mercoledì 18 gennaio 2017

CONSORZIO ACQUA POTABILE + ALVARO “JUMBO” FELLA-“Coraggio e Mistero”


CONSORZIO ACQUA POTABILE + ALVARO “JUMBO” FELLA-“Coraggio e Mistero”
Black Widow Records - CD / 2LP

La Denominazione ufficiale è CONSORZIO ACQUA POTABILE + ALVARO “JUMBO” FELLA, l’album rilasciato Coraggio e Mistero”.
Inutile sottolineare come gli appassionati del genere progressivo, meglio se un po’ “antichi”, non abbiano bisogno di opera di convinzione che il mix tra due entità così rilevanti possa alla fine risultare esplosivo, nel senso più positivo del termine.

Alvaro Fella, fondatore dei mitici Jumbo, ha in comune con i CAP di Maurizio Venegoni il lontano punto di partenza - gli albori dei seventies -, un percorso breve - come accaduto a quasi tutti i gruppi dell’epoca - e un rinascimento in occasione del rinnovato interesse per la musica progressiva. Eh sì, in realtà è questo il vero collante: la passione per un genere che forse genere non è, o almeno non era nel momento in cui è nato, e solo nel tempo è stato caricato di nobiltà, che alla fine si traduce in immortalità.
Ma la forza di “Coraggio e Mistero” non è il frutto di una rivisitazione di un nobile passato musicale, bensì della voglia - probabilmente necessità - di creare attraverso idee fresche musica nuova, seguendo il DNA dei protagonisti.
E così emerge prepotentemente il mood di Fella, che lascia il segno con il suo modello interpretativo, che supera i canoni tipici del vocalist - estensione e timbrica - a favore di un atteggiamento quasi attoriale, utilizzato per urlare il disagio dei tempi, adesso come un tempo; a questa caratteristica si fonde quella dei CAP in toto, capaci di ricreare lo spirito più profondo del prog, e la somma degli ingredienti conduce a soluzioni inedite, ad un prodotto che non è copia di nessun altro ma può diventare esso stesso punto di riferimento.
Parlare di CAP significa addentrarsi in un organico di alta qualità, ma sono proprio Fella e Venegoni che, nell’intervista a seguire, evidenziano valori come quelli di Maurizio Mercandino (alter ego vocale di Fella) o della sezione ritmica formata da Gigi Secco (basso) e Maurizio Mux (batteria).

Il disco è presentato come la realizzazione di un sogno, ma nei contenuti esiste una concretezza che si afferra all’impatto, ed è sufficiente sfogliare il suggestivo booklet per rimanere incantanti e… invogliati a proseguire con l’ascolto.
Nella versione CD in mio possesso, quella con la presenza della bonus track “Sette e trenta (di mattina)”, sono presenti otto brani per un totale di circa 72 minuti di musica. Quantità oltre alla qualità.

Gli autori dei brani sono Fella e Venegoni, che scambiano esperienze e storie sul filo dei ricordi e della memoria, partendo dagli “appunti” personali di “Jumbo” sino allo sviscerare della tradizione in un contesto preciso, quello della campagna novarese, dove la serenità del quotidiano superava ogni tipo di disagio, e le parole del più esperto, rivolte ai più giovani raccolti spesso attorno ad un camino, creavano magie irripetibili, talmente forti da diventare oggi, dopo mezzo secolo, la base di un nuovo progetto.
Tra il rock molto articolato dei CAP e la forza espressiva di Fella nasce il disco perfetto, a cui non manca niente, dove anche gli aspetti più cari ai cultori del genere (art work e immagini) sono curati nei particolari: un perfetto bridge tra epoche diverse.
I messaggi proposti sono molto forti, spesso “nascosti” da metafore ed eleganza scritturale, e lo stesso titolo, “Coraggio e Mistero”, può essere considerato il simbolo di un contenitore che realizza un’immagine e al contempo fornisce giudizi e propositi, perché la consapevolezza è cosa poco utile se non è seguita dall’immediata reazione atta al cambiamento.
Ma non tutto può essere spiegato, capito, ricondotto alla logica, e in fondo lasciare spazi per la fantasia, la speranza, l’ignoto, resta il sale della vita, oggi come nel passato.

Alvaro Fella e i CAP sintetizzano tutto questo in maniera perfetta, risvegliando l’ascoltatore da ogni tipo di torpore, arrivando a toccare le corde più intime ed emozionali in brani come  “Ciao Alvaro (dove vai?” che, complice la tipologia di arrangiamento, mi è risultato particolarmente toccante.

Ho avuto la fortuna di poter anticipare l’ascolto del disco a fine ottobre 2016, quando è stato presentato ufficialmente a Genova, al Teatro Govi. In quella occasione  ho realizzato un medley del concerto, che propongo i lettori.

Album imperdibile!


Ecco cosa mi hanno raccontato Alvaro Fella e Maurizio Venegoni...

Ath: E’ uscito qualche mese fa “Coraggio e Mistero”, nato dalla collaborazione tra Alvaro Fella e i CAP: come nasce l’idea di unire elementi storici del prog italiano e creare brani inediti?

Fella: Con i CAP sono quattro anni che ci frequentiamo musicalmente: il tutto è nato da un messaggio su FB di Maurizio Venegoni che mi chiedeva se volevo cantare alcuni brani con loro, durante i loro concerti. Poi da un anno a questa parte è cresciuta l'idea di fare un disco insieme, e tutto è cominciato proprio con il brano che dà il titolo al disco, "Coraggio e Mistero", in cui la mia anima più rock si unisce a quella molto più prog di Venegoni e CAP; ne è uscito un brano, credo, molto coinvolgente, che secondo me unisce molto bene le due anime.

Venegoni: Alvaro e i Jumbo sono stati un mio mito di gioventù quindi, come ho più volte dichiarato, lascio immaginare cosa abbia potuto pensare quando mi ha confidato: "... dai, ho qualche brano nel cassetto, proviamo ad arrangiarlo tutti insieme e vediamo cosa ne esce...", e io: "... bello Alvy, anche noi ne abbiamo qualcuno in gestazione, proviamo a mettere assieme i due mondi!". Devo dire che l'intero lavoro ha visto grandi protagonisti i nostri Gigi Secco al basso e Maurizio Mux alla batteria, anche se il loro duro lavoro non si evince dalle note di copertina del disco. La loro matrice rock di annata, la loro creatività ritmica ha veramente arricchito e caratterizzato quanto di volta in volta Alvaro ed io recuperavamo dai nostri cassetti della memoria.

Ath: Qual è il filo conduttore del disco? Esiste concettualità di narrazione?

Fella: Alcuni brani sono miei e arrangiati insieme ai CAP e altri di Venegoni; in alcuni il filo conduttore è la memoria cioè, nel mio caso, si riferiscono a momenti personali che ho vissuto, mentre nel caso di Maurizio rivivono i racconti che faceva la sua mamma quando descriveva la vita che si faceva tra le due guerre nelle cascine lombarde, dove magari alla sera ci si riuniva davanti al camino acceso e si raccontavano episodi di vita vissuta o racconti fantasiosi… comunque il filo conduttore sono sicuramente il coraggio e il mistero che accompagnano la vita di tutti noi.

Venegoni: Come ho scritto nelle note di copertina, le storie, la voce di Alvaro, parlano del CORAGGIO, il coraggio insito nella sua voce graffiante usato contro storture e iniquità. Noi abbiamo raccontato del MISTERO, il mistero della voce del nostro cantante Maurizio Mercandino, il mistero di storie delle nostre terre che si tramandano di generazione in generazione. Ed è stato un percorso di due anni bellissimo, intrigante e pieno di fascino.

Ath: Alvaro, leggendo le note iniziali del CD, quelle in cui Maurizio Venegoni introduce i brani, emerge come “Coraggio e Mistero” possa essere considerato la realizzazione di un sogno: vale la stessa cosa anche per te?

Fella: Per loro il sogno forse è stato quello di condividere la collaborazione con un personaggio che avevano conosciuto solo nei solchi di un vinile negli anni ‘70 e che li aveva appassionati; anche per me è stato in fondo un sogno, perché avevo da tempo lasciato il mondo della musica con continuità, e il fatto di tornare su di un palco e in sala di incisione per un nuovo disco era lontano dalla mia mente, e ora mi sembra di non avere mai smesso.

Ath: Quali sono gli elementi di novità rispetto alla musica che proponevate un tempo?

Fella: Per me la novità più grande è rappresentata dal fatto di cantare brani scritti e arrangiati da terzi, cosa successa rare volte nella mia vita musicale, quindi entrare nelle emozioni raccontate da altri per me è stato molto costruttivo e coinvolgente, perché ho dovuto interpretare momenti  musicali diversi da quelli a cui ero abituato.

Ath: Vi ho visto recentemente dal vivo a Genova: avete previsto altri momenti di presentazione e pubblicizzazione dell’album?

Fella: La presentazione del disco, oltre che il canale della carta stampata nelle normali recensioni e quelle della rete, è fondamentale - specie per il prog - attraverso le esibizioni live. Per il momento abbiamo già presentato dal vivo il disco con un concerto al teatro Govi di Genova dove tu eri presente, poi un concerto al Teatro Lirico di Magenta, serata per me memorabile: a parte la grossa affluenza del pubblico, circa 500 persone, il concerto è stato condiviso con il mio gruppo storico, i JUMBO, e abbiamo suonato dal vivo dopo 45 anni tutto “DNA” con la formazione originale. Per me è stata una grande emozione: sono stato sul palco per due ore e mezza a cantare tutto "Coraggio e Mistero" con i CAP e tutto “DNA” con i JUMBO. Bellissima serata! Poi abbiamo ripetuto il concerto con tutto l'album al Planet Club di Roma, e sicuramente seguiranno altri concerti dal vivo per far conoscere il disco... il live è il modo migliore per proporre il tuo lavoro e poi il palco trasmette, sia all'artista che al pubblico, una emozione irripetibile, specialmente per uno come me che è stato tanto tempo lontano dalle assi di un palcoscenico.

Ath: Il disco è stato rilasciato dalla Black Widow Records: in quale formato lo si può trovare?

Venegoni: “Coraggio e Mistero” è uscito su etichetta Black Widow in CD Standard Edition e Limited papersleeve. La versione in doppio LP è uscita con un brano in più di 14 minuti. Oltre all'edizione standard sono uscite 100 Copie Limited con la copertina a poster raffigurante un quadro di Alvaro Fella realizzato negli anni '70 - uno spaccato splendido di quegli anni meravigliosi - più un 45 giri con un ulteriore inedito, una versione Super Limited con in aggiunta copertina del disegno originale su legno, il 45 giri con inedito e anche la versione CD a completamento. Un piatto succulento per veri appassionati (me compreso).

Ath: Chi si è occupato dell’affascinante artwork?

Venegoni: Un lavoro in team dove il batterista Mux  - e il suo studio di grafica promo-pubblicitaria - ha saputo rendere reale la mia spesso onirica follia. Vorrei anche citare il pittore Sergio Quaranta, che ci ha reso omaggio delle nostre immagini disegnate di copertina e l'amica Sammy Beati, che da lungo tempo mi asseconda in tutte le mie grafiche e visioni fotografiche (Book del quarantesimo compreso). E poi Pino e Alberto di Black Widow che ci hanno sostenuto nella globalità della proposta grafica.

Ath: Alvaro, quali sono state per te - se ci sono state - le difficoltà maggiori nell’entrare all’interno dei meccanismi collaudati e oliati dei CAP e inserirti come vocalist?

Fella: Non ci sono state molte difficoltà per entrare nei meccanismi dei CAP, anche perché avevamo cominciato suonando i brani dei JUMBO, quindi io sono entrato nel loro mondo e loro nel mio, poi ho trovato musicisti e persone meravigliose che hanno reso il tutto molto facile da condividere, anche con il loro vocalist Maurizio Mercandino, con cui nel disco ci scambiamo i momenti vocali: avendo uno stile diverso e una voce diversa, il tutto assemblato ha dato un risultato veramente ottimo, con una fusione perfetta dei nostri due modi di affrontare i brani.

Ath: Come definiresti la proposta “Fella  & CAP” per qualche giovane che non  avesse mai avuto l’opportunità di ascoltarvi?

Fella: Ai giovani amanti del prog consiglio di ascoltare "Coraggio e Mistero" perché credo sia un lavoro ben confezionato in cui non si fa il verso a gruppi storici del genere, tipo Genesis, Yes e affini, cosa che a volte corre il rischio di fare chi affronta questo genere musicale; abbiamo creato, credo, una nostra precisa identità, almeno questo è il mio pensiero, e poi consiglio di venirci a sentirci nei concerti dal vivo oltre a sentire il disco, non ci sarà da pentirsi!

Ath: Che cosa avete pianifica per il “vostro” futuro congiunto?

Fella:  Il nostro futuro lo conosce solo il Dio della musica, però credo che ci sarà continuità, sicuramente sul palco, e magari più avanti ci butteremo in un nuovo lavoro in studio... questo naturalmente se i CAP non si stuferanno di avermi tra i piedi!


TRACK-LIST CD
Coraggio e mistero: 12,00
Io ti canto:  6,13
Tra le scale e il cielo:  9,26
La strada:  6,33
La notte e il mulino di Al: 21,10
Ciao Alvaro (dove vai?):  4,33
Il cervo e la fonte:  7,01
Sette e trenta (di mattina):  5,44

TRACK-LIST DOUBLE LP
Side A:
Coraggio e mistero: 12,00
Il cervo e la fonte:  7,01

Side B:
Io ti canto:  6,13
La strada:  6,33
Ciao Alvaro (dove vai?):  4,33
Sette e trenta (di mattina):  5,44

Side C:
Tra le scale e il cielo: 9,26
Le sette stanze di Dimitrji: 14,58

Side D:
La notte e il mulino di Al: 21,10

LINE UP / MUSICIANS
Alvaro Fella: lead vocal, back vocal, acoustic 6 & 12 strings guitar
Maurizio Mercandino: lead vocal, back vocal, acoustic 6 & 12 strings guitar, bouzouki guitar
Silvia Carpo: “cat’s” lead vocal, witch vocal, back vocal, medieval recorders
Chicco Mercandino: wizard electric guitar, gibson 355 stereo electric guitar, tumiatti electric guitar, and he played also with violin-bow vs dogs
Massimo Gorlezza: gibson les paul custom electric guitar, ovation acoustic guitar
Maurizio “Mux” Mussolini: drum gretsch catalina ash, ufy and istanbul cymbals
Luigi “Gigi” Secco: rickenbacker 403 fireglo electric bass, eko b55 fretless bass, moog taurus III
Enrico Venegoni: piano, fender rhodes mark II, mellotron m400 (flute, strings and choirs)
Maurizio Venegoni: hammond l122, leslie lombardi 200w, minimoog model d 1972, fbc sinter 2000 vintage sinth, prophet 12 sinth, flute & bassoon (midiwind), highland bagpipe, breton bombard “C”
  

lunedì 16 gennaio 2017

Paul Roland – White Zombie



Paul Roland – White Zombie  - Realizzazione CD limitata e numerata
Dark Companion
  
White Zombie  è l’album in fase di rilascio di Paul Roland, artista britannico che ha esordito musicalmente in un periodo significativo, compreso tra la fine degli anni ’70 e l’inizio ’80, e che nel tempo è riuscito a diventare buon rappresentante di un filone che abbina la cultura più tradizionale ad elementi fantascientifici, al contempo capace di far propri aspetti che trascendono la materia e proseguono in profondità.
In questo caso specifico, se è vero che l’idea madre reca una firma certa, la squadra di accompagnamento, che supporta e interagisce con Roland, è tutta italiana: a seguire i protagonisti e i riconoscimenti ufficiali.

Sono diversi i modi che consentono la fruizione di un disco, e senza volermi addentrare in inutili dettagli mi sento di affermare che alla piena “non conoscenza” legata spesso al primo impatto, si può contrapporre la consapevolezza di ciò che si sta per ascoltare, ed è questa seconda modalità quella che considero di grande rispetto per chi crea e successivamente condivide. E di certo è la più soddisfacente.

Il progetto parte da lontano, dagli anni ’90, quando un giovane Roland, affascinato dal film “White Zombie”, del 1931 - con Bela Lugosi come protagonista -, pellicola di riferimento del cinema voodoo, inizia a scrivere le basi di quella che avrebbe dovuto essere la colonna sonora del film. Musica perlopiù strumentale, “con canti e cori che dipingevano la schiavitù di uomini ridotti dallo scienziato folle a zombie, automi per aumentare la forza lavoro nelle fabbriche”. Il tutto fu abbandonato per molto tempo, ma non dimenticato.
Il nucleo centrale è quindi composto da canti in francese-creolo, a cui successivamente sono stati aggiunti altri brani, creati da Roland dopo l’inizio della collaborazione con il “gruppo italiano” (Max MarchiniPaola TagliaferroAlberto Callegari…).
Una storia complessa, durata circa tre anni, di cui racconterò i dettagli nei prossimi giorni, con l’ausilio di uno dei protagonisti.
Questa piccola premessa è utile ad evidenziare l’entità del lavoro e la ovvia necessità di poterlo catturare nella sua essenza, senza banalizzazioni, avendo almeno idee basiche sugli intenti originali dell’autore.
Gli Zombie, quelli “veri”, sono legati alla religione del vudù - un misto di cattolicesimo e spiritismo africano - basata su elementi esoterici, sulla continua lotta tra il bene e il male, sui rituals, la moralità e gli elementi sociali: “Vudù” significa essenzialmente “spirito”, ed è proprio l’oltrepassare la materia che pare contraddistingua l’intero disco e, soprattutto, l’iter creativo, coinvolgente per tutti gli “attori”, tanto da diventare un’importante esperienza di vita.
E’ questo uno di quei casi in cui diventa imprescindibile l’elemento didascalico, perché potrebbe/dovrebbe scatenare la decisa interazione e il coinvolgimento, elementi che permettono di godere appieno di un album unico. Sì, unico!
Viviamo in un periodo poco florido per l’industria discografica, ma anche la fase creativa sembra essere un optional, e ciò riguarda anche i grandi della musica.
Il primo ascolto di “White Zombie” - preceduto dalle note informative di cui sopra - mi è bastato per dare forma ad un giudizio ben delineato che non si è modificato dopo i successivi due giri di giostra.
La positività del mio commento è legata alla creazione di un contenitore realmente innovativo ancorché fatto di essenzialità, e ciò che resta nell’aria - e perdura a lungo - è una sorta di mood magico costituito da una potente miscela di ingredienti che non appaiono soltanto tecnici, anzi.
I ritmi tribali (“Song Of The Black Toad”, “Ti Bon Voodoo”,  “Wanga Wanga”, “Sugar Mill Scene”, “Bitter Sleep”, “ Baron La Croix”, “Chant Of The Black Cokerel”, “Servant Of The Spirits”) sono esaltati da una voce caratterizzante come quella di Paul Roland - capace di riportare indietro nel tempo ma, soprattutto, di interpretare in modo quasi attorale la performance - coadiuvato nel compito specifico dalla “Gran Sacerdotessa” Paola Tagliaferro (e in un caso da Anna Barbazza), ma l’impressione è che l’incidenza dei singoli musicisti sia elevatissima, e non mi riferisco alle particolari skills di ognuno di essi, ma all’effetto “tassello giusto nel posto corretto” (e Paolo Tofani mi pare l’esempio più calzante).

La tracklist:

Sono rimasto particolarmente colpito dal brano “Wake Madelena Wake”, acustico e piuttosto intimistico, che si diversifica dal comune denominatore ritmico-sonoro ed esprime una pregevole delicatezza che penetra e… non ti lascia più…
Ma è il disco in toto che va afferrato senza sezionamento alcuno, godendo del puzzle che qualche anima superiore ha realizzato per noi, semplici fruitori del genialità altrui.
Un album da condividere, nella speranza di poter assistere, prima o poi, ad un live che, dalle premesse, appare come un’esperienza formativa.

E’ prevista anche la realizzazione di un EP singolo, “Mambo Jo”(edizione limitata di 300 pz), che vede la presenza di due inediti, con il già citato Paolo Tofani alla tricanta vena elettrica.

Un ventata di aria fresca tra tante venature di grigio…


IL TEAM nel dettaglio:

·         Acoustic Guitar, Lead Vocals  Paul Roland
·         Backing Vocals  Alberto Crosio, Claudio Milano, Priska, Warm Morning Brothers
·         Backing Vocals, Percussion  Sergio Nachira
·         Drums, Backing Vocals, Percussion  Annie Barbazza
·         Electric Bass  Alberto Callegari, Annie Barbazza (tracks: 5)
·         Electric Bass, Electric Guitar, E-Bow, Percussion  Massimo Marchini
·         Electric Guitar  Alessandro Austoni, Beppe Lombardo
·         Electric Guitar, Flute  Lorenzo Trecordi
·         High Priestess' Lead Vocals  Paola Tagliaferro
·         Lead Vocals  Annie Barbazza (tracks: 9)
·         Oboe  Camillo Mozzoni
·         Tricanta Veena  Paolo Tofani

·         Etichetta Unifaun production – Dark Companion records
·         Mixed and Mastered Alberto Callegari – Elfo Studios- Tavernago PC.
·         Foto cover Franz, foto booklet Pinco Palla.
·         Cover design Max Marchini.
·         High Priestess - Paola Tagliaferro



domenica 15 gennaio 2017

“I am changing”, di Ancient Veil: intervista ad Alessandro Serri e Edmondo Romano


E’ previsto per domani, 16 gennaio, il rilascio di “I am changing”, il ritorno discografico del progetto Ancient Veil. A breve proporrò il mio commento all’album, ma mi pare utile presentare in anticipo il pensiero dei fondatori della band, Alessandro Serri e Edmondo Romano che, sollecitati dalla mia curiosità, delineano un quadro interessante che racchiude un lungo periodo di vita e musica, entrando nei dettagli di un lavoro a mio giudizio imperdibile, fatto di passione, competenza, amicizia e… idee chiare.
Davvero una piacevole novità per me, che non avevo ascoltato la produzione pregressa, di Ancient Veil e Eris Pluvia, e conoscevo solo “l’ultimo” Edmondo Romano, più dedito al jazz, musica classica e tradizionale, tutte etichette - inutili - richieste dall'ortodossia musicale, che trovano la perfetta sintesi nel "contenitore progressivo".


Ecco cosa è emerso dallo scambio di battute…

Ath: Vorrei partire dal progetto “Ancient Veil” e da quello che lo ha preceduto, “Eris Pluvia”: mi raccontate un pò la storia?

Alessandro: Edmondo ed io ci siamo conosciuti in prima liceo ed abbiamo deciso di formare un gruppo, viste le molte affinità musicali, un po' come è accaduto a molti. Fin da subito abbiamo cominciato a sperimentare musicalmente utilizzando svariati strumenti, ad esempio io suonavo solo la chitarra, ma ho cominciato a suonare anche il flauto traverso, ed è da lì che è nato il nostro suono acustico che ci accompagna ancora oggi.

Edmondo: Abbiamo iniziato ad utilizzare strumenti per noi nuovi. Io personalmente ho iniziato a suonare il flauto dolce contralto (divenuto poi marchio di fabbrica e peculiarità dei nostri dischi) perché semplicemente Alessandro ne possedeva uno.

Alessandro: Il nome “Eris Pluvia” nasce quasi per caso. Un pomeriggio mentre piove registriamo un’improvvisazione con due flauti suonati dentro l'atrio del portone della nostra sala prove.

Edmondo: Possediamo la registrazione di quell’improvvisazione (come tantissimo altro materiale di quegli anni). Arrivato a casa faccio ascoltare il brano ai miei familiari ed io e mio padre inventiamo il nome. L’utilizzo del latino non era per noi cosa nuova, perché nella primissima formazione utilizzavamo questa lingua per i nostri testi.

Alessandro: Da questa improvvisazione parte il progetto “Eris Pluvia”, che sarà anche un quadro di Francesca Ghizzardi e successivamente una performance teatrale. Dopo anni, cambiando diverse formazioni si arriva nel 1990 alla realizzazione di un demotape intitolato “Pushing together” e subito dopo nel 1991 per l’etichetta francese Musea esce “Rings of earthly light”, quasi interamente composto da me e da Edmondo.

Edmondo: Il lavoro ottiene moltissimi riconoscimenti internazionali nell’ambito del new progressive, divenendo un piccolo disco di culto. E’ stato ristampato moltissime volte nel corso degli anni in differenti versioni (russa, polacca, giapponese, coreana…) e ci ha permesso di prendere parte a numerosi festival progressive.

Alessandro: Poco dopo l'uscita del CD io lasciai il gruppo per problemi personali e cominciai a dedicarmi a nuove composizioni. La band proseguì con Edmondo, ma anche lui da lì a poco decise nuovamente di unirsi a me per continuare quanto era stato interrotto. Pronti a ripartire con un nuovo CD come Eris Pluvia, siamo stati bloccati dai vecchi compagni che decisero nostro malgrado di tenersi il nome. Solite storie anche queste. Nonostante questo ostacolo decidemmo di creare un nuovo progetto ed insieme a mio fratello Fabio abbiamo dato vita a Ancient veil, così nel 1995  pubblicammo per la Mellow Records il CD omonimo. Dopo aver preso parte a diverse compilation - tributo sempre per la Mellow Records -, per parecchi anni ognuno di noi ha preso una strada diversa, fino al momento in cui non abbiamo deciso di riunirci per questo nuovo lavoro.

Ath: Sono abituato a vederti (Edmondo Romano) sotto una vesta molto specifica, in un ambito che passa dalla musica tradizionale al jazz, attraverso l’utilizzo dei tuoi fiati. “I’m changing” mi ha fatto scoprire nuovi amori in un campo dove regna la massima libertà di espressione, quello della musica progressiva: da dove nasce questa tua passione?

Edmondo:  Sono cresciuto in un ambiente familiare molto creativo, padre scrittore e critico teatrale, madre pittrice e creatrice di performance. I miei genitori erano giovanissimi, avevano appena vent’anni e in casa mia erano sempre presenti attori, registi, musicisti, ballerini… la musica era importante in ogni momento della giornata. Si ascoltava musica classica, musica antica, jazz e mio padre in particolare comprava tutti i dischi dei Beatles, Pink Floyd, King Crimson, Jethro Tull, Emerson Lake and Palmer, Leonard Cohen, Tangerine Dream, musica jazz… solitamente il giorno di uscita, sono quindi cresciuto naturalmente immerso in questo genere, difatti quando più avanti ho conosciuto amici come Alessandro Serri, Fabio Zuffanti ed altri ai quali tutto musicalmente sembrava nuovo, per me invece molti ascolti facevano già parte del mio bagaglio culturale. Con Fabio e Alessandro  abbiamo nel tempo attivato uno scambio di dischi davvero imponente, ricercando davvero tutti i meandri esistenti della musica progressive e sperimentale, comprando dischi, scambiandoli, ma dobbiamo davvero ringraziare l’enorme fonte di vinili che ci prestava o vendeva lo zio di Alessandro Serri, davvero un divoratore di musica a tutto tondo. Comporre musica è stato un passo semplice e naturale. La mia principale attività dai dieci anni in poi è sempre stata quella di ascoltare musica, suonare e comporre (non che ora la cosa sia molto cambiata). Sono quindi sempre stato un onnivoro musicale, ascolto ogni autore scriva e componga con totale dedizione e sincerità, libero da schemi di “moda e modo”, e la differenza si avverte eccome. Mi fa piacere dire che questo, per ironia della sorte sia il CD numero 100 al quale prendo parte, e proprio assieme a molti musicisti con i quali ho iniziato.

Ath:  Mi raccontate l’anima dell’album?

Alessandro: Questo album raccoglie alcun brani tra i numerosi da me scritti in questi anni. Ho messo assieme momenti compositivi differenti: i primi anni degli Eris pluvia (Chime of the times) la fine degli anni ‘90 (I am changing) e gli ultimi periodi (Bright autumn dawn). Il risultato, pur essendo eterogeneo, segue comunque un filo logico musicale che lo rende molto simile ad un concept album, pur non portando avanti un'unica storia. Fondamentalmente sono andato molto a gusto musicale e sia Edmondo che Fabio mi hanno aiutato nella conclusione degli arrangiamenti e nella fase di produzione musicale ed artistica.

Ath: Possiamo considerarlo legato in qualche modo alla vostra produzione precedente?

Alessandro: Assolutamente si. Sono passati più di venti anni ma é come se questo silenzio non ci fosse mai stato. Ci siamo semplicemente ritrovati, ed abbiamo ritrovato lo stesso feeling dell'epoca e la stessa voglia di fare musica insieme.

Edmondo: Credo che quando si inizia con passione e sacrificio a scrivere musica assieme da giovanissimi, nasca un’alchimia difficile da spezzare o interrompere. Il nostro lavorare è nato da una forte voglia di comunicare la nostra musica, e per quanto questa fosse poi catalogata “dagli altri” in un genere ben preciso come il progressive rock, per noi era qualcosa di unico, e devo dire che in parte questa cosa siamo riusciti a comunicarla. Il suono che scaturisce dal lavoro di Alessandro e mio è riconoscibile, non ha importanza che piaccia a tutti o che tutti ne condividano le scelte compositive, ma è riconoscibile, quindi personale, e in un mondo di musica catalogata solo per generi, di cover band impersonali (fenomeno inesistente solo pochi anni fa perchè da tutti noi ritenuta espressione priva di valenza artistica), dove un algoritmo come quello di Spotify ti consiglia cosa ascoltare e tutti si rifanno a canoni passati… avere da molti anni un suono riconoscibile è sicuramente la migliore moneta che potessimo ricevere in cambio.

Ath: Chi vi ha aiutato nella realizzazione dell’album? Chi sono i compagni di viaggio?

Edmondo: ci siamo sempre avvalsi di musicisti amici, questo lavoro ne racchiude di nuovi e di “vecchi”. La cosa più interessante è che in questo “I am changing” abbiamo rilavorato con alcuni compagni che con noi avevano realizzato “Rings of earthly light”, o che comunque avevano fatto parte degli Eris pluvia, per esempio Valeria Caucino alla voce, Martino Murtas e Daviano Rotella alle percussioni, Mauro Montobbio alla chitarra. Abbiamo curato direttamente noi le registrazioni nei nostri rispettivi studi, io poi ho realizzato mix e mastering.

Alessandro: Sono tanti gli amici che ci hanno aiutato, ed ognuno di loro lo ha fatto con il cuore, per questo motivo siamo loro profondamente grati. Trovo giusto citarli tutti: John Bickham e Anna Marra alle voci, Massimo De Stefano al pianoforte, Marco Gnecco all’oboe ed al corno inglese, Sirio Restani alla english concertina, Elisabetta Comotto al flauto traverso, Roberto Piga al violino ed alla viola, Stefano Cabrera al violoncello, Stefano Marazzi alla batteria.

Ath: Mi parlate dell’artwork del CD, elemento basico per un lavoro prog?

Edmondo:  Ho sempre curato io la parte grafica dei miei lavori (sin dal mio primo CD, proprio il citato “Rings of earthly light” degli Eris Pluvia) non solo per l’aspetto creativo ma anche nella parte esecutiva. Per questo lavoro ho scelto due dipinti di Francesca Ghizzardi che, a parte essere mia madre, è una pittrice che io stimo molto per la sua forza d’immagine, profondità e capacità di comunicazione. Dipinge dagli anni ’60 e la sua produzione è vastissima. I suoi quadri li ho sempre trovati molto affini al mondo dei suoni e della musica, come a mio avviso si può vedere e provare osservando la copertina di questo “I am changing”.

Ath: Come nasce la collaborazione con la Lizard di Loris Furlan?

Alessandro: Grazie al consiglio del nostro amico Fabio Zuffanti che ci ha parlato di lui. Lo abbiamo chiamato al telefono e ci siamo trovati subito in perfetta sintonia su tutto!

Edmondo: Loris a me ricorda i “veri produttori di una volta”, quelli che credono fortemente in un progetto, attenti alla realizzazione di un CD. Quei produttori che investono in passione e che mettono a loro agio economicamente gli artisti, cosa a mio avviso davvero rara di questi tempi. Oramai molti “produttori” distribuiscono in modo meccanico i vari CD che producono, recuperando direttamente dagli artisti le spese vive sostenute per la stampa  con la famigerata formula delle “copie in obbligo di acquisto”, cioè il gruppo si ritrova obbligato a comprare un certo numero di copie per una cifra che corrisponde alle spese di produzione, in questo modo il produttore non ha corso nessun rischio economico. La mia esperienza mi ha fatto notare che questo tipo di rapporto crea una situazione di lassismo produttivo e l’assurdo risultato di disparità d’investimento delle parti: l’artista impiega creatività, passione, tempo, denaro… e segue ogni fase di realizzazione del CD; il produttore svolge l’attività di semplice intermediario. Siamo d’accordo che i dischi non si vendono più, allora forse bisogna produrne meno e scegliere con più coraggio quali “lanciare”. Nei creativi anni ’70 i mostri sacri del progressivi (e non solo) sono nati grazie alla totale sinergia artista/produttore, dove il produttore credeva e quindi rischiava insieme all’artista. Forse non tutto era così, ma in molti casi questo avveniva.

Ath: La produzione di musica progressiva - ma non solo - è sterminata: in che cosa si differenzia “I’m changing” dalle altre proposte, secondo voi?

Edmondo: Credo che indifferentemente dalla forma d’arte o dal genere l’unico modo per “differenziarsi” sia essere sinceri e se stessi, senza preoccuparsi delle mode o delle formule, dei canoni e neanche del fatto di “differenziarsi”. L’arte non è espressione egoica del proprio Io, ma ricerca umile del proprio profondo. Van Gogh, Klimt, Beethoven, Steve Reich, King Crimson, Marina Abramovic, Stanley Kubrick… non si ponevano il problema d’essere omologati o di piacere, casomai era il contrario, ricercavano il più possibile se stessi e quindi di conseguenza divenivano anche naturali innovatori. Anche seguendo questo percorso si può assomigliare a qualcosa di già esistente, ma noi siamo naturale conseguenza di tutto ciò che è stato creato.

Alessandro: Non ė per niente facile differenziarsi, il tentativo che facciamo ė quello di non copiare nessuno e di proporre quello che sentiamo e che ci piace. Cerchiamo il più possibile di usare strumenti acustici e di metterci in gioco, naturalmente, così come siamo. In tutti i modi spero che arrivi all'ascoltatore la sincerità e la gioia con cui tutto ė stato fatto

Ath: Sono state pianificate date di presentazione del disco?

Edmondo:  Sì, abbiamo deciso dopo 25 anni di riaprire assieme l’attività concertistica. Io Alessandro e Fabio stiamo mettendo in piedi un gruppo formato da musicisti professionisti tra Genova e Milano e con loro vorremmo iniziare una tournèe nei luoghi dove questo genere musicale ha ascolto, sale da concerto, Festival… Faremo sicuramente una data di presentazione a Genova, la nostra città, a La Claque venerdì 12 maggio, un concerto che vedrà la partecipazione di molti ospiti anche storici. Quindi… se volete contattarci per suonare dal vivo, noi ci siamo.

Ath: Quale potrebbe essere il futuro prossimo di Ancient Veil?

Alessandro: Come dicevo prima, abbiamo molti brani inediti, speriamo quindi di poter proseguire il discorso senza fermarci come ė successo in passato.

Edmondo:  Sicuramente il percorso non finisce qui, sono certo che in tempi brevi daremo alla luce un nuovo lavoro discografico, ci stiamo già pensando… per ora tutto è segreto.