venerdì 16 maggio 2008

Suzanne Vega


Colmo un’altra mia lacuna raccontando qualcosa di Suzanne Vega.
Come al solito, il veicolo per queste mie “scoperte”è la lettura di libri a tema.
Suzanne è uno di quegli artisti di cui ho sempre sentito parlare senza poterla collegare ad un brano specifico.
Dopo aver annotato i nomi dei brani più famosi, si parte alla ricerca in rete ed ecco il solito:”…ah, era lei che cantava questa canzone!”
Luka”, che presento a seguire, è il classico esempio.

Qualche nota su di lei.
"Nella mia vita sono stata una baby-sitter, ho portato a spasso i cani, ho lavorato come animatrice di campeggio (insegnavo canzoni folk e disco dance), come rappresentante di cosmetici per la Avon (per una settimana circa), fattorina, bibliotecaria.Come costumista della compagnia teatrale del Barnard College ho lavato gli abiti di scena e ho stirato la tunica di Dio per i Drammi Storici".

Nel 1982 Suzanne Vega lavora come segretaria per l’ufficio stampa di una casa editrice; nel tempo libero si esibisce nei locali del Greenwich Village e, quando può permettersi il biglietto del pullman e una stanza di motel, in quelli delle cittadine dello stato di New York e del New Jersey. Armata solo di voce, chitarra e coraggio: nata in California nel 1959, un’adolescenza irrequieta nel quartiere portoricano di New York, convertita dalla danza classica al rock da un concerto di Lou Reed a cui ha assistito quasi per caso a diciannove anni( "Sognavo di diventare una cantautrice famosa"), racconterà in seguito, "per potermi prendere le ferie quando volevo e firmare ingaggi con qualunque college o locale che avesse voluto rischiare su di me".
L’understatement è probabilmente una delle chiavi del suo successo: di lì a quattro anni, farà registrare per due sere di fila il tutto esaurito alla Royal Albert Hall di Londra.
A forza di passaparola fra i fan e di recensioni lusinghiere sui giornali locali, si è conquistata l’attenzione delle major e un contratto con la A&M Records, e nel 1985 è uscito il suo primo album, "Suzanne Vega" (prodotto da Lenny Kaye, già chitarrista di Patti Smith): il successo è stato immediato e i critici l’hanno acclamata come capostipite di una nuova scuola folk femminile e raffinata.
Il secondo album, "Solitude Standing" (1987), trainato dal singolo "Luka" (la storia, raccontata in prima persona, di un bambino vittima di violenze familiari), scala le classifiche di tutto il mondo. Le canzoni di Suzanne Vega affascinano per il tono intimista e la potenza emotiva unite all’estrema sobrietà del suono e della struttura (il suo stile è stato paragonato al minimalismo di Raymond Carver); eppure sarà la rilettura in chiave dance di "Tom’s Diner" ad opera di un duo inglese a dare un ulteriore contributo al successo planetario del singolo pezzo e dell’album.
I successivi tre lp, "Days of Open Hand" (1990)," 99.9 F°" (1992) e" Nine Objects of Desire" (1996) non hanno eguagliato la popolarità di "Solitude Standing"; ma pubblico e critica continuano a riconoscere Suzanne Vega come una delle autrici più ispirate e influenti della scena cantautorale americana. Nel 1999 Suzanne Vega ha raccolto nel libro "The Passionate Eye" racconti più o meno autobiografici, canzoni inedite e poesie (che spesso legge sul palco nel corso dei suoi concerti: nell’autunno del 2000 ha tenuto addirittura un breve tour italiano di veri e propri reading poetici).
"Songs in Red and Gray", e’ uscito nel settembre del 2001.

Da un intervista di Paul Zollo.
Non mi piace l’idea che per essere un poeta devi startene in disparte e non puoi passeggiare per strada. La poesia dovrebbe essere parte della vita. Si dovrebbe mischiare tutto assieme.
Una volta ero in Texas, durante un tour, e la responsabile della casa discografica mi disse: ”Che ti andrebbe di fare?”, perché avevamo un pomeriggio libero. Io risposi:”Andiamo a fare shopping”.
E lei:” Oddio, che sollievo, allora sei una ragazza normale. Credevo fossi una poetessa. Credevo che fossi una musona, che saresti rimasta in camera tua a guardare fuori dalla finestra”. Era sollevata.
Sì, probabilmente sono una poetessa, ma sento davvero il bisognosi stare tra la gente, di osservare le persone e parlarci costantemente.