lunedì 15 aprile 2013

20 anni di OAK- la festa a Stazione Birra


Jerry Cutillo sceglie Stazione Birra per celebrare i 20 di vita degli OAK, band romana di cui è creatore e leader, con cui ha calcato molteplici palcoscenici raccontando storie di prog e contaminazioni estese.
Musica legata ai mostri sacri del passato, ma anche un' importante produzione propria che unisce il credo musicale iniziale a influenze che riportano a un mondo orientale da cui Cutillo ha tratto grande fonte di ispirazione.
I vent'anni di attività sono un traguardo importante, qualunque sia il “lavoro” svolto, e la festa andata in scena a Stazione Birra  - luogo di riferimento per quanto riguarda la musica di qualità a Roma e dintorni - è risultata una perfetta sintesi di epoche e musiche differenti.
Tanti gli ospiti, a partire da un certo Maartin Allcock, ormai romano di adozione, sino agli spagnoli Jose Melon e Gabriela Guardiola, passando per Lincoln Veronese, con una lunga lista di musicisti con un trascorso - o presente -  OAK. Per i dettagli occorre arrivare a fine post.
Menzione di merito al giovane chitarrista Ariele Cartocci che, come sottolineato dal palco, sino a pochi anni fa sedeva in prima fila con l'obiettivo di “rubare “ un po' di mestiere, target ovviamente raggiunto.
A completare il pacchetto degli ospiti la scuola di danza savonese Ensemble Danse, conosciuta in precedente concerto e nell'occasione in piacevole trasferta.
Si inizia con My God -  e quindi con i Jethro Tull - ma il mondo di Ian Anderson sarà solo uno dei tanti porti  cui gli OAK faranno tappa, scivolando su King Crimson, Genesis e molto altro, proponendo un Time Generator originale e piacevole.

La caratteristica principale rimarrà alla fine la varietà di situazioni, il susseguirsi dei vari protagonisti su di un palco spesso super affollato, e poco hanno importato le occasionali sbavature legate all'impossibilità di soundcheck razionalizzato, perché ciò che è emerso è stato lo spirito aggregativo, la voglia di realizzare una sorta di famiglia musicale raccontando quattro lustri di vita, proponendo qualità e provocando coinvolgimento totale.

Faccio un salto all'ultimo episodio, il bis canonico di Siberian Man  - la Fat Man tulliana - momento di massima densità da stage, dove i problemi di amplificazione della balalaika di Jerry trovavano copertura per opera di Allcock, che come un perfetto driver, imboccava la strada di Get back - omaggio ai Beatles -  e di Won't Get Fooled Again - omaggio ai The Who, eseguito per la felicità di Gabriela Guardiola, pronta ad  urlare al microfono il suo amore per Townshend ... mai visto il compassato Martin così pronto alla dimostrazione di gioia da palco!
A proposito di ospiti spagnoli, uno dei momenti più spettacolari ha riguardato Jose Melon... attore, musicista e chissà cos'altro, che ha ricondotto al mondo di A Passion Play, a quarant’anni di distanza dall’uscita dell’album, e ha permesso di ricordare Jeffrey Hammond-Hammond (inappuntabile la divisa di Mauro “Il Professore” Delorenzi).


Sempre per restare in tema di coinvolgimento  e di Tull, l'ultimo brano prima del bis è stato quello che pochi giorni fa avevo definito per me ormai inascoltabile, quel Locomotive Breath presentato da chiunque  e in tutte le salse - che nell'occasione ho al contrario avvertito come rinvigorito e carico di nuova energia ed interesse.
Martin Allcock ha avuto un suo spazio personale, ma anche nei momenti di gregariato il suo tocco si è fatto sentire... classe sopraffina al servizio del team.
Anche la parte “dance” ha avuto la sua ragione e visibilità, legata alla musica creata e incisa dagli OAK negli ultimi anni, e il connubio tra differenti arti è risultato alla fine lo spettacolo nello spettacolo, e le giovani danzatrici dell’Ensemble Danse hanno trovato il modo di lasciare il segno, nonostante le difficoltà oggettive.

Ma il momento topico arriva quando meno te lo aspetti, provocato da chi, ed era il mio caso, non conosci. Mi riferisco alla shamana Sainkho Namtchylak che, inizialmente da sola sul palco, ha proposto magici vocalizzi linkati ad una base ritmica coinvolgente, mentre sullo sfondo le proiezioni video completavano il quadro, in un'atmosfera surreale e inusuale che molti presenti hanno immortalato, dimostrando interesse per un'interpretazione un pò ai confini della nostra cultura musicale.
Jerry Cutillo sugli scudi: polistrumentista, cantante, animatore e conduttore, unisce epoche e stili musicali con estrema facilità, riuscendo a fare emergere, tra tanto materiale conosciuto e illustre, un set di pensieri e musiche personali che non hanno lasciato indifferente l’audience.
Inutile stilare graduatorie e stabilire meriti nel giorno della festa, ma è bene sottolineare come tutto abbia funzionato e come sia stata un'occasione per una reunion di amici, calati a Roma dal nord (Alessandria, Savona, Firenze, Venezia), dalla Spagna e dall'Inghilterra.
Una dimensione internazionale di cui gli OAK devono andare fieri anche se, assistendo al concerto, stabilire quali fossero i veri OAK  mi è sembrata cosa azzardata.
Una bella serata di musica e alla fine tutti visibilmente soddisfatti.

Jerry Cutillo, da me intervistato qualche tempo fa, aveva detto, tra le altre cose: “ In questi venti anni abbiamo raccolto così tanto materiale video che dovremmo passarne almeno dieci per guardarlo tutto. Vorremmo però poterlo racchiudere presto in un film. Siamo attualmente impegnati con i concerti per il ventennale della nostra band e ci attendono spettacoli in Inghilterra con Maartin Allcock ed in Europa con la cantante siberiana Sainkho Namtchylak, molto nota nel panorama della world music per il suo magico canto armonico. Continueremo anche il nostro tributo ai Jethro Tull con sempre maggiore energia e speriamo di avere presto un nuovo album con le novità che queste ultime esperienze hanno fatto maturare nel nostro sound”.

E le speranze di Jerry, come sempre, si trasformeranno in fatti concreti!


La lista dei partecipati in ordine alfabetico

Alex Barocchi  Chitarra
Antonio Orlando - Piano
Ariele Cartocci - Chitarra
Carlo Fattorini - Percussioni
Daniele Di Noia - Basso
Emanuele Ranieri - Chitarra
Ensemble danse di Savona - Balletto
Francesco De Renzi - Tastiere
Gabriela Guardiola - Sinth
Jerry Cutillo - Voce, flauto, chitarra e balalaika
Jose Melon - Voce e recitazione
Lincoln Veronese - Chitarra
Luca Leonori - Batteria
Maartin Allcock - Chitarra
Marco Viale - Sinth
Mauro Delorenzi - Basso
Mauro Gregori - Percussioni
Michele Vurchio - Batteria
Mirka Karakopoulos - Danze
Sainkho Namtchylak - Voce

La set list

-My God
-What’s that sound
-Murfatlar
-Forest Cathedrals
-When rock was young
-Parallel dances
-Prog medley
-Danse macabre
-The Hare who lost
-A passion play
-Mongolian mix
-Sainkho solo
-L’ombra delle danze
-I am the Shaman
-Koongoorei
-My song
-Erge chokka
-Baba Gaia
-Sibirsky ska
-Locomotive breath
-Kaar deerge
-Siberian man