venerdì 9 dicembre 2016

Banda Tziga, la presentazione ufficiale di "Belinke Swing, alla Ubik di Savona, l'8 dicembre


Giovedì 8 dicembre è stato presentato ufficialmente l’album “Belinke Swing”, della Banda Tziga.
Ho commentato il disco e ho dato un piccolo contributo in fase di completamento del contenitore fisico, lavoro che mi ha “obbligato” ad esprimere un giudizio succinto e quindi a fare opera di sintesi (http://athosenrile.blogspot.it/2016/11/banda-tziga-belinke-swing.html), fatto davvero gratificante.
La location scelta è ancora una volta la libreria Ubik di Savona, sempre pronta a raccogliere e a promuovere le occasioni di condivisione.
Pubblico folto, oltre le più rosee aspettative, attratto anche dalla possibilità di una mini performance live.
Luciano Puppo - contrabbasso -, Luca Pesenti - violino - Fabio Pesenti - chitarra e Eros Crippa - chitarra e voce -, arrivano infatti armati dei loro strumenti, abbigliati in modo tematico, pronti a riproporre una musica fatta di swing, capace di catapultare verso ere antiche.
Ma è questa musica immortale, certamente di nicchia, capace di risvegliare i ricordi e, a mio giudizio, pronta a diventare un ipotetico “testo scolastico”, propositrice di cultura e tradizione, merito supplementare da attribuire a Banda Tziga, ensemble costituito da artisti virtuosi, capaci di fare squadra, suonando divertendosi.
Il pubblico ha apprezzato e il susseguirsi dei brani è stato intercalato da informazioni oggettive e da qualche gustoso siparietto che ha fatto trasparire lo spirito alla base della band, tra battute e ospiti immaginari, tra ammiccamenti e pseudo potenti sezioni di fiati (kazoo!).
Molte le tracce dell’album eseguite e della parte strettamente musicale propongo un brano atipico, un valzer fatto con un tempo composto (5/4), che darà bene l’idea dell’atmosfera che si è venuta a creare, e di cosa possano "inventare" quattro artisti uniti da brillanti intenti.



Un album da ascoltare, da regalare e condividere, e per chi volesse vedere la Banda Tziga su di un palco, a pieno regime, gratuitamente, l’occasione buona arriva l’11 dicembre, quando Il Teatro di Valleggia, a Savona, ospiterà musicisti di talento, pronti a disegnare la loro idea di musica, e alla fine verrà quasi naturale, almeno per i liguri, esclamare: "belin che swing!


mercoledì 7 dicembre 2016

DALLE SLOT NON NASCE NIENTE: LA GABBIA DELL’AZZARDOPATIA: quando la musica incontra il sociale


E alla fine, dopo tante peripezie, si è riusciti ad organizzare “DALLE SLOT NON NASCE NIENTE: LA GABBIA DELL’AZZARDOPATIA”, evento formativo organizzato dalla ASL 2 Savonese, con in prima fila il responsabile scientifico Mauro Selis, coadiuvato da una serie di collaboratori che non sono in grado di elencare.
Sono stato attirato sul posto dagli aspetti musicali e dagli amici presenti, ma vale la pena sottolineare il mio feeling generale, tenendo conto che ho vissuto in diretta la sola seconda parte, quella che nel pomeriggio prevedeva la commistione di musica, parole e momenti visual.

La cornice è la migliore possibile, la Sala della Sibilla, all’interno della Fortezza del Priamar di Savona, perfettamente attrezzata per le conferenze e nell’occasione proposta al pubblico nella sua massima possibilità di ricezione, circa 260 posti a sedere.
Pubblico folto, non solo per merito degli addetti ai lavori - l’incontro rappresentava anche la possibilità di incrementare crediti formativi per differenti ruoli professionali -, e larga partecipazione delle figure a mio giudizio più importanti, gli alunni… i giovani.
La mia banale e consolidata idea è che alcuni problemi sociali - e ovviamente l’azzardopatia rientra in questa famiglia - debbano essere aggrediti alla base, considerando la terapia curativa una sorta di ultima spiaggia, ma focalizzandosi sull’elemento culturale, quindi su tutto ciò che rientra sotto il termine di “prevenzione”.
In tutto questo la scuola dovrebbe avere un ruolo fondamentale, e qui emerge la gravità della situazione: lo Stato - e non importa il colore politico che spesso si alterna - da un lato non ritiene, evidentemente, che alcuni argomenti possano rientrare nell’educazione scolastica - fatta salva l’intraprendenza di alcuni singoli insegnanti illuminati - e dall’altro rincara la dose, permettendo - e traendone vantaggio - azioni definite “criminali” da uno dei relatori, Stefano Casarino - coautore con Selis del libro “La posta in palio” -, che vedono in primo piano testimonial di alto rango e visibilità, impegnati con decisione nel pubblicizzare il gioco d’azzardo, quasi sempre definito, erroneamente, “ludopatia”. Le parole hanno peso decisivo e in questo caso appare inutile smussare gli angoli vivi e addolcire le asperità, meglio la cruda realtà: non è un “gioco” quello di cui si parla!
E’ sempre Casarino, a cui è affidato l’atto conclusivo, che racconta aneddoti del passato remoto, per sottolineare, attraverso la letteratura e la storia, come l’azzardopatia non sia un male del nostro tempo, confortando e confermando il mio pensiero che i cambiamenti culturali vadano perseguiti avendo cura delle radici, prima che il frutto si trasformi in potenziale albero malato.

Un passo indietro. Il pomeriggio inizia con un filmato shock proposto da Selis, una situazione “impossibile”, dove però emergono ben chiare linee di comportamento usuali per chi è attanagliato dal problema “gioco d’azzardo”, non solo “l’attore principale”, ma tutto ciò che lo circonda, famiglia in primis.


Ma la parte più toccante è quella delle testimonianze dirette, commoventi, per chi si mette in gioco e per chi ascolta: un ex giocatore compulsivo racconta la sua storia drammatica, la sua ricaduta e la ripresa della buona strada, e lo fa con dignità e coraggio, e probabilmente la sua testimonianza diventa atto liberatorio.
Altro momento topico è quello in cui una “moglie” racconta la disperazione di un’intera famiglia, per una vita fatta di difficoltà e nessuna speranza, dove un uomo inizia il suo percorso involutivo per caso, sino a cadere nel buco nero più profondo.
Ma la luce oltre al tunnel esiste, e i “giocatori anonimi” e gli affetti che li circondano propongono un esempio da seguire, fatto di associazioni e momenti dedicati al recupero all’interno di strutture che funzionano e che danno risultati concreti.

E arriva il momento musicale, assolutamente collegato all’argomento, sipario davvero riuscito e gradito dal pubblico.
“Sul palco” due musicisti dal passato straordinario, Silvana Aliotta - vocalist - e Marcello Capra - chitarrista. La collaborazione tra Mauro Selis e i due musicisti torinesi è casuale e risale a molto tempo fa, quando un testo di Mauro vinse il primo premio ad un concorso, e il riconoscimento tangibile fu l’aggiunta dell’elemento sonoro e quindi la trasformazione in “canzone”: così nacque “Aspettando Jackpot”, proposto ovviamente nella set list di giornata.
Ma è in corso il sequel musicale, presentato anch’esso durante l’incontro, con gli arrangiamenti di Danilo Ballo, collaboratore dei Pooh: pezzo incredibile dal punto di vista musicale, che affronta un altro aspetto della dipendenza, quella derivante dall’abuso di alcol. Imminente, si spera, la realizzazione definitiva.
La voce di Silvana sembra migliorare col passare del tempo e la sua intensità, miscelata al messaggio e al virtuosismo di Marcello, hanno catturato l’audience, probabilmente non preparata musicalmente a ciò che si stava materializzando davanti ai loro occhi, ma è questo il “potere” che risiede nelle mani dei bravi musicisti, quelli che oltre a dare dimostrazione di grande tecnica riescono a toccare il cuore della gente.
Non è casuale “Shape of My Heart”, di Sting: “E puoi perdere al gioco la tua vita - Secondo dopo secondo - E giorno dopo giorno - Giochi o te ne vai - E' un nuovo turno di gioco in un giorno blu - E una distribuzione di vita per me -Ed è tutto a posto”.
Non è casuale “The House of the Rising Sun” - proposta nel tempo in mille salse -, la probabile storia di un “bordello” di New Orleans nella prima metà dell’ottocento, che nella visione/versione femminile disegna la condizione di una ragazza pentita di essere entrata nel giro della prostituzione e costretta a rimanere in quella casa per poter vivere: argomento attualissimo e legato al pieno disagio, oggetto del tema di giornata.
Non è casuale “I’m so glad”, super conosciuta nella versione dei Cream, ma scritta da Skip James nel 1931, brano urlante lo stato di felicità, nonostante le avversità e il grigiore quotidiano. E qualche volta i propositi urlati, le cose desiderate con tenacia, conducono a risultati inaspettati.
E poi il giusto epilogo, casuale ma significativo dello spirito venutosi a creare, uno stato di coinvolgimento che, partendo dai musicisti, arriva al pubblico; per quello che viene normalmente definito “bis” - non può mai mancare in un concerto - Silvana e Marcello chiedono l’ausilio del pubblico ma… il palco si arricchisce. Sono infatti presenti Gino e Giuseppe Terribile, musicisti savonesi con un lungo passato dedicato, anche, ai Beatles, e chi meglio di loro potrebbe partecipare alla conclusiva “Let it be”? Il coro nasce spontaneo e l’audience si aggiunge con un battimani spesso difficile da trovare nei concerti specifici:

Quando mi ritrovo in momenti d’angustia
Madre Maria viene da me
Proferendo parole sagge, lascia correre
E nei miei momenti bui
Lei si mette proprio davanti a me
Proferendo parole sagge, lascia correre

E quando qualcuno chiede - o si chiede - se la musica sia un riempitivo, qualcosa di “leggero”, capace di ridimensionare solo temporaneamente ansie e tensioni, arriva sempre chi ci ricorda che i messaggi, uniti a doppio filo a trame musicali, possono diventare mezzo per scardinare porte di cui si ha buttato via la chiave… un po' di cuore, razionalità, cervello, amicizia e comprensione sono ingredienti vincenti, e se la fede esiste aggrappiamoci anche a quella! E la musica diventa così un potente veicolo che consente di arrivare al risultato desiderato.

Un pomeriggio che non dimenticherò e che riassumo a seguire per quanto riguarda la sezione musicale…


mercoledì 30 novembre 2016

PROG NIGHT IN MEMORIA DI JOE VESCOVI: il resoconto


PROG NIGHT IN MEMORIA DI JOE VESCOVI…  il titolo della serata non ha bisogno di molte spiegazioni, per chi ama la musica progressive.
Sono passati due anni dalla scomparsa di Joe, ma dalle nostre parti, nel savonese, facciamo a gara nel ricordarlo, perché averlo conosciuto da vicino ci autorizza a dire che, sì, lui era un nostro concittadino, e abbiamo apprezzato la sua musica e la sua persona, in egual misura.
Le manifestazioni nel suo ricordo - e in quello di Wegg Andersen - sono state ad oggi numerose e hanno visto l’entroterra ligure protagonista, soprattutto quel Cisano Sul Neva in cui sono nati - e hanno prolificato - i TRIP, ad inizio anni ’70.
In questa occasione, 28 novembre, chi tira le fila è Stefano Mantello - e spero di non dimenticare nessuno dei protagonisti dell’organizzazione - che con l’aiuto di Cesare Arena - musicista e oltre - propone una serata musicale al mitico POLO 90 - Sala Prove Music Arena - di Albenga.
I musicisti scelti per la celebrazione non sono casuali, avendo tutti avuto contatti e spunti amicali con Joe.
E la cornice di pubblico è stata gratificante, considerando che era un lunedì, non certo un giorno considerato “da concerto”.

Tocca ad Alberto Sgarlato - musicista e giornalista - il compito di introdurre l’evento e di ricordare l’importanza umana e artistica di Vescovi, e nella presentazione non può sfuggire la presenza di Bruno Vescovi, fratello di Joe.



Ad aprire le danze tocca a Il Cerchio D’Oro, la prog band savonese che ha avuto l’opportunità di condividere momenti importanti con Joe e Wegg.
Propongono un paio di brani tratti dal primo album - Il viaggio di Colombo” e dal secondo - “Dedalo e Icaro”. Ma è anche l’occasione per ascoltare in anteprima un pezzo del nuovo album, quello che vedrà la luce nel 2017. Come sempre sul pezzo, pronti a proporre il loro prog melodico, caratterizzato da importanti trame vocali: l’anticipazione di cui hanno usufruito i presenti ha provocato un certo appetito musicale che necessita di rapido appagamento. La testimonianza video a seguire è “Il silenzio rumoroso del mare”, per nuove trame occorre aspettare ancora un po’! 


La sorpresa è rappresentata dalla presenza di Carlo Venturino, per molti anni compagno di viaggio dei fratelli Terribile (Il Cerchio), che in tempi antichi subì la “cura Vescovi” in occasione di una sua creazione… che magicamente qualcuno immette nell’aria…
Carlo si sistema alle tastiere e assieme a Il Cerchio ci regala “Imagine”.


Ma non poteva mancare l’unico elemento dei TRIP della prima ora: Pino Sinnone.
Sempre presente negli eventi musicali - anche quelli che non lo riguardano personalmente - si tuffa dietro le pelli e attinge al vecchio repertorio facendosi accompagnare dal Cerchio, sempre loro, dimostrando incredibile energia musicale che sino a poco tempo fa aveva tenuto nascosta.
Della sua/loro performance propongo “Little Janie”.


E arriva il momento di un duo acustico, i The Persuaders, formati da Simone Perata al basso e Annie La Rouge, molto vicina a Joe in tempi passati.
Un bellissima sorpresa ascoltare la loro parte inedita, così come la rivisitazione dei Talking Heads ma è soprattutto apprezzabile - visto il contesto -, lo sforzo di riarrangiare un brano dei Trip in versione soft, quel “Little Janie” già ascoltato pochi minuti prima, ma che ha permesso di assaporare la musica di Joe da una diversa angolazione: da seguire con attenzione!


E chiudono i padroni di casa, i TRE GOTTI, con cui personalmente mi scuso per la mia partenza anticipata -  ma l’ora era ormai tarda.
Conosco bene Cesare Arena e il resto della band per averli ascoltati più volte, e la loro rivisitazione della musica italiana è davvero godibile e molto trasversale.
Impressioni di settembre” è il loro tributo al prog italiano.


Una serata di amici - da non dimenticare la presenza di Fabrizio Cruciani, un tempo cantante dei Knife Edge in cui militava Joe -, una serata di musica e celebrazioni… una serata tutto tranne che triste… e il prossimo appuntamento è per i primi mesi del 2017.


martedì 29 novembre 2016

The Seeds


I The Seeds sono stati gruppo rock formato a Los Angeles nel 1965 da Sky Saxon (vero nome: Richard Marsh) conosciuti soprattutto per il brano di successo Pushin' Too Hard.
Come molti gruppi californiani dell'epoca (Doors, Music Machine) il gruppo dava grande spazio all'organo, ma la durezza del sound, l'ossessivo ripetersi degli accordi, il cantato aggressivo di Saxon conferivano al gruppo uno stile quasi punk.
Il gruppo si sciolse all'inizio degli anni 1970 e Saxon abbracciò il misticismo aderendo ad una enigmatica setta religiosa nelle Hawaii.
Negli anni il gruppo ha avuto diverse rifondazioni e nel 2005, con una nuova formazione, Saxon ha ripreso a fare tournée.
Sky Saxon è scomparso il 25 giugno 2009, a causa di una presunta infezione agli organi interni, a 63 anni, ad Austin in Texas.
Pushin' Too Hard', in origine uscita come (You're) Pushin' Too Hard , è stata scritta da Sky Saxon e coprodotta da Saxon e Marcus Tybal, pubblicata come singolo nel novembre 1965 per l'etichetta GNP Crescendo, riedita l'anno seguente quando raggiunse il 36º posto della Billboard Hot 100 nel febbraio 1967, rimanendo in classifica per 11 settimane.
Il  brano, che viene spesso utilizzato come esempio per descrivere pregi e difetti del garage rock, è stato inserito nella lista dei 500 brani che hanno forgiato il rock and roll, elenco stilato dallo staff della Rock and Roll Hall of Fame con la collaborazioni di critici e storici musicali.
(Informazioni catturate dalla rete)

Edizione 1965

1.    Pushin' Too Hard - 2:38
2.    Out of the Question - 2:15

Edizione 1966

1.    Pushin' Too Hard - 2:38
2.    Try to Understand - 2:53

Formazione
·         Rick Andridge - batteria
·         Darryl Hooper - tastiere
·         Jan Savage - chitarra
·         Sky Saxon - voce, basso

lunedì 28 novembre 2016

OSANNA -“PAPE SATÀN ALEPPE”


OSANNA
“PAPE SATÀN ALEPPE”

Gli Osanna ci regalano un nuovo lavoro, un estratto live di circa 80 minuti registrato a Il Club Il Giardino, luogo divenuto cult per quanto riguarda la musica progressiva.
Trattasi quindi della riproposizione di brani tipici del loro repertorio, con qualche sorpresa/dedica/tributo e un brano inedito, la title track - Pape Satàn Aleppe” - che nella sua accezione più immediata riporta alla Divina Commedia, ma è Lino Vairetti, nell’intervista a seguire, che ci illumina sulle motivazioni profonde, affrontando di conseguenza tutti gli aspetti legati al nuovo disco.
Non c’è nulla di improvvisato nella ricerca del materiale, il disco andava fatto proprio in quell’occasione specifica, usufruendo di ospiti ben precisi, avendo ben chiaro il risultato da raggiungere. Per chi ha avuto la fortuna di vedere gli Osanna dal vivo la mia affermazione risulterà chiara, perché potenzialmente ogni esibizione della band è qualcosa che andrebbe documentato e condiviso, tale è il livello di spettacolo e coinvolgimento che riescono a raggiungere.
In questo caso specifico le operazioni di melange sono molteplici: l’interconnessione tra il rock e la tradizione, il link che unisce gli aspetti teatrali alla nostra esistenza, il passaggio tra la spensieratezza e la durezza delle problematiche sociali e… un forte richiamo alle radici della musica - soprattutto quella vissuta dal più “antico” Vairetti - verso una linea proiettata nel futuro.
Un esempio? La proposizione del Prog Garden Medley, con tutto l’affetto possibile rivolto al Banco, PFM e Area; l’omaggio al concittadino e amico Pino Daniele, a Equipe 84/Daolio/Guccini o ad Alan Sorrenti, cercando però di guardare oltre, senza cadere nell’effetto nostalgia.
Questo è il disegno, lo spartito, che sulla carta può essere il migliore possibile, e poi si osservano i risultati, che passano sempre attraverso gli attori principali.
Ma è difficile avere dubbi su quanto possa uscire da una squadra del genere, una delle più coese, ben assortite e direi anche di esperienza che si possano trovare oggigiorno. Tutto ruota attorno al fondatore Vairetti, che ha avuto la capacità di circondarsi di nuova linfa, fatta di talento e competenze. Nell’occasione, oltre ai normali compagni di viaggio - Gennaro Barba alla batteria, Nello D’Anna al basso, Sasà Priore alla tastiere, Pako Capobianco alla chitarra e Irvin Vairetti ai sintetizzatori e voce - Lino Vairetti chiama a se alcuni ospiti: Donella Del Monaco alla voce, Mauro Martello al flauto e Jenny Sorrenti alla voce.
La sintesi dell’album è una spremuta di rock e ricordi realizzata attraverso il repertorio conosciuto - da “L’uomo” a “Oro caldo”, passando per “Palepolitana” - con l’aggiunta di brani altrui, come “Il Mare”, “Auschwitz”, “Non mi rompete”, “Il Banchetto”, “ Luglio Agosto Settembre nero” e “Vorrei Incontrarti”.
Vorrei soffermarmi un attimo su quest’ultimo cameo che propone un duetto vocale tra Lino Vairetti e Jenny Sorrenti che non può lasciare indifferenti. Il brano di Alan Sorrenti risale al ’72 e faceva parte dell’album “Aria”, nato in un periodo in cui le sirene della musica “leggera” erano per lui ancora lontane. Riascoltarlo oggi, in questa forma, lo rende atto simbolico e rappresentativo di un certo spirito musicale prettamente italiano, dove l’impegno sociale si sposa alla melodia e al rock, diventando al contempo poesia e rivoluzione.
Ma tutto il disco diventa elemento con cui occorrerà relazionarsi quando si cercheranno i valori di un album live, ed è bene ricordare le difficoltà nel mantenere alta la qualità quando il lavoro non nasce in studio. Anche su questo aspetto specifico Vairetti ci illumina nelle prossime righe, dando le giuste lodi a chi… le merita!
Qualità nella registrazione, qualità nei contenuti, qualità nei protagonisti e qualità nell’artwork: Pape Satàn Aleppe può essere vissuto così, facendo riferimento alla bontà generale che lo circonda, magari ragionando sugli aspetti cultural-musicali o su un’azione quasi didattica esercitata sul pubblico; ma esiste poi una fruizione più immediata, di pancia, dove non è richiesto nulla se non il lasciarsi andare ad un ascolto dinamico, reagendo in modo proprio e magari mandando un ideale messaggio di ringraziamento agli Osanna, capaci di fornire Musica con la M gigante, fatta di contenuti, sonorità conosciute, melodie delle nostre terre e ritmo da vendere. 
Da adolescente ascoltavo “L’Uomo”, e ho consumato la puntina su quelle tracce; dopo 45 anni questi artisti, napoletani veraci, continuano a stupire per ciò che sanno dare, in tutte le occasioni possibili.
E tra pochi giorni inizia una nuova avventura, il tour con la Nuova Compagnia di Canto Popolare, un altro giro di giostra da non mancare!
Voto altissimo per Pape Satàn Aleppe.



L’INTERVISTA

La prima cosa che colpisce del nuovo album, prima ancora dello start all’ascolto, è il titolo -“Pape Satàn Aleppe” -, che è poi l’inedito del contenitore: mi racconti qualcosa di questa scelta e del significato del brano?

Ci sono più motivi che riconducono a questa scelta, ma il principale, quello che ha fatto scattare il “la” per usarlo, è stato il titolo del libro postumo di Umberto Eco, dopo la sua scomparsa avvenuta nel febbraio di quest’anno, che è appunto Pape Satàn Aleppe. Io sono stato sempre un suo grande estimatore e un fan del semiologo più che dello scrittore; ho letto i suoi saggi più che i romanzi, iniziando da Segno, uscito negli anni ’70 durante il periodo storico degli Osanna. Altro motivo  scatenante è stata la mia militanza da giovane nei boy scout, poiché in quegli anni, studiando e leggendo sui banchi di scuola la Divina Commedia, fui tanto colpito da questa frase che inizia il 7° canto dell’Inferno, tanto da usarla come grido e presentazione della mia pattuglia. Questo mi ha ispirato a scrivere un testo tutto in napoletano che è una vera e propria metafora o parafrasi di questo canto dantesco. Un parallelo tra il girone dell’Inferno, con i suoi peccatori e dannati, e gli esseri umani spregevoli che popolano le nostre città, dai politici ai cittadini comuni che si distinguono per il loro egoismo, l’avidità, l’avarizia e tutti quei lati oscuri che creano solo degrado, disordine e malessere alla nostra società. Poi non mancano alcune citazioni come quella di Benedetto Croce: “Napoli un Paradiso abitato da diavoli”, e rimandi a filastrocche popolari napoletane molto famose che completano l’opera.

L’album è live, registrato al Club Il Giardino; sono tanti i concerti che vedono gli Osanna come protagonisti: che cosa aveva in più questa performance rispetto alle altre?

Il live al Club Il Giardino era stato già annunciato e concordato in accordo con la famiglia Zorzan che gestisce il locale, che per molti di noi è un punto di riferimento della musica rock, prog e oltre. Siamo arrivati attrezzati con un computer e softwar digitale multitraccie e tutte le tecnologie in uso per far registrare un live, trattandolo  come fosse un vero e proprio lavoro discografico. Il Club ha messo a disposizione i suoi spazi per le prove fornendoci anche la back line e il supporto tecnico e logistico di loro competenza. Abbiamo registrato sia le prove a porte chiuse che il live in presenza di pubblico. Ci sono stati anche dei piccoli inconvenienti tecnici dovuti alla mancanza temporanea della corrente, ma con un grande lavoro di editing e post produzione da parte del nostro sound engineer Alfonso La Verghetta, abbiamo tirato fuori un prodotto di ottima qualità sia artistica che tecnica, operando tuttavia una scelta di brani, per contenere il tutto in 80 minuti di musica. Abbiamo sacrificato brani storici che sono stati più volte inseriti in altri live, per dare più spazio ai recenti brani inseriti in Palepolitana e ad alcune cover che abbiamo eseguito in onore e nel ricordo di alcuni amici e protagonisti del prog e del rock italiano, e naturalmente per dare forza al nuovo inedito Pape Satàn Aleppe.

Come è nata la scelta degli ospiti?

La scelta degli ospiti, concordata anche con Giamprimo Zorzan (titolare del Club il Giardino), è nata da un suggerimento dello stesso Giamprimo e da Renato Marengo, che da sempre è legato professionalmente ai veneti Opus Avantra di Donella del Monaco. Pertanto è stato piacevole dialogare con lei, famosa per la sua vocalità di stampo lirico, e con il suo bravissimo flautista Mauro Martello, concordando insieme i brani da eseguire. In più avevamo già in programma i brani dei Saint Just da eseguire con la nostra ospite Jenny Sorrenti e tutto è “filato liscio”. Dal live abbiamo estrapolato solo alcuni dei brani suonati insieme ed abbiamo scelto “Vorrei Incontarti” eseguita con Jenny Sorrenti (scritta nel ’72 da suo fratello Alan), e “Canzone Amara” cantata da Donella Del Monaco con al flauto Mauro Martello, che da solo ha poi eseguito con noi anche “L’Uomo”,Fenesta Vascia” e “Michelemmà”. Nel brano “Pape Satàn Aleppe” (unico inedito suonato ed elaborato in studio), abbiamo avuto come ospiti la bravissima ed esperta cantante di tradizioni popolari napoletane Fiorenza Calogero e la eclettica e giovanissima violinista Stella Manfredi.

Oltre al repertorio tipico degli Osanna il disco contiene alcune cover, con “dedica” musicale a Pino Daniele e a Guccini/Equipe 84, ma c’è un brano che vede anche un intervento di “famiglia”, quel “Vorrei incontrarti” da te già citato a cui partecipa Jenny Sorrenti, e che nella “vostra” versione mette i brividi: come ha reagito il pubblico ad una canzone così intimistica vissuta a due voci?

Come ho già detto, il nostro album è dedicato a molti compagni di viaggio, alcuni dei quali purtroppo scomparsi lasciando un grande vuoto nel rock, nel prog e nella musica in generale. Tra questi appunto il nostro baluardo napoletano Pino Daniele (a lui è dedicato il brano “Il Mare” eseguito e condiviso sul palco insieme a lui qualche anno fa); Francesco Di Giacomo del Banco e Demetrio Stratos degli Area (dedicando il medley Prog Garden in cui oltre a “Non mi Rompete” e “Luglio Agosto Settembre Nero” è inserito anche un omaggio alla PFM con una citazione da “Il Banchetto”); Il brano “Auschwitz” (che io ho amato tanto e che cantavo alla fine degli anni ’60 con I Volti di Pietra), è suonato alla maniera Equipe 84, ma dedicato al grande Augusto Daolio. “Vorrei Incontrarti” è un momento che io e Jenny viviamo con grande intensità per l’amicizia storica che ci lega sin da giovani; è un nostro omaggio che facciamo ad Alan con il piacere di veder un suo ritorno nella nostra musica. Effettivamente quella interpretazione mette i brividi per chi ascolta, perché sono gli stessi brividi che abbiamo provato e comunicato nell’eseguirla… e poi Jenny ha una voce straordinaria. Il pubblico del Giardino è un pubblico selezionato, attento e fantastico e ha recepito tutte queste emozioni restituendoci, come sempre, applausi ricchi di gioia e di entusiasmo.

Hai anticipato la presenza del “Prog Garden Medley”, una triade che comprende BMS/PFM/AREA: che peso ha quella musica nel tuo cuore e nella memoria di chi ha vissuto quel periodo?

BMS PFM e Area sono gruppi famosi e seguiti da sempre sia in Italia che nel mondo da tutti gli appassionati di prog. Sono dei baluardi (insieme alle Orme, New Trolls e noi stessi Osanna) di quel famoso momento storico che è stato appunto definito “Progressive Rock”. Io stesso come semplice spettatore, spesso divento un loro fan canticchiando i loro brani come un semplice ascoltatore. Tutto è partito da una dedica a Francesco Di Giacomo dopo la sua scomparsa e poi man mano, con il piacere e il consenso di tutta la band, abbiamo realizzato questo medley per un doveroso e sentito omaggio ai nostri compagni di viaggio. Il brano degli Area “Luglio, Agosto, Settembre nero”, lo avevo già eseguito e cantato nel CD “FaceBook” del 2010, dell’artista compositore e sassofonista napoletano Daniele Sepe.

Il vostro album ha tanti pregi di cui parlerò in fase di commento, ma occorre soffermarsi anche su aspetti tecnico-estetici assai rilevanti, il primo riguarda l’artwork: me ne parli?

Sono anni che mi cimento direttamente nel realizzare le copertine dei nostri album essendo io anche un artista figurativo oltre che un cantante e musicista. Di volta in volta trovo gli spunti grafici e poetici per rappresentare visivamente i contenuti musicali inseriti nei vari lavori discografici. Questa volta mi sono lasciato catturare dalla magia delle Grotte di Castelcivita che mi hanno ispirato a scrivere il testo di Pape Satàn Aleppe trovando un nesso tra l’Inferno di Dante e la nostra musica. Ho inserito una mia scultura (che rappresenta Pluto che appunto nel 7° canto dell’inferno grada quel famoso “Pape Satàn Aleppe” - frase molto controversa tra filologi e letterati nella sua interpretazione), in questo scenario fantastico tra stalattiti e stalagmiti secolari, ed è stato per me molto facile ed al contempo entusiasmante, fotografare e mettere graficamente insieme questi elementi compositivi catturati ed elaborati in modo creativo e rappresentativo.

Altra cosa sui cui vorrei un tuo commento è il prodotto finale, ovvero la qualità, che spesso non è abbinata ai prodotti live; in questo caso c’è da essere davvero soddisfatti: chi sono gli artefici… manipolatori della tecnologia?

L’artefice principale è il nostro fonico live e sound engineer Alfonso La Verghetta, che oltre ad essere un valente musicista prestato alla fonia dei live è davvero un fenomeno nell’utilizzo delle macchine da registrazione, sia analogiche che digitali, e preparato nella sperimentazione e nell’utilizzo di qualsiasi mezzo tecnologico. La mia idea era quella di registrare una performance con il sapore e l’umore di un live, ma con la qualità di un vero e proprio album. Abbiamo portato ogni mezzo possibile per questo intento e con l’aiuto del Club Il Giardino, abbiamo registrato sia le prove che il concerto estrapolando il meglio dell’esecuzione. Abbiamo tuttavia dovuto fare degli editing e dei piccolo ritocchi di esecuzione, cancellare rumori vari dovuti alle “follie” estemporanee delle apparecchiature elettroniche, ma alla fine con un grande lavoro di post produzione (fatto negli studi Italy Sound Lab di San Paolo Belsito in Napoli), siamo riusciti ad estrapolare quello che volevamo, sacrificando gran parte del repertorio storico in virtù degli 80 minuti di musica quale limite massimo di un CD e di un doppio LP che sarà pubblicato prossimamente.

Come funziona la squadra “Osanna”, miscela di gioventù e esperienza?

Che posso dire della squadra OSANNA? Come unico membro storico e unico elemento di continuità dal ’71 ad oggi, posso affermare che la nuova line up (fatta da giovani 40enni), è davvero straordinaria e non fa rimpiangere affatto quella prima formazione storica che ha lasciato un segno indelebile. Sono oggi attorniato da valenti musicisti che hanno sposato in pieno il progetto Osanna che sta avendo, anche grazie al loro talento e la loro sensibilità, un nuovo percorso artistico fatto principalmente di entusiasmo e passione oltre che di ricerca sia tecnica che creativa. Una base ritmica forte e potente guidata dal veterano Gennaro Barba alla batteria e da Nello D’Anna al basso diventano il tappeto ritmico su cui si intrecciano i passaggi armonici e i virtuosismi di Pako Capobianco alla chitarra elettrica e di Sasà Priore al piano, organo e synth. Su questa base emergono la mia voce e quella di mio figlio Irvin a cui, oltre al canto, è affidato il compito delle sonorità vintage, tra suoni mellotron e synth. Una squadra affiatatissima dal sound dinamico e grintoso, ma capace di esprimere anche momenti di grande magia e suggestione. Poi di questa squadra (a parte vari ospiti che di volta in volta si alternano nei live e negli album degli Osanna), fa parte come elemento aggiunto, un altro musicista straordinario e vero “mito” del prog che è David Jackson, flautista e sassofonista dei VDGG, purtroppo non presente in questo lavoro.

Spesso ti ho chiesto opinioni e sentimenti relativi alla tua città, rispetto al momento storico: che cosa sta accadendo a Napoli, musicalmente e… socialmente?

Napoli come sempre è una città piena di contraddizioni ma ricchissima di fermenti creativi e culturali. È facile criticarla per i suoi aspetti legati alla sopravvivenza, al vivere quotidiano, dove è sempre protagonista la speranza e la rassegnazione, ma molto difficile distaccarsi da lei per la sua bellezza, la sua storia e la sua cultura, sia letteraria che artistica, e principalmente musicale. Nell’album precedente, Palepolitana, contro le calunnie mediatiche che affermavano Napoli come capitale di degrado e di violenza urbana, noi Osanna abbiamo lanciato una vera e propria dichiarazione d’amore per la nostra città, esaltandone le eccellenze. Con Pape Satàn Aleppe mettiamo in luce gli aspetti negativi legati non solo a quei politici corrotti che hanno creato malessere promuovendo tanto disagio, povertà e sottocultura, ma anche alla gente comune che con il proprio egoismo e la propria avidità ha contribuito a creare e sottolineare questi aspetti negativi. Per fortuna ci sono anche persone brave ed illuminate che riescono con il loro lavoro ad esaltare le qualità di una Napoli straordinaria e famosa nel mondo per la sua storia e la sua cultura millenaria. Noi Osanna siamo in sintonia con questa linea, e per dirla alla Pino Daniele, ci sentiamo come “portatori sani di napoletanità”.

Avete programmato date di pubblicizzazione dell’album?

L’album è in distribuzione da venerdì 18 novembre 2016 e la sua presentazione ufficiale è programmata per mercoledì 23 novembre presso L’Archivio Storico della Canzone Napoletana sito nella Casina Pompeiana della Villa Comunale di Napoli, con la presenza di relatori e personaggi illustri come l’Assessore alla Cultura Nino Daniele, il dirigente RAI Antonio Parlati, il docente universitario di comunicazione Lello Savonardo, il designer Antonio Perotti e Jenny Sorrenti. Seguiranno altre presentazioni sul territorio italiano  che stiamo ancora concordando.

E adesso… cosa possiamo aspettarci dagli Osanna per il futuro prossimo?

Al di là di un prossimo lavoro discografico già in fase di elaborazione e programmato per il 2017/18, la nostra nuova avventura è il tour italiano che vede insieme gli Osanna e la Nuova Compagnia di Canto Popolare, che parte il 29 novembre da Milano e toccherà nel mese di dicembre le seguenti città: il giorno 3 a Bari, il 6 a Roma, il 7 a Firenze, il 15 ad Aosta,  il 16 a Torino e il 22 a Napoli. Un tour di due band napoletane di “progressive rock” e di “progressive folk”, che si chiamerà “50 anni in buona Compagnia”.


Line up:
- Lino Vairetti voce, chitarra acustica e armonica
- Gennaro Barba alla batteria
- Pako Capobianco alla chitarra elettrica
- Nello D’Anna al basso
- Sasà Priore piano organo e synth
- Irvin Vairetti voce e mellotron e synth

Special Guests:
Nel brano Pape Satàn Aleppe:
- Fiorenza Calogero - voce femminile
- Stella Manfredi – violino
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Nel live al Club Il Giardino:
- Donella Del Monaco (degli Opus Avantra) voce in Canzone Amara
- Jenny Sorrenti (dei Saint Just) voce in Vorrei Incontrarti
- Mauro Martello flauto in L’Uomo, Fenesta Vascia, Michelemmà e Canzone Amara


I brani:
1.      Castelcivita Caves (prologo)           (Lino Vairetti)                                   0:48
2.      PapeSatanAleppe                            (Lino Vairetti)                                   4:03
3.      Taka Boom                                       (Danilo Rustici – Lino Vairetti)       3:42
4.      L’Uomo Medley                                                                                          5.17
·      L’Uomo                                         (Danilo Rustici – Lino Vairetti)       4:00
·      PurpleHaize                                 (Jimi Hendrix)                                   1:17               
5.      FenestaVascia                                  (Lino Vairetti)                                   2:21
6.      Michelemmà                                    (Lino Vairetti)                                   3:13
7.      Santa Lucia                                       (Lino Vairetti)                                   4:55
8.      Antotrain                                          (Salvatore Priore)                             1:52
9.      Anni di Piombo                                (Lino Vairetti – Pino Chillemi)        4:23
10. Poesia                                               (Lino Vairetti)                                   1:24
11. Canzone Amara                               (Lino Vairetti)                                   3:34
12. Ciao Napoli                                       (Lino Vairetti)                                   2:56
13. Profugo                                             (Irvin Vairetti - Lino Vairetti)          2:46
14. Palepolitana                                     (Lino Vairetti)                                   3:33
15. Prog Garden Medley                                                                                  6:18
·      Non mi Rompete             (F. Di Giacomo - V. Nocenzi)           3:02
·      Il Banchetto                      (M. Pagani – F. Mussida – F. Premoli)  2:03       
·      Luglio Agosto Settembre Nero  (Patrizio Fariselli)                             1:13
16. Vorrei Incontrarti                            (Alan Sorrenti)                                  5:06
17. Fuje Blues                                         (Lino Vairetti)                                   5:23
18. Oro Caldo                                         (Danilo Rustici - Lino Vairetti)        6:21
19. Auschwitz                                         (Francesco Guccini)              4:35
20. Il Mare                                              (Pino Daniele)                                   3:30

Registrato a Lugagnano in multitracce e mixato da Alfonso La Verghetta presso la Italy Sound Lab di San Paolo Belsito – Napoli, con un lavoro straordinario di editing, post-produzione e mastering.