giovedì 30 ottobre 2008

Supertramp


I Supertramp nascono nel 1970 in Inghilterra.

Promotore della band è il pianista Rick Davies che, dopo un annuncio su un giornale, conosce e inizia a suonare con il chitarrista Roger Hodgson, di sei anni più giovane di lui; il nome che i due ragazzi britannici scelgono per la formazione dipende, tra l'altro, dal titolo del romanzo 'The autobiography of a super-tramp' scritto ad inizio Novecento dal poeta gallese William Henry Davies, che condivide col primo leader del gruppo il cognome.
I due raggruppano in poco tempo gli altri componenti che servono per incidere un disco e danno alle stampe 'Supertramp', album di discreta fattura e dal sapore progressive che però ha pochissimo riscontro commerciale.
Decisi a sfondare, Davies e Hodgson licenziano i due ragazzi raccolti in fretta e furia e fanno spazio a tre nuovi artisti, Frank Farrell, Dave Winthrop e Kevin Currie: il risultato delle nuove collaborazioni è 'Indelibly stamped', disco più facile e fortemente influenzato dai Beatles che però si rivela un altro mezzo flop.
E' tempo, quindi, di un'altra rivoluzione nella formazione, che però da lì in poi, e per più di dieci anni, non verrà più toccata: a Davies e Hodgson si affiancano, infatti, il bassista Dougie Thomson, il sassofonista John Helliwell e il batterista Bob Siebenberg, che insieme formano la line-up classica del gruppo.
I risultati sono immediati e positivi: 'Crime of the century' infatti raggiunge la quarta posizione nella classifica inglese trascinato dal singolo 'Dreamer'. Ormai macchina da singoli, nella seconda metà degli anni '70 i Supertramp inanellano un crescendo commerciale impressionante, arrivando a sfondare definitivamente con 'Breakfast in America', che nel 1979 arriva in testa alla classifica americana e vende in tutto il mondo ben 18 milioni di copie.
A suggellare il successo ci pensa un doppio live registrato a Parigi, anche se la crisi è dietro l'angolo: '...Famous last words...' segna infatti l'addio di Roger Hodgson, che intraprende la carriera solista senza molta fortuna.


Capitanati dal solo Davies, i Supertramp danno così alle stampe 'Brother where you bound' nel 1985, 'Free as a bird' nel 1987, un best ed un live, prima di ritirarsi per qualche anno dalle scene. Dopo vari tira e molla, il ritorno avviene nel 1997 con l'album 'Some things never change' che, nonostante l'assenza di Thomson e l'entrata nella band di molti nuovi elementi più o meno ufficiali, vende 1 milione di copie e riporta l'attenzione sul gruppo.
Dopo un altro paio di live, a documentare i tour mondiali che il gruppo continua ad intraprendere, nel 2002 i Supertramp registrano l'album d'inediti, 'Slow motion'.
Il 2005 vede invece la pubblicazione di un'ennesima raccolta di successi storici del gruppo, "Retrospectacle-The Supertramp Anthology", compilata da Davies in persona ma con due inediti del periodo di Crime of the Century, la qual cosa fa di nuovo sperare in una ricomposizione del nucleo originario della band.
Nel 2006 Hodgson pubblica un live registrato a Montreal, sia in versione CD che DVD. Un'esibizione acustica in cui l'artista si alterna a Chitarra, Piano e Piano elettrico, accompagnato solo da un sassofonista/clarinettista.



Goodbye Stranger

video


Citazione del giorno:
"Non c'è mai stata una buona guerra o una cattiva pace"(Benjamin Franklin)


mercoledì 29 ottobre 2008

Cake


I Cake sono una band indie rock di Sacramento nata nel 1991

Hanno pubblicato molti singoli di successo estratti dai loro cinque album, a partire dagli anni novanta.
Nonostante la loro musica venga classificata come alternative o indie rock, i Cake miscelano nei loro brani diversi generi musicali, tra i quali funk, pop, rock, jazz, rap, country, usando testi bizzarri pieni di giochi di parole (opera del cantante John McCrea), riff di chitarre distorte molto orecchiabili e una tromba solista, suonata da Vince Di Fiore.
Il loro personalissimo stile è stato paragonato a quello dei They Might Be Giants, dei Talking Heads e dei Camper Van Beethoven.
Il bassista Victor Damiani ha lasciato la band nel 1997 ed è stato sostituito da Gabe Nelson, mentre il chitarrista Greg Brown ha lasciato la band nel 1998, sostituito da Xan McCurdy.
Anche Todd Roper ha lasciato la band per dedicarsi alla famiglia, dopo avere registrato Comfort Eagle.
I loro brani di maggiore successo sono "The Distance", "Never There", "Sheep Go to Heaven", "Rock 'n' Roll Lifestyle", "No Phone", "Short Skirt/Long Jacket" e il famosissimo remake alternativo di "I Will Survive" di Gloria Gaynor.
Recentemente la loro cover di Mah na Mah na di Piero Umiliani è finita al tredicesimo posto della classifica del New York Post delle migliori 100 cover di tutti i tempi, mentre I Will Survive è stata posizionata al numero 89.
Greg Brown e Victor Damiani, una volta fuoriusciti dalla formazione dei Cake, hanno fondato i Deathray.
(Da Sonorika)

The Distance

video


Citazione del giorno:

L'abuso e la disubbidienza alla legge non può essere impedita da nessuna legge (Giacomo Leopardi)

martedì 28 ottobre 2008

Sex Pistols



Per chi racconta di musica...

risulta impossibile, ignorare fenomeni che, seppur considerati minori( da me), hanno comunque rappresentato una svolta epocale ed hanno avuto largo seguito.
Non ho mai amato il Punk e quindi non l’ho mai seguito con attenzione, e conseguentemente mi risulta impossibile parlarne utilizzando mie esperienze.
Ma è stato un genere di rottura che ha fatto proseliti e quindi dedico volentieri qualche pensiero ai Sex Pistols.
Al di là dei soliti brani conosciuti ricordo bene un film visto recentemente, non so quanto fedele alla realtà, che racconta la vita di Sid Vicious, e indirettamente del gruppo.
Non sono riuscito ad arrivare alla fine , per la “violenza” delle situazioni e per il degrado presentato, credo inconcepibile per qualsiasi persona di buon senso.
Se è vero che a venti anni ero “uno stupido”, e che associo sempre il poco senno alla giovane età (non necessariamente, ma accade spesso), è anche vero che non credo esistano moti di protesta giovanile che possano portare a situazioni così estreme.
Non consiglio a nessuno il film …tutti sanno della fine di Sid al Chelsea Hotel.

Consiglio invece il filmato a seguire..un documento-riassunto significativo...

Per me, che arrivavo dalla complessità e dalla cura dei particolari della musica progressive, ascoltare l’easy listening e la pochezza di Rotten e soci era davvero scioccante.
Ma sono esistiti anzi, esistono di nuovo!!!

Raccolgo una breve biografia trovata in un forum.


I componenti originari furono Paul Cook (batterista), Glen Matlock (bassista), Steve Jones (chitarrista) e John "Johnny Rotten" Lydon (cantante), senza dimenticare il produttore Malcolm McLaren, vero "manovratore" del gruppo. Successivamente al posto di Matlock entrò nel gruppo Sid Vicious (il vero nome è presumibilmente John Simon Ritchie, ma non è mai stato confermato ufficialmente), divenuto famoso non per la sua abilità con il basso (in realtà quando entrò nel gruppo non lo sapeva suonare per niente) ma per la grande personalità anticonformista e ribelle e soprattutto per la scena.
Sid Vicious morì il 2 Febbraio 1979 nel suo appartamento di New York dopo un'overdose di eroina.


Il gruppo, convenzionalmente, si sciolse durate un concerto a San Francisco, il 14 gennaio 1978, quando Lydon abbandonò il palco e il gruppo, esasperato per il comportamento di Malcolm McLaren.
Nel periodo successivo allo scioglimento del gruppo e fino al 1985, il tecnico del suono del gruppo, Dave Goodman, fece uscire degli album spacciandoli per pezzi dei Sex Pistols inediti (come Land of Hope and Glory) e alcune registrazioni live rimaneggiate (come la prima versione del Live in Chelmsford Prison).
Questa produzione viene generalmente attribuita al gruppo fantasma Ex Pistols, e non è assolutamente da considerare materiale del gruppo originale.Quindi rimasero in vita per poco più di due anni, ma stupirono tanto la società di quel tempo con i loro ideali, ed ancora oggi vantano parecchi estimatori.
A causa della loro breve attività, l'unico album inciso in studio direttamente dal gruppo è Never Mind the Bollocks, Here's the Sex Pistols.
Tutti gli altri album usciti a nome del gruppo sono antologie, live o bootleg, o la famosa colonna sonora del film "The Great Rock n'Roll Swindle, contenente diversi pezzi inediti e diverse versioni di famose canzoni dei Sex Pistols.
Il gruppo organizzò una reunion con la formazione originale nel 1996 intitolandola "Filthy Lucre Live ("Concerto a scopo di lucro!") e una in occasione del Giubileo della Regina del 2003 (dichiarandosi indignati per non essere stati invitati al concerto organizzato per l'occasione).
Nel 2001 esce il film/documentario "Oscenità e Furore" (titolo originale: "The Filth And The Fury") diretto da Julien Temple, dove vengono intervistati i membri del gruppo, ripercorrendo la loro storia con video e live inediti.
Da segnalare anche il precedente lavoro rigurdante i Sex Pistols firmato Julien Temple: "The Great Rock n'Roll Swindle", girato nel '78, da cui è stata tratta la omonima colonna sonora.
Il 24 febbraio 2006 sono stati inseriti nella Rock and Roll Hall of Fame (hanno rifiutato il riconoscimento ma verrano inseriti comunque).
I Brani piu famosi sono: Anarchy in the UK, God Save the Queen, Pretty Vacant, Belsen Was a Gas, Holiday In The Sun .

video

Citazione del giorno:
"Una società di atei inventerebbe subito una religione" (Honorè De Balzac)



sabato 25 ottobre 2008

La Convention (e divagazioni) di Lorenzo Costantini


A completamento del post precedente...

dedicato alla Convention dei Tull ad Alessandria, propongo un commento di Lorenzo Costantini, musicista degli OAK.
Non è scritto appositamente per me, ma sono confidenze che ha fatto ad amici e che mi sono arrivate indirettamente.
Nei fatti, ho assemblato due mail, la seconda indirizzata a me, e gli ho chiesto il permesso di pubblicare il suo sentimento.

Eccolo

"A caldo sento di scrivere queste righe, dopo:
aver mangiato una pizza margherita
bevuto due bicchieri di Rosso di Pitigliano
mangiato alcuni cioccolatini di Alessandria
bevuto due grappe Nardini da 50°
la sconfitta 4 a 0 della Roma
raccontato a vicini e parenti l'avventura di Alessandria
aver letto il "Magical Mistery Tull" di Aldo
il raffreddore ecc. ecc.
E visto che si dice "in vino veritas", fuor dalla retorica cerco di dire quello che penso, a cominciare dai ringraziamenti:
a Jerry che ha dato inizio a questa avventura.
ad Aldo Wazza Kanazza (& Gemma) che è stato l'artefice delle trionfali trasferte degli OAK.
a tutti gli OAK, che hanno contribuito ognuno con la propria personalità a questo misterioso viaggio tulliano.
Quando è iniziato l'ultimo progetto degli OAK, un pò scherzando un po’ meno, abbiamo detto (e scritto) che iniziava la ricerca del "Holy Grail".
Alla Convention dei Tullianos di Barcellona, Martin Allcock mi ha confermato che anche i Tull quando "giocavano" (nemmeno troppo) parafrasavano i cavalieri della tavola rotonda alla ricerca dell’ "Holy Grail", da cui i soprannomi di Martin "Lacelot" Barre, Barrie "Barrimore" Barlow", Jeffrey " Hammond" Hammond and so on...
Erano i Cavalieri della Tavola Rotonda, senza macchia e senza paura, che a quell'epoca, a cavallo tra Aqualung e Thick As A Brick, dovevano non solo conquistare l'Holy Grail, ma cambiare il corso della Moral Melee che scorreva tra i Wise Men dell'epoca.
Forse i Jethro non ci sono riusciti, e forse neanche noi, ma la carica e la voglia di suonare che ho visto negli occhi di Glenn Cornick e soprattutto del "cavaliere" Barrimore mi hanno fatto riandare a quell'epoca, a quella storia a quelle sensazioni, a quelle speranze.
Per me la musica dei JT rimarrà sempre la musica "ribelle" per eccellenza per quanto Mr. Ian Anderson si sforzi di annacquarla.
Devo dirvi che mi ha colpito e mi fa riflettere quello che mi ha detto Rita, che è rimasta "affascinata" da Ian, che non aveva mai visto in precedenza, e che pur limitatamente a quello che ha fatto e senza voce le ha trasmesso comunque l'essenza di un grandissimo artista.
Questo mi porta a riflettere sul fatto che i miei/nostri JT sono ineluttabilmente cambiati, che il distacco di Ian Anderson rispetto agli altri musicisti rispecchia la sua esigenza di non lasciarsi ingabbiare nel passato. Non lo so se è l'opzione più giusta, altri gruppi hanno perseguito ben altra coerenza e anche maggior fortuna, basta pensare all'ultimo concerto dei Rolling Stones a Rio davanti a tre milioni di persone!
Non lo so, a questo punto sospendo il giudizio. Per come la vedo io c'è un valore aggiunto in quello che è stato fatto negli anni 70, però Ian ha il diritto di scelta, anche se gli altri musicisti sembravano una truppa in cerca del condottiero che la riporti ai fasti del passato, mentre il condottiero è preda di un incantesimo da cui non si sa se e quando si risveglierà!
Certo, se Ian fosse venuto nella fossa dei leoni degli OAK, forse si sarebbe svegliato, sarebbe piombato sul palco, ci avrebbe condotto alla conquista del Sacro Graal!
Ma questa è un'altra storia, rimane il fatto che Alessandria è stata una grande avventura per la quale ringrazio ancora (insieme a Rita): Aldo (& Gemma), Jerry & His Family OAK, senza i quali tutto questo non sarebbe stato possibile!
Ringrazio anche tutti i Tullians per l'affetto dimostrato (soprattutto i ragazzi di Tivoli e gli altri del pulmino), Josè e Gabriela, tutti gli ex componenti dei Jethro Tull (in particolare Glenn e Barrie che hanno suonato con noi), Aldo Tagliaferro, e Taulino e i Beggars Farm per quello che hanno fatto
".

Ma chi è Lorenzo Costantini?

Lui si descrive così.

…anch'io sono un vecchio (anche di età) appassionato di musica.
Ho iniziato alla fine degli anni '50 con gli Shadows di Hank Marvin per poi arrivare agli Stones, Beatles, Kinks, Yardbirds, Hendrix, Yes, fino ai Tull, che ho seguito con passione fino al '74.
Questo è stato per me un anno di svolta in molti sensi: mi sono sposato, è arrivata la prima figlia, la musica stava cambiando,così come i nostri JT, che ho visto nei tre concerti di Roma del 1971-72-73.
In quel periodo anch'io ho smesso di suonare e ho ripreso solo negli anni '90; poi nel 2005 l'incontro con Jerry e la possibilità di suonare i "miei" mitici JT.
Ne sa qualcosa mia moglie Rita alla quale negli anni '70 facevo ascoltare solo musica dei Jethro, in particolare Stand Up, Benefit, Aqualung e TAAB, che ho praticamente consumato sul giradischi!
Barrimore Barlow ad Alessandria ha dato un piccolo esempio di cosa potevano essere i JT dell'epoca dal vivo.
Il Rock richiede molta, molta energia.
All'epoca poi c'erano anche delle forti motivazioni ideali e politiche, era un periodo di grandi trasformazioni.
Oggi a mio parere quel tipo di motivazioni si è spostato su altri generi musicali: musica etnica, hip pop ecc. che però non hanno l'espressività e la complessità del blues/progressive/rock per poter creare quello che creavano i JT (e altri grandi come Led Zeppelin ecc.).
Allora non c'era la commercializzazione della musica che esiste oggi, dove anche i gruppi più originali e trasgressivi vengono assorbiti nella melassa di MTV, dei Grammy Award, diventando fenomeno di moda buono solo per le ragazzine.
Quando venivano i JT a Roma, l'unica pubblicità erano i manifesti, i dischi si compravano con una sorta di passa-parola, non c'era, e forse era un bene, alcun rilievo da parte di radio e tv.
Però c'era una massa di giovani assetata di grande musica che si appagava nell'acquisto dei dischi in vinile, in attesa dei grandi concerti: al palasport di Roma, come in altri luoghi, quasi tutte le settimane c'era un grande evento: Jethro Tull, Deep Purple, Yes, ELP, Pink Floyd, King Krimson ecc.
Ho avuto la fortuna di vederli quasi tutti (tra cui i Rolling Stones nel '67 al palasport, Jimi Hendrix nel '68 al teatro Brancaccio (dove nel 71 sono approdati anche Jethro Tull, Yes, Uriah Heep ecc.), poi ancora Genesis, Soft Machine, Van der Graf Generator, Colosseum, Focus ecc. nel '71/72 al Piper Club.
Su Ian Anderson vorrei aggiungere che da un parte c'è sicuramente il suo problema alla voce, per cui non si può permettere più certi "eccessi". Però, e su questo mi ha fatto riflettere mia moglie Rita che non lo aveva mai visto in precedenza, quindi non condizionata da altre esibizioni, Ian è un grande artista che ha il bisogno/diritto di andare avanti, di progredire; forse è sbagliato cercare in lui quello di una volta, bisogna prendere quello che è oggi.
Nel concerto di Alessandria, negli abbinamenti tra musicisti e brani (penso decisi da Anderson), traspariva la volontà di Ian di dimostrare che quella musica, così grandiosa, è stata concepita, scritta ed arrangiata da Lui stesso, e che gli altri fossero degli esecutori al servizio di quella musica, che solo Ian ha il diritto di decidere come eseguire, senza legarla più di tanto alla capacità, alla personalità dell'esecutore o all'epoca in cui fu scritta.
La controprova è che altrimenti avrebbe dovuto far suonare Bourèe a Glenn Cornick e Aqualung a Barrimore Barlow, e non lo ha fatto nonostante Glenn sia entrato sul palco durante l'esecuzione di Bourèe e anche Barrimore dava segni di "insofferenza" ascoltando Gerry Conway su Aqualung.
Anche per me la convention di Alessandria è stata una bellissima avventura, frutto anche di un grande sforzo organizzativo di cui sicuramente i Tullians possono essere orgogliosi, perché mobilitare Ian Anderson, otto musicisti dei J.T., tre tribute band, centinaia di fan e persone appassionate dei JT, il tutto in uno scenario importante come il Teatro Comunale di Alessandria, beh era difficile fare meglio.”


Immagino che potremmo stare ore ad ascoltare le storie , gli aneddoti, ed il pensiero di Lorenzo.
Cercherò di carpirgli altri ricordi, ma spero presto di vederlo suonare.

Un piccolo aneddoto di Alessandria.
Abbiamo passato la serata precedente allo stesso tavolo , ma non avevo assolutamente capito che fosse un musicista , così come non sapevo di Claudio Maimone, che era proprio “in front of me”.
Poi l’ho sentito al check sound e alla fine ci siamo scontrati nei corridoi .
Gli ho fatto i complimenti e lui, nonostante l’’esperienza , si “nasconde” un po’ e mi dice :

Grazie…macciavevo en po’ de raffreddore…”
Grande Lorenzo.

video



Citazione del giorno:

"Quello che conta non è tanto l'idea ma la capacità di crederci fino in fondo"(Ezra Loomis Pound)

giovedì 23 ottobre 2008

Convention Jethro Tull , Alessandria 18 ottobre 2008



Per tutti i fan dei Jethro Tull la Convention di Alessandria ...

svoltasi sabato 18 ottobre 2008, era un appuntamento da non poter mancare.
Si ha sempre l’impressione che potrebbe essere l’ultima occasione, anche se
 Ian Anderson sta dando a tutti innumerevoli speranze che i limiti di longevità artistica si possano dilatare sino ad arrivare a confini insperati.
Per me era la seconda Convention dopo quella di Novi Ligure, nel 2006, e in questi due anni ho avuto modo di entrare un po’ più nell’intimo di questo mondo tulliano, attraverso i miei scritti, attraverso il forum de” Itullians”, attraverso amicizie nate spontanee e aventi come denominatore comune l’amore per un particolare tipo di musica, che per quelli come me ha il significato della colonna sonora generazionale.
Ora, a distanza di ventiquattrore, sono qui a chiedermi, ancora stordito, che cosa mi rimane, che significato generale posso dare a quanto vissuto per un giorno e mezzo.
Il giudizio sulla riuscita di un evento simile può trovare tante risposte, magari contrastanti, magari piene di distinguo e di colori sfumati.
L’organizzazione è complicata e trovare consensi assoluti credo sia missione impossibile, ma mi immagino che chi ha diretto l’intero evento debba dare e darsi un voto dopo aver valutato una serie di elementi che per noi spettatori rimangono nascosti .
Ci saranno bilanci da far quadrare, problemi tecnici, incomprensioni, piccole o grandi liti, e chi più ne ha più ne metta.
Ma per la maggior parte dei presenti l’importante era la musica, l’atmosfera anomala, la ricerca di conferme, la voglia di trovare degli amici.
Io ho passato ore indimenticabili e cercherò di descrivere minuziosamente ciò che ho provato, convinto che non sia un argomento di interesse generale, ma sicuramente apprezzabile (almeno negli intenti) da chi era presente, e forse anche da chi non è riuscito ad esserci, ma avrebbe voluto.
Proporrò aneddoti, filmati e considerazioni personali che, ci tengo a sottolinearlo, non possono avere valore assoluto, ma sono il frutto di uno stato d’animo che si prova raramente, purtroppo.
Soffermarmi sui dettagli risulterà noioso per alcuni, ma voglio essere certo che quando a distanza di tempo andrò a rileggere questo resoconto, riproverò parte delle emozioni vissute.
Inizio da una considerazione di carattere generale.
Ad un certo punto del concerto qualche spettatore ha “spinto” per avere sul palco Ian, e Taulino ha ricordato a tutti che la Convention era dei Jethro Tull(e non del solo Anderson, aggiungo io).
Ecco, mi sento di dire che non è stata la kermesse di Ian Anderson.
LUI compare periodicamente nei discorsi dei presenti, e se è vero che si parte dalle critiche più disparate, che iniziano dalla musica e dalla voce, per arrivare ad elementi personali, alla fine arriva sempre l’assoluzione che sa tanto di “giustificazione a prescindere”… lui è il motivo per cui esiste questo nostro mondo tulliano.
Ma l’aria che ho respirato mi ha fatto pensare che il tutto sopravviva per effetto delle ramificazioni di Ian, che esista ormai una specie di soggetto che si autoalimenta attraverso la passione e l’impegno di tanta gente, e per quello che mi riguarda sarò ugualmente un partecipante entusiasta della prossima Convention, anche senza il RE in persona, impegnato magari in un’altra parte del mondo, ma sicuramente presente con lo spirito.
Ma andiamo con ordine, seguendo una certa cronologia.


La preparazione alla Convention

I miei concerti nascono molto tempo prima della vera data, sia dal punto di vista emotivo che da quello organizzativo. Per questa occasione avevo già messo in conto di non poterci essere, ma col passare del tempo uno spiraglio si è aperto e quindi avevo programmato la partenza per la mattina del 18, con l’intento di pranzare con tanti forumisti con cui ho rapporto quotidiano, senza peraltro averli mai incontrati.
Venerdì mattina (venerdì 17, ma la superstizione è stata messa da parte), colto da raptus improvviso, decido di essere ad Alessandria già alla sera, per poter incontrare chi parte da lontano e obbligatoriamente deve arrivare con anticipo.
In pochi minuti prenoto un hotel in città, non prima di aver informato (eufemismo che nasconde i verbi più disparati) la mia paziente moglie che capisce il mio picco di pazzia tulliana.
Arrivo ad Alessandria nel tardo pomeriggio. Dista quarantacinque minuti da casa mia, ma realizzo che non l’ho mai visitata. Mi metto in contatto con Eddy ( Lifeisalongsong), administrator del forum, che da Trieste arriva con parte della famiglia. Ovviamente è presente la figlia Emma (Fallen Angel Scarlet) creatrice materiale dello spazio messo a disposizione dal webmaster del sito, oltre alla moglie Emanuela.
Ci ritroviamo davanti all’Hotel Europa dove la colonia romana ha preso posizione.
Ci sono diversi gruppi davanti all’entrata e supponiamo che siano li per lo stesso motivo.
L’impasse si interrompe quando una faccia conosciuta, legata ad un nome mitico nell’ambiente, ci viene incontro. E’ Aldo Pancotti, ovvero 
Wazza Kanazza, che ci saluta e ci accompagna verso il resto della truppa da lui organizzata e condotta sino ad Alessandria. Ciò che segue, come altre cose che racconterò, è a beneficio di occasionali lettori, non certo per i frequentatori dell’ambiente, e capisco che per gli introdotti leggere mie note su personaggi conosciuti come W.K. possa sembrare superfluo, ma nella veste di cronista dell’evento preferisco registrare anche il conosciuto.
Aldo è una persona super nota nell’ambiente, cultore della musica dei Jethro e non solo, e possessore di rarità musicali. E’ lui che ha regalato a Ian Anderson 160 DVD che ripercorrono la storia di questo gruppo, materiale che era forse inedito anche per Ian.
Sulle sue spalle anche responsabilità organizzative e gestione del merchandise, nonché l’ideazione delle grafiche di alcune magliette che si trasformano poi, con l’andare del tempo, in oggetti di culto.
E’ la prima volta che gli parlo direttamente, anche se ci siamo spesso scritti, e credo che la raccolta dei suoi aneddoti e delle vicende musicali da lui vissute, potrebbero formare un libro di considerevoli dimensioni. “Aldo, ma quando mi concederai un’intervista?”.
La sua simpatia colpisce immediatamente e la sua conoscenza resterà per me uno dei momenti più piacevoli della Convention.

Ci presenta agli altri, iniziando dalla moglie Gemma, che dice di aver conosciuto attraverso CIAO 2001 (e già questo sarebbe argomento da approfondire, senza volere scavare nel privato).
Passando da mano a mano scopro che qualcuno mi conosce (“ah... il blog di Athos!”) , e trovo “Tundra-Fra”, con cui avevo dialogato sul doppio forum , Jethro e Finardi.
Sembra un reunion di amici e la conclusione ideale è la cena, prenotata da Eddy, in una trattoria da ricordare.
Il gruppo romano si sposta con un pulmino, all’interno del quale si trovano alcuni protagonisti on stage della giornata successiva.
Sto parlando del gruppo degli OAK, che conoscevo solo di nome e fama, ma che rappresenteranno, a consuntivo, una felicissima sorpresa.
E’ una cena allegra, fatta di battute e divertimento, con qualche aneddoto di Wazza e qualche timido canto stimolato da un fisarmonicista che si aggira tra i tavoli.

video

Jose’ dei Tullianos (colonia spagnola) ci offre una bottiglia per celebrare il suo compleanno.
La serata è un buon antipasto, in attesa del pranzo e della cena del sabato.
Ma quali sono gli ingredienti della Convention? Quali gli artisti?
Vediamo l’elenco.
Il programma.

La giornata inizia ufficialmente alle 15 .30, con l’esposizione delle rarità ed il merchandise.
Contemporaneamente, nella ridotta sala Ferrero (forse 200 posti?) si parte con le cover band:
Sossity e OAK con vari ospiti.
Per la serata è prevista l’apertura dei Beggar’s Farm a cui seguiranno le miscele più impensate, che vedranno come protagonisti, oltre ad alcuni artisti pomeridiani, anche i seguenti Jethro D.O.C.:

Ian Anderson
Mick Abrahams
Glenn Cornick

Jeffrey Hammond-Hammond (ma lui si presenterà soltanto, senza suonare)
Barriemore Barlow
Dave Pegg
Gerry Conway
Jonathan Noyce
David Goodier

Ma facciamo un passo indietro.
Sono le 9.45 , e dopo un breve giro nella downtown qualcosa mi spinge verso l’entrata del teatro.
Vedo un po’ di movimento e riconosco alcuni romani della sera prima .
"Armeggiano" attaccati ad un’auto, nel senso che aiutano a scaricare del materiale.
La mercanzia trasportata è merce davvero rara, e cioè una collezione incredibile di dischi, poster, immagini e oggetti di ogni genere, legati ai Jethro.
Tutta roba da esporre e in parte vendere .



video

Sin qui tutto relativamente normale: esiste un appassionato esasperato (non me ne voglia Alessandro, io sono orgoglioso quando mi giudicano così) che propone i suoi cimeli.
Ci salutiamo, come se ci conoscessimo, ma è la prima volta che lo vedo.
La cosa strana è che
 Alessandro Gaglione, lavora di fronte a me, e abita a 10 km da casa mia!!
Gli chiedo:" Ma come è possibile che non ci conosciamo? "
La Tullianite è malattia contagiosa che tende a aggregare chi ne viene colpito!!
E se formassimo una colonna savonese?
Il concetto si rafforza quando scoprirò più tardi che è presente un altro mio concittadino che contribuisce fattivamente alla causa, Fulvio Bava, fornitore di molte foto utilizzate nelle fanzine, e anche lui mio dirimpettaio lavorativo.
Da approfondire.
Mi intrufolo, anche se non è mia abitudine, e per giustificare la mia presenza do una mano nell’allestimento dei tavoli.
L’emozione aumenta.
Si incrementa poi a dismisura quando sento un flauto.
Mi affaccio dalle tende che sono in fondo alla sala principale e vedo i musicisti in prova.
Tra loro Ian, che riesco minimamente a riprendere mentre da disposizioni agli altri musicisti.


video

Incredibile poter fissare per sempre le prove di sua maestà!
Speriamo non mi chieda i diritti!
Arriva Wazza e compro subito la maglietta della Convention, quella da lui ideata e realizzata da Glauco Cartocci.
La indosso immediatamente, in sostituzione di quella acquistata al concerto di Milano, ed è un vero atto di coraggio.
Io acquisto t-shirt in occasione di ogni concerto, ma poi non ritengo mai adeguato indossarle, e finiscono appese nel mio garage fatto di cimeli, unitamente ai biglietti di entrata.
Da segnalare che l’acquisto della maglia da diritto al poster ufficiale, ed è questo davvero un bel ricordo.
A completamento una ricca brochure, molto esaustiva dell’evento, annessa al ticket di entrata.
Giro per il teatro e apro qualche porta di emergenza per far entrare qualche amico.
E’ tutta gente che ne ha titolo, a mio avviso, persone con cui ci si dirige nella sala prove degli OAK, la stessa sala dove si esibiranno nel pomeriggio.
Il check sound mi da la misura della valenza di questi artisti, ed assistiamo in religioso silenzio a ciò che viene proposto.
Francamente mi sento molto “a casa mia” ed il tutto si completa quando ci raggiungono altri forumisti che conosco solo di nome, Damiano –McHeyre e Giampiero-Hamrin (grazie per il cd che mi hai portato!).
La mattina vola e perdiamo la cognizione del tempo.
A ricordarci l’orario è il nostro stomaco che protesta e così ci rifocilliamo in una pizzeria del centro.
Nell’occasione si aggiungono a noi Raffaella –Maga Magò e consorte.



Lo spettacolo pomeridiano.


I primi ad esibirsi sono i Sossity , un duo formato da Paul Forrest , cantante e polistrumentista e Marcie Schreier, cantante e flautista. Li ritroverò a tratti la sera, sul palco maggiore. Paul ha la stessa mimica di Ian (tipico dei frontman jetrocoverizzati), ma ha anche la stessa identica voce (di un tempo) e questo, udite udite, non è l’estrema ricerca della clonazione, perché quando parla, tra un brano e l’altro, la voce è sempre quella, il timbro sempre lo stesso.
Ascoltandolo a ora tarda, mentre cantava “Beggar’s Farm”, ho provato a chiudere un attimo gli occhi, e sono tornato indietro di molti anni.
E questa è solo una nota oggettiva, che non ha lo scopo di affondare il coltello nella ferita già profonda. A me sono piaciuti molto ed ho acquistato il loro materiale per approfondire.
Viene poi il turno degli OAK, quelli di Roma, quelli incontrati la sera prima.
In realtà le persone sul palco si sostituiranno con una certa frequenza rispetto al gruppo dello start, per cui sarà facile vedere il cambio alla chitarra, al basso, alla voce e alla batteria. Tra le tante persone che si sono avvicendate, nota di rilievo per un 
Glenn Cornick inguardabile, o guardabilissimo, a seconda dei punti di vista, per effetto della sua cresta tricolore, e per Barrie Barlow , un gigante con le bacchette in mano.
Nei i vari mix, anche la presenza dei 
Sossity e di Josè .
Ma la vera rivelazione, almeno per me che non lo conoscevo, è 
Jerry Cutillo.
Da quindici anni guida questo gruppo che, da quanto visto e sentito, non è solo “copiatore “ di altra musica, ma anche propositore di grandi novità.
E’ anche l’unico che si può accostare pienamente a Ian, nella ripetizione del ruolo, in quanto cantante, chitarrista (balalaika compresa) e flautista.
E' inoltre un animale da palcoscenico e si muove con spettacolarità ed energia.
Ci propongono uno spettacolo completo, con balli, travestimenti, musica e mimica da cabaret. Un grande voto a questo gruppo, nessuno escluso, compresa la piccola Isabel (sperando di non sbagliare nome). La set list è variegata, e comprende brani che non siamo più abituati ad ascoltare dal vivo.
All’interno, una canzone scritta da Jerry, che non sfigurerebbe in nessun album prog di musicisti più affermati. Ma la mia preferenza va a “My God”, ovvero il brano dei J.T. che più amo, e che nell’occasione presenta un fraseggio centrale di flauto che non avevo mai sentito, davvero coinvolgente, probabilmente un tocco personale di Jerry .

video

Io registro tutto il possibile, impegnato nella gestione delle batterie della videocamera, sempre inadeguate, e delle video cassette, sempre poche.
Arriviamo in un lampo alla fine (tre ore volate via in un attimo) e guadagno il palco per qualche foto, mentre Jerry mi impresta la sua balalaika per "regalarmi" un tono da musicista. Mi dirigo verso l’uscita e riesco a “carpire” due foto storiche.
La prima è con Glenn Cornick. Ne ho già una scattata nel 2006, ma questa con la testa variopinta è una chicca (peccato che nella foto manchi proprio la parte più colorata).


Gli dico:”Glenn ti ricordi? Mi hai concesso un’intervista via mail. Sono Athos!”. “Ah sì, facciamo una foto”, ma ovviamente è solo una concessione gentile e non ha idea di chi io sia.
La seconda picture credo sia davvero da collezione, perche farsi fotografare con Jeffrey Hammond-Hammond è cosa rara, visto che non fa più parte del giro musicale.
Il suo accompagnatore lo vuole portare via ma riesco a convincerlo, mentre Jeffrey appare frastornato e sembra non capire cosa stia accadendo e forse si domanda perché un padre di famiglia cinquantenne debba pretendere cose così… infantili.
E’ l’ora della cena ma a noi basta un sandwich seduti al bar annesso al teatro.
La gente aumenta a dismisura, ma riusciamo ad incontrare altri amici senza volto, sino a quel momento: Michele-
Chea, Darked Ages (suo figlio undicenne si innamora delle mie spillette dei Jethro e con grande piacere gli chiedo di sceglierne una), Michela, Goacer, The Wistler e sono sicuro di dimenticare qualcuno.
Non dimentico Michelangelo- 
The Pied Piper, appena arrivato dalla Toscana, con un dono per tutti noi, un suo lavoro musicale che ad un primo ascolto (in auto, sulla via del ritorno) mi pare di qualità. In ogni caso il solo pensiero avuto è di per se rimarchevole.
Così come da tenere in considerazione la sua idea di rivisitare i Jethro in veste rivoluzionaria.
Magari un Aqualung stile bossanova o Life is a Long Song con accenti metallici.
Sembrano bizzarrie, ma ho ascoltato i demo e se è vero che è un gioco, è altresì vero che è molto divertente e nello spirito del “
diamo i Tull alle masse”.
Rientriamo e prendiamo posto in platea, zona centrale, quella da noi scelta.
Tutto gremito.
Iniziano i 
Beggar’s, ma Taulino, in veste di organizzatore, lascia spesso il posto agli ospiti e introduce i vari cambiamenti.
Aldo Tagliaferro, il presidente sempre molto indaffarato, sale sul palco tenendosi in disparte, finendo poi per accentrarsi dietro richiesta specifica. Racconta succintamente cosa verrà proposto, cosa sono stati i Jethro e cosa rappresentano ancora oggi. Lo spettacolo decolla. Difficile raccontare dei Beggar’s come singola entità, della loro bravura e professionalità, perché esiste una base Beggar’s su cui tutti ruotano, dai Sossity a Cutillo, da giovani occupanti la sezione fiati, ai vari membri importanti. E il risultato è sempre di qualità.
Un tuffo al cuore quando troviamo assieme sul palco 
Cornick e Abrahams che duettano.
Un tuffo al cuore quando contemporaneamente troviamo 
Barlow e Conway.
Un tuffo al cuore quando
 Pegg imbraccia il mandolino e lo usa in Jack Frost, spingendosi poi sino a Locomotive Breath, nel bis.
Un tuffo al cuore quando vediamo
 Noyce e Goodier (sì , anche l’ultimo arrivato sembra ben amalgamato) che si danno il cambio accompagnando Ian.
L’aspetto tecnico, garantito dalla presenza di tanti professionisti, viene superato da quello emotivo, a cui non riesco a sottrarmi. Trovo poco importante raccontare la scaletta e descrivere i vari brani, anche se il dovere di cronaca mi impone di evidenziare che per questo importante anniversario è stato presentato “This Was” unitamente a “Heawy Horses”, pezzi del repertorio classico, più una rivisitazione degli anni ottanta. Da brivido. Ian è stato uno dei protagonisti, molto acclamato, venerato, guardato a vista con estremo rispetto.
Ci sia aspetta sempre che compaia dal nulla e lui puntualmente arriva (solo sul palco, per carità), ringrazia e da l’impressione di sentirsi a casa sua.
Sempre mattatore, sempre grande musicista, sempre trascinatore, sempre col collo proteso verso l’alto.



Dobbiamo solo ringraziare, ne sono convinto, non è retorica.
Però ribadisco il concetto già espresso, evidenziando che è solo il mio modestissimo parere: è la Convention di tutti, non la sua.


video


Il bis arriva come sempre e Locomotive Breath non ci coglie impreparati.
E’ fantastica l’immagine finale, con tutti i protagonisti uniti e abbracciati nel salutare, una linea che va da lato a lato e che occupa tutto il palco.
Peccato che mancasse Mike Abrahams.



Ci dirigiamo un po’ tristi verso l’uscita nella speranza di un prolungamento di serata.
Dave Pegg è già rosso in viso e la birra che ha in mano la dice lunga.
Provo a farmi fotografare e io e Eddy riusciamo letteralmente ad incastrare la sua testa tra le nostre. Sul suo doppio CD del 60esimo mi fa una dedica … da collezione.
Ma non è finita, c’è Abrahams che si lascia immortalare e anche con lui timbro il cartellino, come facevo da adolescente.




Siamo ancora in attesa, ma non sappiamo di cosa.
La speranza non muore mai e ci dirigiamo sul retro del teatro ritrovandoci direttamente sul palco (ma io me ne sono accorto solo dopo un quarto d’ora).
Li c’e’ ancora movimento. Troviamo Andrea Vercesi (che ci ha indicato telefonicamente la strada) e dopo uno sguardo a 360 gradi vediamo altri protagonisti.
Ultima foto con Goodier, Barlow e un Noyce pieno di bottiglie in mano, e poi è davvero finita.
Con una buona dose di tristezza ci congediamo ed Eddy mi porta al parcheggio dove ci salutiamo un’ultima volta.
Emma –Fallen Angel Scarlet ci ha canzonato tutto il tempo, cercando di farci sedere vicini per favorire la nostra”pazzia”.
Sì, forse non sono proprio nei miei centri se oggi mi sono sentito un adolescente!



I miei voti


-Mike Abrhams: l’unico straniero che si esprime dal palco in italiano e dichiara che l’Italia è la sua seconda patria. Voto 9 per lo sforzo e la sua dichiarazione di intenti.
-Michelangelo –
The Pied Piper: alla fine del concerto appare con il giubbotto a mò di gonna. La sua giustificazione è che si è rotta la cerniera dei pantaloni. Lo accalappio per farmi scattare la foto con Abrahams, e Michelone resta colpito dal gonnellino. Gli chiede :”Cosa è quelo? Pechè hai quela cosa davanti?” .
Pied è imbarazzato da cotanto interessamento e farfuglia qualcosa mentre io cerco di spiegare, ma mentre ci allontaniamo il chitarrista continua a dire (ridendo) :”
schifoso, schifoso”. Chissa’ che significato ha per lui!
Voto 10 a Michele per l’interessamento e un bel 10 a Pied che ha trovato uno sporco ma efficacie stratagemma per far parlare di lui il primo chitarrista dei Tull.
Lo avresti mai pensato ad inizio anni settanta?”.
-Athos, ovvero me stesso: una volta nei pressi di Pegg ho pensato anche io ad un subdolo stratagemma per colpire la sua attenzione, usando un azzardo che poteva portare ad una reazione negativa. Avendo la stessa testa lucida (lui un po’ meno a dire il vero) ho provato la carta della solidarietà e gli ho detto:” Dave, please, we have the same head, can I have a picture with you?” Fortunatamente la reazione è stata positiva e lui ha attaccato la sua testa alla mia (ed Eddy si è unito) ed ho ottenuto un altro splendido ricordo. Voto 9 a me per il coraggio e 10 a Pegg per aver capito che abbiamo lo stesso talento musicale, ovvero la stessa materia grigia contenuta in una testa priva di “hair”.
-Isabel (spero di nuovo di non sbagliare): è la più piccola del gruppo (4-5 anni?) e credo sia la figlia di Jerry. Si esibisce sul palco come ballerina e soprattutto resiste alle fatiche della giornata.
Voto 10 con lode.
-Wazza Kanazza: regala battute a destra e a manca, e cerca il bandolo della matassa che tende a sfuggire ogni cinque minuti. Alla fine perde pure la pazienza, ma una Convention senza di lui non la posso immaginare. Voto 9+
-Aldo Tagliaferro e Franco Taulino: organizzano qualcosa che resterà nella mia mente per sempre e questo vale ad entrambi un bel 10.
-Jerry Cutillo: artista sotto ogni punto di vista, 10 incondizionato (anche se vorrei citare tutti i membri della sua band).
-
Paul Forrest:10 per la voce rubata a Ian
-
Alessandro Gaglione: 10 per tutto ciò che possiede e per il fatto di essere savonese.
- 
Fulvio Bava: 10 per le foto che mi manderà e anche lui per essere savonese.
- I 
miei amici forumisti: senza voto (nel senso che hanno superato i limiti conosciuti), per tutto ciò che sanno dare, chiedendo poco in cambio.
-
Glenn Cornick : 10 e lodissimo per il look, rettifico, per il coraggio dimostrato
nell’adottare un simil look
-
Dave Pegg : 10 . In questi luoghi dove il vino regna sovrano, Dave ha dato dimostrazione di come una massiccia dose di birra possa far cambiare colore velocemente, senza ricercare tintarelle artificiali che durano ore.
Guardandolo da vicino forse ha esagerato con la dose, ma suona da Dio.
-
Il gruppo romano (quelli della cena di venerdì): voto 10 per la compattezza e la passione che li guida.
-
Un bel voto largo largo a tutti i Jethro , vecchi e nuovi, per il solo fatto di essere presenti (che è diverso da essere “partecipanti”).



Qualche rammarico.



Il disco This Was, primo del gruppo, vedeva come componenti, oltre ad Anderson, Abrahams, Cornick e Bunker.
A ben vedere tre quarti di formazione erano presenti e il disco è stato riproposto per intero.
Mi sarebbe piaciuto vederli suonare assieme, anche se le voci relative alle incomprensioni sono circolate e non tutte vedevano Ian come protagonista (anche questa è una grande fatica organizzativa).
Non mi è dato di conoscere la verità e non sarebbe di grande utilità conoscerla, ma rilevo che sarebbe stata una performance unica.
Altra nota dolente, ma questo è un fatto personale, è l’assenza di qualche amico , forumista e artista.
Sarebbe stata un’occasione per condividere un bel momento, sarebbe stata un’occasione per ascoltare altri grandi musicisti.



Conclusione e riflessioni.


La mia oceanica descrizione è arrivata alla fine e una riflessione è d’obbligo.
La musica è miracolosa. Da tempo gioco sui concetti del tipo ”azzeramento delle differenze”, “annullamento delle barriere generazionali”, “medicina miracolosa” che rende tutti uguali. Ci sarebbe molta retorica in queste affermazioni, se non fosse che abbiamo appena vissuto momenti di condivisione assoluta, senza una conoscenza reale di luoghi e persone, senza domandare niente di estremamente personale, lasciandosi andare a comportamenti inusuali e, per quanto mi riguarda, tornando per qualche ora indietro nel tempo. I problemi quotidiani, enormi per tutti, sono rimasti per un attimo nel cassetto, e ci siamo “donati”, ci siamo aperti, per lasciar entrare tutto il bene possibile. E se il bene si chiama musica non credo ci sia niente di “sacrilego”, essendo la musica compagna di vita nostra, di chi ci ha preceduto, e di chi verrà dopo di noi. I teatrini che si inseriscono in questo contesto, sono minima cosa rispetto al beneficio globale che ne deriva, e sono convinto di aver partecipato a qualcosa che resterà tra i momenti della vita da ricordare.
Questo mi riporta ai meriti di Ian Anderson.
Che ci sia o non ci sia ha poca importanza per me.
Lui ha creato tutto ciò che io e molti milioni di fan desideravamo con forza.
Nella mia adolescenza ho cercato con insistenza di sostituire i Jethro, di trovare alternative, di metterli in discussione, per il solo gusto del nuovo.
Ho trovato tanti meravigliosi artisti che ascolto ancora regolarmente, ma nessuno ha mai eguagliato 
LORO. Tutto questo ha poco di ragionato, ma fa parte della sfera istintiva.
Sono solito dire che quando ascolto un nuovo brano mi bastano trenta secondi per sapere se lo cancellerò dalla mente o se lo risentirò mille volte.
Ecco, i Jethro li ho risentiti miliardi di volte.
Grazie a tutti.