martedì 6 gennaio 2015

Zuffanti e ZBand-"Il mondo che era mio-Live in studio"


A metà Dicembre incontro ad un concerto Fabio Zuffanti e mi ritrovo in mano un CD fresco fresco che lo riguarda… mi sono distratto? Ho perso qualcosa per strada?
Poco importa, più interessante è sapere che a fine anno è stato rilasciato Il mondo che era mio-Live in studio, un album - le cui modalità di "costruzione" sono insite nel titolo - realizzato dalla Zuffanti e ZBand, ovvero la nuova dimensione di Fabio Zuffanti dopo la -  temporanea? - chiusura dei suoi tanti progetti, idea perseguita con una nuova line up, comunque già superata per motivi a cui accennerò a seguire.
Lo start ufficiale avviene giusto un anno fa, con l’uscita dell’album  La Quarta Vittima e da quel momento, coincidente con i venti anni di lavoro musicale di Zuffanti, appare chiara l’idea di “gestione del gruppo”, con l’obiettivo di produrre musica che abbia valore assoluto, indipendentemente da chi esegue il copione, e la scrittura e proposizione perfetta dello stesso diventano di gran lunga più importante della naturale esigenza di presenzialismo.
Va da sé che per inventare grande musica sono necessari grandi artisti, laddove il termine “grandi” sfugge dallo specifico know how personale e dalla tecnica pura, e sconfina nell’abilità creativa, nella capacità di convivenza e nella conseguente serenità propositiva.
I compagni di viaggio di Fabio Zuffanti nel corso di buona parte del 2014, presenti nell’album in questione, sono in ordine sparso: Martin Grice ai fiati, Giovanni Pastorino alle tastiere, Paolo “Paolo” Tixi alla batteria e Matteo Nahum alle chitarre. Il ruolo di Zuffanti sul palco è quello di bassista e vocalist.
Con questa formazione è stato performato - negli Hilary Audio Recording Studio di Rox Villa - il Live in Studio, album che diventa l’ultimo atto di Nahum con la ZBand, utilizzato, anche, per augurare al bravissimo chitarrista un buon proseguimento di avventura e di studio dello strumento, al di fuori dei nostri confini.
L’idea dell’album live che testimoniasse il nuovo corso è qualcosa che Zuffanti aveva nella testa, ma per fare le cose a modo occorre la concomitanza di tante situazioni favorevoli: l’occasione giusta, il luogo adatto, il pubblico magico, la tecnologia disponibile, così come la copertura economica. E chissà quante altre cose dimentico o non conosco!
Un insieme di fattori che per semplicità sintetizzo nella mancanza di tempo, fatto oggettivo se si pensa che, dall’uscita de La Quarta Vittima, sino alla partenza di Nahum, sono passati un pugno di mesi.
Ma l’esigenza di fotografare il feeling dell’originale ZBand ha portato ad un compromesso, molto usato di questi tempi… l’esibizione live all’interno di uno studio di registrazione.
Il risultato è di alto livello, e permette di ottenere un piccolo riassunto di vita che include brani antichi proposti dall’ultima evoluzione dell’idea musicale di Zuffanti.
Sette i brani che uniscono passato a presente.
Una spruzzata di Finisterre, In Limine (brano di Boris Valle, unica variazione all’opera di composizione, per il resto a totale appannaggio di F.Z.) e Orizzonte Degli Eventi; una piccola dose di  Hostsonaten, Rainsuite; una goccia di La Maschera Di Cera, La Notte Trasparente e poi la parte del leone spetta alla nuova produzione, con Una Sera d’Inverno, La Quarta Vittima e Non posso parlare più forte.
Non ho idea - posso solo provare ad immedesimarmi - dei pro e dei contro legati alla fase live, con o senza pubblico. Se da un lato l’essere “soli” può favorire la concentrazione, è anche vero che il pubblico, se partecipativo, può fornire una grossa mano nella creazione dell’atmosfera tipica da evento, quando i musicisti danno e ricevono, e tutto resta intrappolato nell’eventuale registrazione.
Quello che esce dal disco è un lavoro pregiato, dove il buon Rox Villa appare l’elemento aggiunto, con un amalgama del team che induce a visualizzare positivamente Zuffanti, anche, sotto il profilo manageriale, con la sottolineatura di una leadership che non può essere messa in discussione.
Musicisti fantastici, composizioni davvero “progressive”, professionisti che lavorano giocando (e Martin Grice potrà ben spiegare a tutti noi il significato del verbo “To Play”).
Matthias Sheller consolida il connubio con Zuffanti, qualora ci fosse stato bisogno di ulteriore prova di stima, e attraverso AMS records produce un disco che integra e impreziosisce una carriera, o forse solo un momento felice, quello che un musicista genovese, dedito soprattutto alla musica progressiva, sta vivendo dopo una serie di atti di coraggio. Bravo Fabio, quel mondo è ancora il tuo!