venerdì 21 luglio 2017

THE WHO'S NIGHT - QUADROPHENIA: un pò di racconto


19 luglio dedicato alla musica degli Who a Genova, presso la Piazza delle Feste del Porto Antico.
Le manifestazioni, i dischi, i libri, gli elementi bibliografici pullulano di “materiale Who”, ma nella serata sono state presentate assolute novità, degne da ricordare e, possibilmente, riproporre.

Si inizia con la proposizione del libro del genovese Antonio Pellegrini, “The Who e Roger Daltrey in Italia” -  fresco di uscita ma assolutamente nuovo dal punto di vista concettuale, perché focalizzato su di un aspetto ben preciso, i tours italiani della band - e di Roger Daltrey - dagli anni ’60 ad oggi, non molti al dire il vero, ma raccontati nel book con inedita e particolareggiata documentazione.

Quindici minuti di scambi di battute e poi si parte con la musica e le immagini.
Ed è proprio questa l’idea particolare, quella di unire gli aspetti visivi del film “Quadrophenia” alla colonna sonora proposta dal vivo da una formazione che miscela musicisti decisamente in linea con il tipo di musica proposta e una sezione orchestrale, il tutto con arrangiamenti creati appositamente per l’occasione.
Dieci musicisti sul palco con cui si può fare conoscenza alla fine del video a seguire.


Pubblico attento e partecipativo, incantato dal movie cult - personalmente posso dire di vederlo almeno una volta all’anno - e pronto a sottolineare i vari episodi musicali.
I musicisti sul palco - non li conoscevo ad esclusione del vocalist Francesco Ciapica - stupiscono per bravura e coesione, e alla fine uno dei commenti più diffusi è relativo al fatto che… sarebbe stata buona cosa sentirli suonare un po’ di più!
Ma questo era il progetto, e forse lo stesso Pete Townshend sarebbe stato contento di vedere una diversificazione dell’espressione di questa creatura degli Who, ma soprattutto sua.

Che dire, sono contento di aver partecipato, sempre più convinto che questa musica porti ad alchimie impensate, indipendentemente da chi le propone, purchè in modo professionale, come accaduto in questa occasione.

Un ringraziamento a  Cornucopia Live, CdM Città della Musica, SRS, Porto Antico di Genova e Disco Club, Equipage Tour.

martedì 18 luglio 2017

Porto Antico Prog Fest 2017: il resoconto

Nik Turner e Arabs in Aspic

Si è conclusa la seconda edizione del Porto Antico Prog Fest, andata in scena nei giorni 14 e 15 luglio, organizzata ancora una volta da Black Widow Records, in collaborazione con Porto Antico e Ernyaldisco.
Gli impegni dalle parti di Piazza delle Feste, il palco centrale, mi hanno tenuto lontano dal Palco Millo, dove hanno suonato Jus Primae Noctis e Flower Flesh, ma prossimamente, su MAT 2020, comparirà un resoconto completo dell’intera manifestazione, seguita da un collaboratore della rivista.

Scaletta corposa, con presenze straniere di tutto rilievo e band italiane importanti del circuito prog.

Aprono i Melting Clock - che non conoscevo -, una giovane formazione genovese che propone un prog melodico favorito dalla vocalità di Emanuela Vedana, e nei trenta minuti disponibili dimostrano un buon approccio verso un genere che ricevono, probabilmente, in eredità dai genitori - santi! - e, dopo la proposizione del loro Ep, concludono nel nome dei Genesis, tanto per sottolineare passioni e intenti. 
Li attendiamo ad ulteriore prova.

Arriva il momento dei Mad Fellaz, band di Bassano del Grappa che ha al suo attivo un paio di album, e che si presenta con una line up rivisitata.
In pieno cambiamento - partono come gruppo strumentale ed evolvono nel tempo -, hanno dato nell’occasione dimostrazione di grande virtuosismo, e l’inserimento di un cantante tendente al rock -  frontman di grande personalità - bilancia brillantemente il tecnicismo di Paolo Busatto & C.
Mi sono piaciuti.

Momento particolare quello che ha visto on stage Il Cerchio D’Oro, musicisti savonese arrivati al terzo album, uscito un paio di giorni prima, ed è stato quindi emozionante assistere al battesimo live, tra l’altro con due dei tre ospiti presenti nel disco, Pino Ballarini (ex Il Rovescio della medaglia) e Paolo Siani (Nuova Idea).
De “Il fuoco sotto la cenere” - è questo il titolo del nuovo lavoro - scriverò in altra occasione, ma lo stralcio live ne ha lasciato intendere il livello qualitativo.

A seguire i Delirium IPG che si sono… misurati col passato, presentando “Delirium III-Viaggi negli arcipelaghi del tempo”, appositamente richiesto dal popolo prog giapponese, paese che li ospiterà nel mese di agosto.
Album che non ricordavo, ed è stata una bella sorpresa sentirlo dal vivo.
Grandi come sempre.

A concludere la serata i Gens de la lune che vedono tra le loro fila il mitico  Francis Decamps, ex ANGE.
Una novità per la maggior parte dei presenti, ma valeva la pena assistere… per l’energia messa in campo, per l’originalità e per la capacità di donare dinamicità a buona parte del pubblico.


Inizio della seconda giornata con i genovesi Panther & C., reduci dal grande successo al Prog’Sud, e forti della recente pubblicazione del loro secondo disco.
Anche in questo caso bissano il gradimento del pubblico e regalano una performance convincente… davvero bravi e in fase di continua evoluzione.

I Mr. Punch, con il loro tributo ai Marillon, toccano le corde del sentimento e fanno riemergere passioni mai sopite. Musicisti dai tanti progetti paralleli, confluiscono in questo contenitore che stimola la memoria e fasti passati… e con loro sul palco il tempo pare si sia arrestato.

I The Mughsots arrivano da Brescia e portano in scena la loro teatralità, i loro colori, la forza di una gioventù dalle idee chiare e dal disco facile. Martin Grice interviene come guest e impreziosisce un’esibizione coinvolgente. Da seguire, anche in fase live.

Conoscevo gli Arabs in Aspic per effetto del loro ultimo album, ma la prova dal vivo fornisce altre indicazioni. Sono precisi, tecnici, sufficientemente calorosi - nonostante arrivino dalla Norvegia! - e in buon equilibrio tra la ricercatezza del prog e un sano rock.
Diventano anche la base per l’ospite finale col quale eseguono un intero set.
Il signore in questione è un certo Nik Turner, cofondatore degli Hawkwind, cantante e sassofonista che, nonostante i suoi settantacinque anni, dimostra di avere ancora una discreta forza espressiva, con un controllo totale della vocalità, in questo momento un po’ limitata.
Il pubblico da subito si scalda, balla, si assiepa davanti al palco, e rende il giusto tributo a chi ha fatto la storia della musica.


Che altro dire, un grazie alla Black Widow, due giorni di musica ad alto livello per una manifestazione che, si spera, possa proseguire nei prossimi anni. 


domenica 9 luglio 2017

Pete Townshend rivisita la storia del rock...


TRATTO DAL LIBRO “PETE TOWNSHEND-WHO I AM
"Il più controverso memoir rock di tutti i tempi. Un  dio del rock rivela le sue più umane fragilità" (Rolling Stone)

“Era il 1981, quattro anni dopo l’esplosione del punk. Era stata una grande sfida, ma la vecchia guardia - Stones, Status Quo, Queen e Who - riusciva ancora a riempire arene, mentre i Sex Pistols si erano dissolti e Clash, Jam, Specials e Siouxsie and the Banshees erano le uniche punk band che ancora credevano nella riforma del rock.
Gli Who erano apparsi sulla scena quando tra i giovani della classe operaia si diffondeva la speranza di cambiare e migliorare. Per la prima volta nella storia, un’intera generazione poteva contare su opportunità economiche ed educative grazie alle quali dire addio al destino segnato dal lavoro in fabbrica che era toccato ai loro genitori, i quali, traumatizzati da due guerre mondiali, avevano risposto rifugiandosi sotto la comoda coperta del conformismo.
Sull’onda di questo moto di speranza e di ottimismo gli Who avevano deciso di dare voce alla gioia e alla rabbia di una generazione che lottava per la vita e la libertà. Quello era stato il nostro lavoro. E nella maggior parte dei casi eravamo riusciti ad ottenere dei risultati, dapprima con  i singoli pop, poi con modalità drammatiche ed epiche, con forme musicali estese che servivano da veicolo per l’autoanalisi sociale, psicologica e spirituale della generazione del rock’ n’ roll.
Tuttavia in Gran Bretagna, dopo due governi laburisti e alla vigilia di quello conservatore della Thatcher che quadruplicò le code di disoccupati in attesa del sussidio, fu il punk che alla fine degli anni Settanta seppe esprimere la furia, il nichilismo e il disprezzo di una nuova generazione di giovani, traditi e gettati nel dimenticatoio. Senza futuro, né speranza, il manifesto originale degli Who era colpito a morte.


Questo è il racconto di ciò che è realmente accaduto. Le cose erano cambiate con gli Who. Canzoni come My Generation e Won’t Get Fooled Again divennero inni di un tempo ben preciso, ma nel 1981 un abisso si era aperto tra la nostra band e le generazioni più giovani. Dovetti accettare la realtà: avevamo raggiunto il nostro picco di popolarità a Woodstock e, benché fossimo ancora famosi, la nostra capacità di reinventarci era in esaurimento. La lenta discesa era iniziata nel momento in cui Roger aveva cantato “See me, feel me, touch me, heal me”, con il sole che sorgeva alle nostre spalle e la mia chitarra che urlava davanti a cinquecentomila persone ancora assonnate”.

mercoledì 5 luglio 2017

L'arte di Rosi Marsala


Incontro casualmente Rosi Marsala e il contesto è il migliore possibile: la Fiera del Vinile, organizzata ancora una volta a Savona.
Tra i suoi obiettivi di giornata quello di realizzare copertine di “Aqualung” - il famoso album dei Jethro Tull - in numero limitato, regali per i più fortunati che erano in coda per il cimelio firmato, e io ero tra loro!
La musica, la pittura, la poesia, la scultura… angolazioni differenti dello stesso concetto, quello legato alla capacità di esprimersi attraverso elementi artistici, un “gioco” non per tutti.
Rosi mi ha colpito immediatamente - ma  forse ha avuto vita facile con cotanto soggetto tra le mani! - e ci siamo lasciati con la promessa di trovare un nuovo momento di incontro, uno scambio di idee che potesse permettere di conoscerla meglio e di sondare le radici delle sue passioni.



Ecco cosa è scaturito dalla nostra chiacchierata… via mail!


Domanda d’obbligo: chi è Rosi Marsala? Un po’ di storia per capire qualcosa in più sulle origini della tua attuale attività/passione.

Ho sempre disegnato, fin da bambina. Sono sempre stata attratta dalle immagini che trovavo nelle storie a fumetti. Posso dire che prima dei libri sulla storia dell'arte ho iniziato a leggere albi a fumetti e a formarmi attraverso le loro illustrazioni.
Ho poi frequentato il liceo artistico dove ho attinto per i primi rudimenti tecnici, ma mi considero perlopiù autodidatta.

Ti ho conosciuta alla Fiera del Vinile di Savona in un’occasione particolare, la realizzazione di alcune stampe riportanti un’immagine sacra per noi amanti del genere, la copertina di “Aqualung”: da dove è nata l’idea del soggetto che, per motivi anagrafici, hai vissuto solo di rimando?

La copertina di Aqualung mi é stata commissionata per Albissola Comics e l'ho rivisitata su suggerimento di Dario Isopo, l'aggiunta dell'autorespiratore é sua. Aqualung é stato un disco importante per la mia formazione musicale e ho accettato con piacere di rappresentarlo con la mia tecnica ad acquerello e caffé.

Conoscendo un paio di tue sorelle sembrerebbe superfluo chiedere cosa ti lega alla musica, ma… prova a raccontarmelo…

Se ti dico che il mio primo vinile é stato “The dark side of the moon “ dei Pink Floyd può  bastare? Sono cresciuta negli anni '70, in un ambiente ricco di stimoli musicali.

Le copertine degli album, almeno nel passato, sono diventate parte integranti dell’intero lavoro, a volte ancor più rappresentative della musica stessa: come si spiega secondo te questa forte influenza dell’immagine come stimolatrice della memoria?

Un'immagine, se efficace, si imprime indelebilmente nella memoria di ognuno, come il motivo di un brano musicale. Musica e arti visive sono entrambe evocative, suscitano emozioni ed interpretazioni personali in chi vede ed ascolta.
Personalmente, per disegnare scelgo ogni volta la colonna sonora adatta, creando una particolare dimensione evocativa che faccia compenetrare musica e visioni.

Hai mai pensato di contribuire alla realizzazione di una cover di un disco?

Ho appena realizzato la copertina per il primo disco dei MUSICAMOLESTA, gruppo locale al quale sono legata da profonda amicizia e con il quale collaboro attraverso il Collettivo Artistico AB1550. In passato avevo realizzato la cover per un CD di musica psichedelica. Mi piacerebbe realizzarne ancora.

Come si espande il tuo lavoro di artista e grafica, oltre la musica?

La musica é stata il motore per farmi riprendere a disegnare sul serio dopo anni di inattività, i soggetti musicali sono infatti predominanti nei miei ritratti. Cominciando a partecipare a vari festival legati al mondo dei Comics ho spostato la mia attenzione anche su soggetti diversi, sempre rimanendo sulla ritrattistica. Il settore Comics mi ha fornito nuovi stimoli ed ho iniziato anche a realizzare miei personaggi. Ho appena illustrato una fanzine a fumetti, autoprodotta insieme a due co-autori  del Collettivo AB1550. Questo connubio artistico prosegue ed abbiamo l'obiettivo di realizzare un albo a fumetti al quale stiamo lavorando. Credo non sia un caso ripartire dalle origini, la passione per i fumetti.

Si può vivere della tua passione nel panorama attuale, o è necessario considerare il tutto una positiva azione collaterale?

Ho lasciato un posto di lavoro fisso per questa mia passione che avevo tralasciato per anni in secondo piano. Ho voluto creare l'occasione per occuparmene a tempo pieno, lavoro su richiesta e propongo le mie opere per farmi conoscere. Occorrono tempo e visibilità ed anche la possibilità di proporsi altrove; probabilmente a chi ha alle spalle una solidità economica ed ambizione possono presentarsi più occasioni. Nel mio piccolo vado avanti passo dopo passo e si vedrà.

Che cosa ti ha colpito e cosa ti ha deluso della manifestazione a cui facevo riferimento, La Fiera del Vinile?

Alla fiera del vinile ero presente solo il sabato, é stata per me un’esperienza piacevole e divertente. In queste occasioni é importante la visibilità ed io ne ho avuta parecchia grazie allo spazio offertomi, alle interviste in radio e video, agli scambi con le persone. Inoltre, ho avuto l'occasione per presentare la mia prima fanzine che é andata direi molto bene.

Vicino a te, in quella occasione, una tua “collega”, Elena Terzi: è possibile la sinergia nel tuo lavoro?

Lavorare accanto a chi condivide le stesse passioni é un ottimo stimolo e c’é sempre qualcosa da imparare. Finora ho avuto modo di avvicinarmi a persone speciali fra gli autori e i disegnatori, trovando sempre occasioni di scambio e collaborazione; mi pare che questo ambiente sia ancora sano e meno competitivo rispetto a quello musicale.

Che cosa hai progettato per l’immediato futuro?

Il mio obiettivo  più immediato é quello di arrivare, il prossimo agosto, al mio cinquantesimo compleanno con le tavole pronte per l’albo a fumetti. Inoltre, ho desiderio di lavorare superando la sola attività ritrattistica; creare copertine illustrate potrebbe essere un buon punto di partenza... sempre accompagnata da un ottimo   sottofondo musicale.

I miei migliori auguri Rosi…








lunedì 3 luglio 2017

Nel ricordo di Jim Morrison (Miami,1 marzo 1969)





Qualcuno ha scritto: “Era il 3 luglio del 1971 quando James Marshall Morrison, cantante dei Doors e icona pop dei tardi anni sessanta, fu ritrovato morto dopo una breve vita di folli eccessi nella vasca da bagno del suo appartamento di Parigi. E nessuno come lui si può dire che viva ancora nel ricordo dei suoi fan, la maggior parte dei quali non era ancora nata quando morì.

Io lo ricordo con uno dei momenti più “caldi” della sua purtroppo breve carriera. Quattro mesi dopo sarebbe scomparso per sempre!

Ciò che accadde il 1º marzo del 1969 è rimasto nella storia del rock...

The Doors erano impegnati in un concerto a Miami quando, stordito dagli stupefacenti e con spirito provocatorio, Jim Morrison “avrebbe” mostrato i genitali al pubblico. Sia i Doors superstiti che numerosi fan presenti al concerto testimoniarono di non aver visto nulla, seppure il tasso alcolico di Morrison fosse effettivamente molto alto e giustificasse un comportamento del genere, a tal punto che gli altri della band gli chiesero se fosse effettivamente in grado di salire sul palco. Quella notte Jim interruppe lo show a metà concerto e iniziò una specie di discorso contro l’autorità, rubando anche un cappello di un poliziotto per lanciarlo sulla folla. Successivamente Morrison arrivò al culmine citato. Nessuno saprà mai la verità sino in fondo, forse neanche Morrison lo sapeva. A seguito di ciò, tuttavia, Jim subì un processo e venne liberato su cauzione, ma l’immagine della band ne uscì gravemente macchiata, al punto che furono annullati tutti i concerti che i Doors avevano iniziato in quel periodo. In seguito a ciò decisero di comune accordo di non partecipare al Festival di Woodstock ritenuto dalla band uno spazio molto vasto per la loro esibizione e che diminuiva notevolmente l’energia e l’intimità che ambienti più raccolti sono invece in grado di dare !
Jim Morrison fu condannato500 dollari e sei mesi di prigione, ma non andò mai in carcere. Si trasferì infatti a Parigi quando la sentenza era in appello e mori nel 1971.

A distanza di 41 anni Jim Morrison è stato graziato dallo stato della Florida dalle accuse di esibizionismo; il governatore democratico uscente dello stato della Florida, Charlie Crist insieme ai membri del consiglio di grazia dello stato, hanno considerato decadute le accuse mosse ai tempi a Morrison. Secondo fonti ben informate il Governatore da tempo aveva dubbi sul fatto che Morrison avesse effettivamente commesso reato e aveva in mente sin dal 2007 di concedergli la grazia, dopo che i fan si erano messi in moto per sottoporre il caso all’ufficio del Governatore.

domenica 2 luglio 2017

Remembering Greg Lake: il video che ricorda il suo concerto a Zoagli


E’ disponibile in rete il documento realizzato da Francesco Paolo Paladino e Maria Assunta Karini dedicato alla presenza di Greg Lake a Zoagli, Genova, in quel Castello Canevaro che lo vide protagonista di un evento memorabile, il 30 novembre del 2012.

Il video è stato proposto per la prima volta il 19 giugno del 2017, nell’occasione della grande Cerimonia al Castello Canevaro con ospiti di fama nazionale ed internazionale: Paola tagliaferro, Pier Gonella, Giuliano Palmieri, Claudio Pozzani, Bernardo Lanzetti, Francesco Paolo Paladino, Maria Assunta Karini, Barbara Garassino e il Premio Nobel per la Letteratura Gao XingJian.

Lo propongo a seguire…

“Un corto su Greg Lake ed il suo amore per il Borgo di Zoagli. Il 19 giugno 2017 l'amministrazione comunale conferisce a Greg Lake la Cittadinanza ad Honorem ritirata da Regina Lake”.

venerdì 30 giugno 2017

Si parla di musica al Giardino Serenella di Savona: la serata del 29 giugno


Si è concluso ieri, 29 giugno, il ciclo di momenti “test” al Giardino Serenella di Savona, prove di incontro a base di musica, serate in famiglia che riportano ad antichi riti che andrebbero rispolverati.

L’inizio dell’estate suggerisce la giusta sosta, ma visto il gradimento percepito esistono buone motivazioni per riprendere nel mese di settembre.

Se nella prima serata il menù era a base di “Protoprog”, il secondo meeting ci ha portato ad esplorare un anno fondamentale, anche, per la musica: il 1969.
Vista la mole di argomenti era impossibile esaurire il topic in una volta sola e quindi si è seguita la logica della suddivisione, privilegiando inizialmente tre sezioni: “Dal Rhythm 'n' Blues all'Organ Driven Prog”, “Heavy Prog” e “Psychedelia e Underground”.

L’ultimo episodio ha visto concludere il periodo analizzato con la perlustrazione del “Canterbury Sound” e del “Prog”.

Video e parole incentrate su Arzachel, Caravan, Kevin Ayers, Soft Machine, Daevid Allen e Steve Hillage… per poi proseguire con i Genesis, King Crimson, Jethro Tull, The Nice, Van der Graaf Generator, Frank Zappa e YES.

Piccolo intermezzo “italiano” di prog seminale, con Il Sistema, Jacula e Fabio Celi e gli infermieri.

Aneddoti, ricordi, classifiche e disquisizioni tecniche, si sono succeduti senza alcuna pretesa didattica, e la formula della semplicità  "documentata" pare essere di comune interesse.

Oltre alla presenza dello zoccolo duro si segnala un continuo turn over con la presenza di persone nuove, in quest’ultima occasione provenienti, anche, da una discreta distanza, segno che il passaparola e la rete possono essere leve utili, anche, in situazioni piene di incognite.

Ogni partecipante può proporre argomenti ed eventualmente condurli, così come è accaduto con il ricordo del “1969”, e a conclusione di serata  di ieri sono già stati individuati i protagonisti del follow up che proporranno a settembre la “Black Music”, contenitore entro il quale si possono intravedere molteplici generi.

E queste sono soddisfazioni!

Chiudo in bellezza, con un video che non conoscevo e che ha colpito tutti i partecipanti…



domenica 25 giugno 2017

Panther & C.-“il Giusto Equilibrio”


Panther & C.-“il Giusto Equilibrio”
Black Widow

I genovesi Panther & C. ritornano all’impegno discografico dopo il fortunato esordio di due anni fa, “L’epoca di un altro”.
Spinti dalla presa di coscienza che la loro musica piace e trova il gradimento del popolo del prog, realizzano un nuovo album, “il Giusto Equilibrio”, ancora una volta in collaborazione con la Black Widow, oltre 46 minuti di musica suddivisa su cinque tracce.
Vista dall’esterno quella dei Panther & C. sembra una favola prolungata, un sogno forse coltivato da una vita che si materializza all’improvviso nel momento in cui le passioni assumono concretezza e il prodotto di sintesi si può finalmente toccare, ascoltare, rimirare e, soprattutto, condividere.
La chiacchierata a seguire racconta, come sempre, dettagli importanti, ma sono stato testimone di due live, in tempi diversi, e ho carpito questo stato di grazia in evoluzione, con una sorta di passaggio dal cauto approccio sino alla consapevolezza della valenza di ciò che si propone.
C’è tecnica e cuore dietro alla loro musica, ma c’è largo spazio per i messaggi, perché la maturità determina le priorità - in tutti i campi -, e magari è più facile oggi arrivare a pensare che oltre ai tempi composti e a magnifiche trame tastieristiche si debba trovare lo spazio per far volare in alto il proprio pensiero, nella speranza che venga afferrato da più anime possibili.
Ed è proprio una vista dall’alto quella che troviamo  ne “il Giusto Equilibrio”, un punto di osservazione che testimonia un “un passaggio epocale”, che va giudicato in modo oggettivo, meglio se da posizione privilegiata:

Da quassù il mare è niente anche se rispecchia la vita… ti sei già scordato che la natura non è un quadro appeso là ma respira!... Osservo l’uomo che osa copiare ciò che è naturale… ali d’acciaio, un forte boato… una nube di fumo, tutto è crollato… e non riesco a capire come può un volo portare la morte, creare dolore… vi guardo dall’alto e mi chiedo se questa è la vita…”.

E l’invito alla riflessione, alla ricerca continua di un bilanciamento delle nostre azioni nella ricerca continua della serenità, diventa l’amara considerazione che tutto ciò va fatto con rapidità, per non perdere neanche un minuto, visto il poco tempo che ci è concesso per lasciare traccia del nostro passaggio in questo mondo.

Tutto ciò è avvolto dalla musica, brani dilatati - sulla scia degli stilemi del prog - basati su un forte impegno di squadra, team arricchito dalla presenza del nuovo batterista, Folco Fedele, che con il bassista Giorgio Boleto forma una potente sezione ritmica che sostiene i fraseggi di Riccardo Mazzarini - chitarra - e i passaggi ad ampio respiro del tastierista Alessandro La Corte, mentre tocca al frontman Mauro Serpe il compito di… metterci la voce e cesellare con il suo flauto traverso.

Si apre con “… e continua ad essere…” - che propongo a seguire -, un brano che appare come perfetta intro del viaggio concettuale che i Panther propongono, con dinamicità variabili e un senso di apertura genesisiano che spalanca le porte per la musica che sta per arrivare… il bridge che conduce verso l’altra sponda del fiume…
La title track è una traccia di oltre tredici minuti che ho avuto l’opportunità di ascoltare in anteprima il 1 ottobre scorso (https://www.youtube.com/watch?v=NPxxxHSTM_g) al Govi di Genova, quando i Panther & C. parteciparono ad un evento storico assieme agli Analogy.
Anche in questo caso la varietà di situazioni tipica della libertà “progressiva” colpisce, e si ha spesso la percezione che la “materia fusa” contenga i semi del prog, con momenti di virtuosismo che restano sempre entro i confini del copione pianificato, e la sensazione che nasca, nel corso dell’ascolto, un rapporto osmotico, solitamente tipico dei live, dove si entra in piena relazione e coinvolgimento.
Oric” è  il versante quieto del pianeta Panther, attimo in cui la poesia si sposa al pacifico incedere strumentale e calmiera un percorso sonoro variegato, un altro punto di equilibrio!
Fuga dal lago” è un’altra long song che porta a galla il DNA della band, o almeno parte di essa, con pillole di Gabriel e soci, miti che non si possono e non si vogliono dimenticare: un gioiellino.
La chiusura del disco è affidata a “L’occhio del gabbiano”, il brano più lungo, a tratti aulico, melodie e puro rock al servizio del progetto. Anche in questo caso siamo al cospetto di un brano che potrebbe essere rappresentativo dell’intera filosofia musicale dei Panther.

La sensazione che ho avuto sin dal primo ascolto è che nello spazio di breve tempo sia avvenuta una grande maturazione musicale, accelerata dall’unione delle esperienze di vita e corroborata dai riconoscimenti di critica e followers.

Davvero un disco notevole, e per chi si trovasse nei paraggi, Genova, il 15 luglio è un buon giorno per ascoltare che cosa sanno fare i Panther  & C.

https://www.facebook.com/panthereci/



L’INTERVISTA

E arriviamo al secondo atto discografico dei Panther & C.; a distanza di due anni è uscito “il Giusto Equilibrio”: che cosa rappresenta nella vostra evoluzione? Si può considerare un link con il precedente “L’epoca di un altro”?

Sicuramente è la continuazione, con una concreta presa di coscienza del numero inaspettato di persone che ha apprezzato la nostra musica e nei confronti delle quali è nostro dovere e piacere rimanere con i piedi per terra per continuare ad offrire un prodotto genuino e spontaneo.

Raccontatemi l’idea base contenuta nel disco, i messaggi e le novità musicali…

E’ il caso di dire che proprio in considerazione di quanto prima esposto è necessario che tutto sia sempre in perfetto equilibrio con la realtà. L’entusiasmo, la passione, il lavoro, l’amore, ecc. devono essere in giusta dose senza eccessive e inutili esuberanze e senza troppe privazioni. Ciò può determinare e contribuire ad ottenere quello stato di serenità che serve all’uomo per affrontare la sua escursione nella vita.

Rispetto al primo lavoro c’è stata un’evoluzione della line up…

Sì. Finite le registrazioni di “L’Epoca di un altro” il batterista Roberto Sanna lascia il gruppo e subentra Stefano Alpa. Validissimo musicista con il quale componiamo una buona parte di ciò che è presente nel CD “Il Giusto Equilibrio”; purtroppo per impegni lavorativi è costretto a lasciare. Intanto si presenta la grande occasione di aprire la serata come opening act dei mitici ANALOGY in data 1 Ottobre 2016. Quindi… AAAAAA, cercasi batterista! Un amico ci diede il numero telefonico di un batterista professionista il cui nome echeggiava già negli ambienti jazz e rock del basso Piemonte e Liguria. Fu molto attratto dai nostri brani e direi che decise lui di entrare a far parte della band e noi onoratissimi di avere alla batteria il maestro Folco Fedele!

Anche in questa occasione la copertina è molto evocativa e di forte impatto: me ne parlate?

L’autore è ancora una volta Gianluigi Zautredi Boleto (fratello del nostro Giorgio) e direi che ha messo in evidenza la necessità di un giusto equilibrio tra due dimensioni: dalla segregazione ad una finestra di libertà, squarciando la corazza che spesso le avversità della vita ci costruiscono addosso.
All’interno del libretto troviamo dei bozzetti fatti da mio fratello Enzo a cui abbiamo chiesto di descrivere il concetto di ciascun brano con una grafica estremamente semplice.

Ad ottobre ho avuto occasione di sentire dal vivo l’anticipazione del disco, quando suonaste al Govi, concerto a cui avete fatto accenno: siete soddisfatti della resa live ?

Il palco è sempre un banco di prova fondamentale in cui realizzi se realmente la tua musica trasmette le sensazioni che intendi descrivere. La partecipazione del pubblico è importante e determina la marcia in più della band. Vivere ciò che, ad esempio, abbiamo vissuto in Francia è assolutamente entusiasmante.

A proposito, come è andata al Prog’Sud?

Benissimo! Non ci aspettavamo un’accoglienza così calorosa, una partecipazione di pubblico emozionante. Scorgere il labiale di persone che non si conoscono, per lo più straniere, che cantano insieme a noi. Scoprirne altre con gli occhi colmi di lacrime per l’emozione. E un grande Bruno Cassan che, anch’egli super emozionato, ti soffocava con lunghi e stretti abbracci… Essere poi avvicinati a fine concerto da tanta gente per una stretta di mano e per dirti in un francese italianizzato: “grazie per la vostra musica!”, sono momenti indescrivibili che ti invogliano a… fare il terzo CD!

Prosegue la collaborazione con la Black Widow: legame ormai indissolubile?

Sicuramente la promozione che Black Widow Records ci offrì per il primo CD diede risultati immediati, con recensioni ultra positive e adrenaliniche; in poco tempo la maggior parte delle riviste di settore nel mondo hanno parlato di noi; dimostrazione questa della grande e affermata professionalità di BWR. La collaborazione continua anche per questo nostro nuovo CD, progredendo in maniera ancor più rafforzata ed incisiva. Grazie a loro apriremo la seconda serata del Porto Antico Progfest, il 15 Luglio, alle ore 18:30

Dopo due album e tante soddisfazioni, quanto è aumentata la vostra autostima, la consapevolezza della vostra qualità e del favore del pubblico del prog?

Sicuramente prendere coscienza che la nostra musica piace a molti è estremamente appagante e aiuta ad avere una maggiore sicurezza durante i live, ma sempre con i piedi per terra. Come dice Bruno Cassan: “Il privilegio dell’età…” ci consente di essere severi spettatori di noi stessi e quindi dotati di autocritica a 360 gradi cercando così di mantenere tutto in “giusto equilibrio”!

Come e in che occasioni pubblicizzerete l’album?

Come detto prima BWR cura direttamente la promozione, la distribuzione e la vendita; noi sicuramente con i nostri concerti anche se purtroppo ci sono troppe poche occasioni per poter fare dei “live”, un po’ per la mancanza di locali e molto per la diffidenza dei gestori di quei pochi spazi che possono ospitare eventi rock, in quanto si teme una scarsa affluenza di pubblico, e in parte hanno ragione! Sentiamo spesso persone che lamentano che nella propria città non avviene mai niente, non ci sono concerti e sono tutti grandi conoscitori di rock di ogni tipo.; poi quando si crea un evento dedicato… quattro gatti e si fa fatica a coprire i costi!

E se vi chiedessi di guardare avanti, verso novi traguardi musicali, che cosa intravedete?

Guardando troppo lontano si rischia di inciampare… quindi si semina e si raccoglie, e come nelle stagioni della natura puoi avere un bel raccolto o meno.
Intanto studiamo, guardiamo, godiamo e ringraziamo giorno dopo giorno.


TRACK LIST:

01 - … e continua ad essere… (4.27)
02 - Giusto equilibrio (13.32)
03 – Oric (4.33)
04 – Fuga dal Lago (11.29)
05 – L’occhio del gabbiano (13.41)

LINEUP:

Riccardo Mazzarini - guitar
Mauro Serpe - flute, vocals
Alessandro La Corte - Keyboards
Giorgio Boleto - bass
Folco Fedele - drums


mercoledì 21 giugno 2017

Cittadinanza ad Honorem post mortem a Greg Lake: il resoconto

Gao Xingjian, Amnerys Bonvicini, Franco Rocca, Regina Lake, Paola Tagliaferro e Bernardo Lanzetti

A distanza di cinque anni si ritorna a parlare di Greg Lake in quel di Zoagli, Genova, e precisamente nel fantastico Castello Canevaro, che vide il musicista protagonista di una performance che doveva quasi essere in “famiglia”, ma che si tramutò in pura magia per i tanti presenti intervenuti.
In quella stessa stanza il 19 giugno girano incessantemente, su un grande schermo, le immagini di quella giornata - 30 novembre 2012 -, un documentario realizzato da Francesco Paolo Paladino e Maria Assunta Karini, autorizzato dal management di Greg Lake.
Spiego i motivi di questo incontro. 
Il Comune di Zoagli, in collaborazione con l’Accademia Internazionale delle Arti ”La Compagnia dell’ES” e con il Festival Internazionale di Poesia di Genova, ha fornito il patrocinio alla cerimonia di consegna della Cittadinanza ad Honorem post mortem a Greg Lake, realizzando una targa in marmo posata vicino al Castello Canevaro, il tutto con la presenza di Regina Lake, moglie dell'ex bassista di King Crimson e ELP.

Greg Lake amava questi posti!


Dietro alla grande organizzazione necessaria c’è un nome, un volto, una musicista e amica personale di Greg: Paola Tagliaferro.
Non basta una persona sola per mettere a punto un avvenimento così articolato, ma la gestione della cura dei dettagli vede sempre la regia della tenace Paola.
E per non farsi mancare niente, tra autorità, televisioni e illustri personaggi locali, ecco la ciliegina sulla torta, il poeta Gao Xingjian, Premio Nobel per la letteratura nel 2010, ospite del 23° Festival Internazionale di Poesia di Genova, introdotto dal poeta Claudio Pozzani.
Che dire, mi è sembrato tutto perfetto, misurato e di gran classe, a partire dalla location affascinante, carica del profumo della storia e affacciata sul mare, in una splendida giornata di sole.


Regina Lake appare un po’ spaesata, forse impreparata a tante attenzioni, lei, così riservata e abituata al ruolo di moglie di una rock star, un po’ defilata. Ma tutto si rivolge verso la sua persona, le interviste, le fotografie, le domande, le celebrazioni.
Il primo cittadino, Franco Rocca, assolve con semplicità al suo ruolo istituzionale, dimostrando vera voglia partecipativa, e introduce e accompagna i momenti  topici, fatti di saluti, poesie e dialogo con il folto pubblico, ancora una volta, come cinque anni fa, superiore alle attese.
E’ un’atmosfera magica, c’è una serenità diffusa che si sente nell’aria, una situazione ambientale che non si fa condizionare dalla scaletta degli interventi… non c’è apprensione né pressione.
La poesia di Gao Xingjian si interseca con quella di Claudio Pozzani e della scrittrice Barbara Grassino, unita alla prima musica proposta, quella che riporta alle creazioni di Lake e dei suoi compagni di viaggio.
Per rendere giustizia all’ambientazione a cui accennavo, ecco alcune immagini video in sequenza temporale.


Dopo il ricco aperitivo si ritorna alla musica, con un protagonista assoluto, Bernardo Lanzetti.
Paola Tagliaferro apre il vero concerto, con brani suoi - uno dei quali, fantastico, scritto proprio da Lanzetti -, accompagnata da musicisti come Pier Gonella, Giuliano Plmieri, Angelo Contini e Luigi Jannarone, e l’amalgama di note si trasforma in positività, e a quel punto non ha più nessuna importanza parlare di generi ed etichette.
Voci di rilevanza internazionale, musicisti di grande qualità.
E arriva il momento tanto atteso, Poesia e Canzoni”, Tributo a Bob Dylan da parte di Lanzetti, lui, la voce e la chitarra, per un repertorio conosciuto ma rinnovato dalla verve dell’ex PFM, il solito uomo da palco, il vocalist per eccellenza, la cui voce migliora col passare del tempo.
Un successone, come sempre!
Anche in questo caso propongo la testimonianza video, un medley rappresentativo dell’intera giornata.


E mentre le serata volge al termine e il pubblico si coagula ai piedi del palco, la “stanza di Lake” non smette di proporre immagini del recente passato: manca il volume . che avrebbe interferito col vicino concerto -, ma Greg continua a “girare”, perché ormai è ospite fisso del Castello Canevaro, e la sua presenza non potrà mai più esser messa in discussione.
E quindi un grazie supplementare ai realizzatori del film,Francesco Paolo Paladini e Maria Assunta Karini.
Capacità organizzative, amore per la musica e per il proprio lavoro, meticolosità, sono alcune delle peculiarità di Paola Tagliaferro, una persona giusta.
Felice di aver vissuto due momenti così significativi: 30 novembre 2012 e 19 giugno 2017.


Massimo Gasperini, Paola Tgliaferro e Athos Enrile