficionados, e ci permette prima di tutto di scrivere e promuovere la nostra musica, esattamente come la immaginiamo.

Che cosa avete pianificato per l’immediato futuro?

Siamo tornati a scrivere del materiale inedito, con l'idea di pubblicare appena possibile un EP del tutto sperimentale. 
Sul versante live abbiamo in vista l'importante appuntamento del 2DAYS PROG + 1 a Veruno, il prossimo 3 Settembre, nella cui occasione condivideremo il palco con i mitici Procol Harum, i Frost* e la nostrana Sophya Baccini di scuderia Black Widow.


Line-Up:
Davide Savarese: vocals, glockenspiel and dry Rhodes MkV on “Ayida Wedo”
Mattia Liberati: Hammond B3, Mellotron M400, Mellotron M4000, Fender Rhodes Mk V, MiniMoog, MiniMoog Voyager, piano and backing vocals
Flavio Gonnellini: electric guitars and backing vocals
Alessandro Di Sciullo: electric and acoustic guitars, Moog Minitaur, Mellotron M400, Mellotron M4000, Roland TR 808 and TR 909, Akai MPC Touch, Korg Kaoss Pad KP 3, electronics, backing vocals
Marco Gennarini: violins and backing vocals
Antonio Coronato: electric bass
Shanti Colucci: drums and percussions

Guests:
Fabio Pignatelli: electric bass and bass effects on “Call for Cthulhu: Orison”
Florian Lechner: narrator's voice on “Inntal”
Stefano Vicarelli: modular synthesis on “AyidaWedo”
Paolo Lucini: transverse flute solo on “Call for Cthulhu: Promise”



domenica 26 marzo 2017

Tanti fischi per Peter Hammill... testimonianza audio...



Come ho più volte raccontato il mio primo concerto risale al 1972, Teatro Alcione, Genova.
Peter Hammil era solo sul palco con la sua chitarra, pronto ad arpeggiare l’inizio di “Lemmings”. A seguire gli altri Van Der Graaf Generator.

Non erano certo tempi tecnologici e non si usavano videocamere e macchine fotografiche, ma Claudio Milano mi ha raccontato di avere la registrazione audio di quell’antico concerto: qualità molto bassa, ma reperto significativo.
In attesa che il file esca fuori dall’archivio giusto, Claudio mi ha inviato altro materiale importante, e mi ha scritto le seguenti righe:

Qui c'è la più bella versione di “Man Erg” che io abbia mai ascoltato, flagellata dagli insulti del pubblico per il quale Hammill era solo "spalla" a Peter Tosh.
Una versione semplicemente incredibile, per intensità ma anche per la capacità di trasformare la rabbia in qualcosa di così tanto grande…”.

Era il luglio del 1980, ma tutta la tournèe presentò gli stessi problemi, nel momento del massimo splendore di Tosh e del suo reggae, quando ormai il prog di Hammill e soci volgeva al capolinea.

Ho trovato in rete un altro commento ad una data di quei giorni, quella di Udine.
Dice il fan:

“Povero Peter.  In effetti gli è andata anche peggio tanto tempo fa. Mi ricordo infatti che nei primi anni '80 fece da apripista in un concerto di Peter Tosh a Udine ai tempi della sua massima fama. Peter Hammill si presentò da solo con il suo piano elettrico. La sua esibizione fu fantastica, ma devo ammettere che facevo fatica a sentirla perchè era coperta dai fischi dei fans dell'uomo del reggae. Dovette concludere anticipatamente il concerto, promettendo però di tornare”.

Ed ecco la “scaletta di Torino:
  
The Future Now 3:18
Faculty X 5:16
 Still Life 8:17
 Losing Faith In Words 3:49
Man-Erg 9:13

 All songs live in:
Torino
Stadio Communale
19.07.1980

 Recording: good

Comment: Lot's of whisteling here! Guess, the audience partly didn't like PH and was waiting for Peter Tosh. Stupid idea to combine those artists!
PH interrupts during "Losing Faith", talks to the audience in Italian. Wonder what he said!


Un gran bel reperto storico…


sabato 25 marzo 2017

Luigi Mariano: live al Chapeau di Savona


Il Chapeau, a Savona, riapre i battenti e mette in vetrina il cantautorato di classe, proponendo il concerto di Luigi Mariano, introdotto dall’amico genovese Emanuele Dabbono, artista dal nutrito curriculum - dalla partecipazione alla prima edizione di X Factor alla partecipazione, in veste di autore, al recente album di Tiziano Ferro.

Mariano, salentino di nascita, anch’esso con una storia importante alle spalle nonostante la giovane età,  propone il suo nuovo disco “Canzoni all’angolo”, carico di collaborazioni illustri - da Cristicchi a Marcorè - presentato in questa occasione in versione minimalista: la voce e la chitarra… la voce e la tastiera… e il tocco dell’armonica…

Location ideale per l’occasione, con un pubblico attento, non casuale, piuttosto interessato alle idee e alla musica di questo cantastorie che tiene il palco intercalando la musica con gli aspetti didascalici, e tutto ciò permette di farsi un’idea più approfondita, di capire il messaggio, di veder svelato qualche aspetto criptico che, fatalmente, rimane la caratteristica di ogni canzone, spesso fatto volontario, a volte inconsapevole. Dare interpretazioni personali a ciò che si ascolta fa parte della normale e positiva interazione, ma conoscere dalle parole dell’autore le motivazioni per cui un brano nasce ed evolve mi pare un aspetto importante che facilita la messa a fuoco di un artista e della sua filosofia.

E così emerge l’importante figura del padre attraverso un rapporto “rubato” ad altri e fatto proprio, ma soprattutto è evidenziata la necessità di “curare” il mondo quotidiano fatto di marginalità, di anime a volte nascoste, di cose pensate e non dette, di tempi di intervento che non combaciano e rischiano di farci perdere occasioni significative.
Tutto questo nasce molto tempo fa, con l’album “Asincrono”, che commentai all’epoca della sua uscita, e il nuovo “Canzoni all’angolo” appare come il proseguimento di una personale evoluzione che però trae linfa dai convincimenti basici, da radici profonde che non posso essere scalfite.

Sul palco le canzoni nuove e quelle antiche si mischiano, e Mariano alterna gli strumenti a sua disposizione raccontandosi al pubblico interessato.

Eccolo nel brano “Il giorno no”, per qualche motivo tecnico a me sconosciuto rimasto sfasato tra voce e immagini, ma parlando di ... asincronia, restiamo perfettamente in tema!


Non può mancare la performance di Dabbono, che colpisce nel suo intervento solista - “Il conforto” - per l'evidente difficoltà esecutiva affrontata con disinvoltura e per l'originalità espressiva, ma è nell’incontro sul palco con Mariano che emergono amori comuni - il blues, Springsteen, la venatura rock -, e l’affiatamento tra i due artisti appare palese per chi può godere dello spettacolo, a pochi passi dal palco.
E proprio di questo episodio propongo  una testimonianza video: il brano di Springsteen è “Lucky Town”:


Luigi Mariano continua il suo tour italiano che lo vede toccare molti punti della nostra penisola, e a chi vedesse il suo nome in vicinanza del proprio luogo di vita consiglio un paio di ore di fermata: l’arte, la simpatia e la semplicità di questo cantautore degli anni 2000 potrebbe essere contagiosa… felicemente contagiosa!

E per noi savonesi l’augurio è che il Chapeau possa diventare un punto di incontro per chi ama la musica di qualità e il ritorno ad una serena socializzazione…

IL PALCO IN ATTESA…

LA SCALETTA

martedì 21 marzo 2017

The Mugshots-Something Weird


The Mugshots-Something Weird

A distanza di tre anni i The Mugshots rilasciano il loro nuovo album, Something Weird, ancora una volta per la Black Widow Records.
L’album costituisce una svolta legata alla maturità musicale della band, sintetizzata dal pieno possesso degli aspetti compositivi, influenzati precedentemente - e positivamente - dall’opera di Dick Wagner.
L’attore principe è il leader della band Mickey E.Vil, coadiuvato dai suoi naturali compagni di viaggio e dall’alchimista Freddy Delirio che, oltre al contributo tastieristico, si è occupato con pieno successo della produzione. Di tutti questi aspetti, dei numerosi ospiti e dei dettagli, ci parla a seguire Mickey E. Vil, sollecitato dalle mie domande.

Sono dodici i brani che compongono un disco costituito da liriche di peso, dove l’argomento “morte” emerge ad ogni angolo, trattato come rappresentazione del quotidiano con la voglia di entrare nelle pieghe utilizzando un taglio psicologico, mischiando la didattica alla voglia/necessità di esorcizzazione. A fare da complemento e da cornice agli aspetti concettuali troviamo un sound variegato, che segue gli amori e le esigenze musicali della band, e che contribuisce a realizzare scenari distopici che si trasformano in singoli movie, brano dopo brano.
Se è consolidata l’idea che all’interno della sfera progressiva sia possibile trovare ogni tipo di sonorità e la libertà sia elemento imprescindibile, si può anche affermare che, in questo caso, il “noire” che salta fuori nel susseguirsi degli episodi abbia delle precise connotazioni metalliche, ed emerga fortemente il concetto di “punk”, non tanto per l’assonanza musicale ad un genere passato, ma per l’idea di rottura degli schemi, di cambiamento, di tentativo di trovare una via del tutto nuova, rimanendo all’interno dell’ortodossia.
Gli aspetti teatrali, gli ipotetici commenti da movie e l’efficacia dell’artwork, sono il pane quotidiano di questa giovane e sorprendente band che lascia largo spazio all’interazione tra visual e atmosfere, come è testimoniato nel video a seguire.
La strada intrapresa richiede coraggio, ma credo che la soddisfazione principale per chi fa musica propria sia la creazione di un’identità precisa, una riconoscibilità che significa distinzione e quindi originalità.
Folto il gruppo degli ospiti, ma tutto è raccontato dalla voce virtuale di Mickey che evidenzia gli aspetti oggettivi.

Disco notevole… ed eccone un assaggio…


INTERVISTA A MICKEY E. VIL

Sono passati tre anni da quando commentai LOVE, LUST AND REVENGE: che cosa vi è accaduto nel frattempo, musicalmente parlando?

Il mio obiettivo principale era tornare ad un metodo di lavoro interamente mio, forte però  dell'esperienza maturata con Dick Wagner: Love, Lust And Revenge è nato grazie al pesante intervento del grande musicista americano a livello compositivo e di arrangiamenti. Something Weird è invece farina del mio sacco per quanto riguarda la composizione, con contributi della band che hanno impreziosito gli arrangiamenti e infine la mano magica di Freddy Delirio che con la sua produzione in stile Tony Visconti – produttore che non interviene sulla musica, bensì sul suono – ha reso il tutto una bomba. 

 “Something Weird” è stato rilasciato da poco: quali sono i contenuti lirici e le novità sonore?

I testi parlano di clown assassini, di pentimento, di droga e paranoie, del rapporto affettivo tra l'imbalsamatore e le sue mummie, di amore “malato”, di omicidi seriali, di nonsense, dell'estinzione del genere umano causa sovrappopolazione e di redenzione. La musica, assolutamente sincretistica, aiuta ad alleggerire le tematiche dei testi adornandole di un contorno sonoro che sfocia nella teatralità e nell'ironia. I generi toccati sono quelli che più amo: il (post) Punk, la New Wave, il Rock Progressivo, il Metal, la musica psichedelica, le colonne sonore.

A lavoro terminato, avete la sensazione che ci sia una decisa evoluzione del vostro modo di concepire la musica?

A livello concettuale possiamo dire che sin dal primo Mini Cd Doctor Is Out (2004) la tematica dominante nelle liriche dei Mugshots è stata la morte, sempre affrontata con un piglio psicologico e talvolta ironico, mai con pessimismo o attitudine violenta. Love, Lust And Revenge è a mio avviso una parentesi, un sogno con un inizio e una fine che – una volta terminato – fa parte del passato ed è perciò necessario ricominciare a vivere la propria vita, magari influenzati da quel bellissimo sogno.

Mi parlate degli ospiti che partecipano al disco e della nuova produzione?

Freddy Delirio dei Death SS e H.A.R.E.M. oltre che ha produrre l'album ha registrato degli incredibili assoli di tastiera degni dei virtuosismi di Simonetti; Steve Sylvester (l'ospite che mi ha emozionato di più visto il mio incredibile amore giovanile per i Death SS) ha magistralmente interpretato il ruolo di un incontenibile serial killer; il “punk prima di noi” Enrico Ruggeri si è perfettamente calato nelle atmosfere Gothic-Dark di Sentymento grazie alla sua voce calda e baritonale; Matt Malley dei Counting Crows, nominato a Oscar e Grammy, ha registrato un'ipnotica parte di basso fretless; Martin Grice dei Delirium IPG trascina l'ascoltatore nel mondo dei sogni col suo onirico flauto; Mike Browning dei Nocturnus AD rende marziale un brano di per sé psichedelico con le sue percussioni; Tony “Demolition Man” dei Venom Inc, già attore al fianco di Russel Crowe, si trasforma in un apocalittico narratore della fine dell'umanità; Manuel “Manny” Merigo degli In.Si.Dia insegna che la tecnica deve essere al servizio della melodia con un assolo mozzafiato; Ain Soph Aour dei Necromass vi farà rabbrividire con “sussurri e grida” per dirla con Bergman; Andrea Calzoni degli Psycho Praxis riporta le lancette indietro nel tempo con il suo flauto “andersoniano”. 

Che cosa vi ha lasciato  Dick Wagner, oltre alla sua perizia tecnica?

Un'idea di lavoro professionale in studio, peraltro perfettamente in linea con il magister Freddy Delirio, con in più un'attitudine ad orchestrare certi brani mediante inserti di pianoforte e armonici cori femminili. A me personalmente bellissimi ricordi: tre settimane, di cui una in Arizona, insieme per 12 ore al giorno a uno dei miei idoli musicali di giovinezza per lavorare, mangiare, bere, ridere, confrontarsi sui temi della vita vissuta.

Come state pubblicizzando l’album? Avete live in previsione?

La genovese Black Widow Records sta egregiamente svolgendo il lavoro di promozione: recensioni, interviste, passaggi radio supportata anche da Eagle Booking di Milano e Gun Club Music di Trento. Per quanto riguarda la scelta per i posti dove suonare, ho redatto una serie di regole molto rigide che ci portano a suonare poco ma in situazioni serie. Il prossimo live al momento è il Porto Antico Prog Festival di Genova: suoneremo prima del leggendario fondatore degli Hawkwind Nik Turner e sul palco con noi avremo Martin Grice (Delirium IPG) al flauto e Angela Busato (Dark Ages) alle tastiere.

A proposito di live… che cosa accade sul palco quando vi esibite? Curate altri aspetti rispetto alla musica?

Quando c'è la possibilità, proiettiamo delle bellissime animazioni degli elementi a fumetti presenti nell'artwork di Something Weird. Inoltre ognuno di noi cura la propria immagine e io, oltre a truccarmi in modo macabro, cerco di trasmettere un'attitudine teatrale oltre che musicale.

La collaborazione con Black Widow prosegue: matrimonio felice?

Assolutamente sì: serietà e professionalità sono le chiavi di questo matrimonio. Inoltre per la prima volta in vita mia ho composto un disco “stuzzicato” dalle richieste del boss Massimo Gasperini che di volta in volta provocava la mia creatività richiedendo un'intro piuttosto che un tempo dispari o un brano psichedelico.

Ricordo la vostra musica prestata al cinema: si è ripetuta l’esperienza?

Sì, e con grandi soddisfazioni per il sottoscritto: la mia colonna sonora per il film Reversed, del canadese Vince D'Amato, ha ricevuto due nomination e un premio in dei festival di cinema indipendente americani! Ero addirittura nominato insieme al grandissimo Simon Boswell ma nessuno di noi due ha vinto a quel festival, hahaha! I brani di Something Weird, oltre alla mia colonna sonora, li potrete sentire nel nuovissimo erotic-thriller Glass.

Quando tre anni fa conclusi l’intervista, alla domanda riguardante il futuro rispondeste, tra le altre cose, evidenziando la speranza di realizzare un gran disco: siete soddisfatti pienamente di LOVE, LUST AND REVENGE?

Sì, tanto. Il bersaglio è stato centrato: realizzare un lavoro volutamente fuori moda sia come sound che come produzione, lasciando libero di agire come meglio credeva il creatore di Welcome To My Nightmare di Alice Cooper.

L’artwork è una perla aggiunta: me ne parlate?

Qualche tempo fa il grande Enzo Rizzi mi disse che avrebbe voluto vivere un sogno: incontrare Alice Cooper per potergli donare il suo volume a fumetti sulla storia del Rock. Dunque mi sono messo in moto e gli ho fatto vivere questo sogno: potete leggere il suo resoconto su TrueMetal, è spassosissimo grazie alle grandi doti narrative di Enzo! Comunque sia, tempo dopo gli dissi che il nuovo lavoro dei Mugshots necessitava a mio avviso della sua mano e, con mia grande gioia, la risposta fu positiva. Ora potete vedere la band ritratta in copertina dal fumettista italiano forte di diversi volumi sold-out! Il resto dei fumetti inclusi in Something Weird sono di Stefano Alghisi, altro grande autore di volumi dedicati alle rockstar.

Riprovo… stessa domanda: che cosa potrebbe accadere nel futuro musicale dei Mugshots, nei prossimi tre anni?

La mia devozione ad Aiòn e non a Kronos mi impedisce di rispondere a questa domanda. Vivo l'attimo eterno senza percepire lo scorrere del tempo...ci risentiamo fra tre anni e per il mio cervello non sarà passato un singolo secondo! La sincronicità di ogni secondo che passerà determinerà il nuovo corso della musica dei Mugshots. Grazie, caro Athos, per avere ancora una volta dedicato spazio alle nostre note!

     
         Track list:

1.      Introitus
2.      The Circus
3.      Rain
4.      I am an Eye
5.      An embalmer’s Lullaby Part. 2
6.      Ophis
7.      Sentymento
8.      Scream Again
9.      Grey Obsession
10. Dusk Patrol
11. Pain
12. Ubique

Line-Up:

Mickey E.Vil: Vocals,  Synths
Erik Stayn: Keyboards
EyeVan: Bass
Gyorg II: Drums
Priest: Guitars

Guests:

-Matt Malley (Oscar/Grammy nominated Counting Crows founding member)
-Tony “Demolition Man” Dolan (Venom Inc., Atomkraft)
-Mike Browning (Nocturnus AD)
-Steve Sylvester (Death SS)
-Freddy Delirio (Death SS, H.A.R.EM.)
-Martin Grice (Delirium)
-Manuel Merigo (In.Si.Dia)
-Ain Soph Aour (Necromass)
-Andrea Calzoni (Psycho Praxis)
-Enrico Ruggeri

Gun Club Music: www.facebook.com/gunclubmusic (Management)
Black Widow Records: www.blackwidow.it (Label)
Eagle Booking: www.eaglebooking.com (Promotion)
The Mugshots: www.mugshots.it